Renzo Arbore – Parte VII

Da 26 anni con l’Orchestra Italiana Renzo Arbore non solo porta la melodia napoletana nel mondo, ma riesce a coinvolgere, come solo uno show man di razza come lui sa fare, platee di ogni età e contesto geografico. L’Orchestra Italiana è un gruppo musicale italiano fondato da Renzo Arbore nel 1991 con lo scopo di rilanciare la musica partenopea nel mondo, riproponendola in modo innovativo e utilizzando contaminazioni provenienti da differenti culture e da vari generi ( jazz, swing, blues ) e si era proposto, tra l’altro, il compito di rivalutare il MandolinoNel 1993 l’orchestra ottiene un gran successo internazionale al Radio City Music Hall di New York. La formazione è stata concepita come una “orchestra da serenata“, dove il musicista che non suona si presta per cantare. A tal scopo riunisce 15 musicisti che interpretano con arrangiamenti originali musiche della tradizione napoletana, in particolare canzoni del repertorio di artisti come Roberto Murolo e Renato Carosone  e della musica italiana melodica in genere. Il successo nazionale e internazionale è immediato ed enorme, con concerti in tutto il mondo e registrazione di album che vendono milioni di copie. Della formazione della band faceva parte anche Beniamino Esposito (1956-1997) detto anche “il Pirata“, per via della sua abitudine di indossare sempre una bandana rossa sulla testa. Chitarrista della prima fila, il 21 agosto 1997 si chiuse nella sua casa al Vomero e si suicidò in quanto già da tempo soffriva di crisi depressive sempre più forti, e temeva di essere malato.

L’Orchestra Italiana è composta da quindici grandi strumentisti: Renzo Arbore – voce, chitarra classica, clarinetto, tastiere – è circondato da 15 talentuosi musicisti, all stars come ama definirli egli stesso, tra i quali spiccano l’appassionato canto di Gianni Conte, la seducente voce di Barbara Buonaiuto, quella ironica di  Mariano Caiano e i virtuosismi vocali e ritmici di Giovanni ImparatoE poi ancora: la direzione orchestrale e il pianoforte di Massimo Volpe, fisarmonica e piano di Gianluca Pica, le chitarre di Michele Montefusco, Paolo Termini e Nicola Cantatore, le percussioni di Peppe Sannino, la batteria di Roberto Ciscognetti, il basso di Massimo Cecchetti e “dulcis in fundo” gli struggenti e festosi mandolini di Nunzio Reina, Salvatore Esposito, Salvatore della Vecchia.

Come presidente di “Umbria Jazz“, nel 2002, Arbore ha dato un contributo alla rinascita della grande manifestazione jazzistica perugina. Nello stesso anno fonda una nuova band, “Renzo Arbore e i suoi Swing Maniacs“, scegliendo personalmente i musicisti fra i migliori della scena jazzistica romana e nazionale. Non scioglie tuttavia, l’Orchestra Italiana, assieme alla quale continua a esibirsi per vari eventi alternandosi con la neonata band. Nel 2004 si esibisce in tre concerti con l’Orchestra Italiana: alla Carnegie Hall di New York, al CasinoRama di Toronto e al Teatro dell’Opera di Roma alla presenza del Presidente CiampiCon gli Swing Maniacs incide un doppio CD uscito nel febbraio 2005, l’album “Vintage, ma non li dimostra“, premiato col “Disco d’oro“.

Nell’ottobre 2007 era uscito il libro “Renzo  Arbore ovvero Quello della musica“, la prima biografia musicale dell’artista scritta dal giovane clarinettista e musicologo Claudio Cavallaro, suo fan fin da bambino. Nella canzone “Se io fossi San Gennaro” di Federico Salvatore, l’artista napoletano dice: “Io non posso sopportare che un signore nato a Foggia porta Napoli nel mondo e la stampa lo incoraggia…”. Chiaro e polemico riferimento ad Renzo Arbore e alla sua iniziativa di diffondere nel mondo la canzone napoletana.

 Lo showman italiano più conosciuto nel mondo gira ininterrottamente con la sua Orchestra, da un’estremità all’altra, dagli Stati Uniti alla Cina, dal Messico al Canada con innumerevoli concerti acclamatissimi ovunque in un clima da record. In questi anni Arbore – facendo presa sul pubblico di qualsiasi latitudine – ha ottenuto tantissimi premi e riconoscimenti, quantità di spettatori, cifre da capogiro che hanno premiato lo spirito assolutamente travolgente e contagioso dell’artista. L’Orchestra Italiana approda accolta sempre con un entusiasmo senza pari, in molti dei più prestigiosi teatri d’Italia e del resto del mondo: New York, Londra, Parigi, Mosca, Tokyo, Caracas, Buenos Aires, San Paolo, Rio de Janeiro, Toronto, Montreal, Sidney, Melbourne, Pechino, Shanghai…e si rafforza il ruolo “istituzionale” dell’Orchestra Italiana con Arbore ormai diffusamente riconosciuto come autentico “Ambasciatore della musica e della cultura italiana nel mondo“.

Il “feeling” con la sua orchestra è ormai cosa nota e, a questo proposito, Arbore dichiara : “Come non essere più che soddisfatti di questa orchestra di virtuosi così rodata? Musicalmente in questi anni siamo cresciuti molto e ci siamo perfezionati. Abbiamo capito sempre di più quello che il pubblico vuole sentire. Nei nostri concerti non facciamo promozione ai nuovi dischi, proponiamo le canzoni gradite al pubblico, quelle che hanno più applausi e che solitamente coinvolgono di più”.

Il tipo di pubblico che segue Arbore e la sua Orchestra è sempre più eterogeneo: “ci sono i giovani che attraverso Internet scoprono il valore di una musica che un tempo era ritenuta vecchia o non di moda. E poi ci sono persone di una certa età che magari trovano pochi punti di riferimento nella musica di oggi”. “Abbiamo suonato a Milano, Torino, Bologna, Genova e altre città settentrionali importanti e, grazie alla musica, siamo riusciti sempre a fare un bel tributo a Napoli. È incredibile vedere come anche il pubblico del Nord si appassioni a cantare classici come”Reginella”. Napoli oggi ha bisogno di tributi come questo“.

 Ancora oggi, tra  revival televisivi e musicali c’è una riscoperta continua del fenomeno Arbore. “Io ho sempre cercato, un po’ furbescamente un po’ per passione, di fare delle cose a lunga durata. Ed è così anche per l’Orchestra Italiana visto che da 26 anni suoniamo insieme”. I suoi  concerti, tenuti nell’aprile del 2016 al Teatro Sistina di Roma  sono stati definiti “tre ore dense di spettacolo“, come gli altri concerti in cui si esibì durante l’estate del 2016 in varie località turistiche della penisola dalla Liguria alla Sicilia. Il repertorio, come disse Arbore, è stato “quello classico napoletano , con anche delle improvvisazioni swing. L’orchestra di “all star” del resto, si presta a questi momenti e poi io, come ho sempre fatto anche in tv, amo dare spazio alle altrui creatività”. Non sono mancate poi in scaletta anche delle canzoni scritte con Claudio Mattone, da “La notte no” a “La vita è tutto un quiz“, brani che ancora oggi tutti ricordano.

( da iltempo.it )

La scaletta del concerto – spiega Renzo Arbore – coniuga il nuovo e l’antico suono di Napoli: voci e cori appassionati, girandole di assoli strumentali, un’altalena di emozioni sprigionate dalle melodie della musica napoletana che evocano albe e tramonti, feste al sole e serenate notturne, gioie e pene d’amore“. “Al suono di “Reginella“, ad esempio – aggiunge lo showman – vedo il pubblico (di tutto il mondo) cantarne a squarciagola il ritornello di questo celebre brano e, magicamente, farsi trasportare proprio là (a Napoli) nella terra da dove quelle emozioni sono partite“. “Con ironia e delicatezza, Renzo Arbore sa come scatenare il suo pubblico. 

E’ uscito da pochi giorni il suo “… e pensare che dovevo fare il dentista…“, la summa di alcune performance edite e inedite nei maggiori teatri, piazze e auditorium d’Italia e del mondo, che testimoniano sia l’attività di Renzo Arbore solista che in compagnia di amici “sintonici” che gli hanno concesso il privilegio di cantare e suonare con lui. E’ una collezione di performance che Renzo Arbore con L’Orchestra Italiana ha portato in giro per l’Italia e all’estero. 

Chiudiamo la Biografia di questo straordinario personaggio che ha segnato alcuni dei  momenti più significativi della nostra vita con due curiosità che le cronache hanno riportato: