Una straordinaria alchimia tra la sfrontatezza  di Benigni e la dolcezza di Troisi

Non ci resta che piangere    1984

È un film commedia scritto, diretto e interpretato da Roberto Benigni e Massimo Troisi, con Amanda Sandrelli, Iris Peynado, Carlo Monni, le musiche sono di Pino Donaggio.

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La trama

1984. Saverio, un maestro elementare, e Mario, un bidello, imboccano con la macchina una strada secondaria per evitare l’attesa di un passaggio a livello quando accade l’impensabile: un’improvvisa tempesta li porta indietro nel tempo fino al 1492. Dopo lo sgomento e la paura iniziali, Mario s’invaghisce della dolce Pia mentre Saverio pensa che la cosa più giusta da fare sia correre a Palos per fermare Cristoforo Colombo, impedendogli così di scoprire le Americhe.

Walter Veltroni, grande appassionato,di cinema e ammiratore dei due straordinari comici, così commenta: “Il viaggio nel tempo è un classico dell’immaginario cinematografico. In questo film a viaggiare nel tempo sono due straordinari cavalieri picareschi. Sono l’unica possibile coppia comica del moderno cinema italiano. Hanno voluto, in questo film, divertirsi a fare il verso ai più grande ticket della storia della commedia italiana: Totò e Peppino.

Troisi e Benigni

In Non ci resta che piangere c’è infatti il remake della straordinaria sequenza della dettatura della lettera in “Totò, Peppino e la malafemmina” . Troisi e Benigni sono piombati, dopo una notte di pioggia, in pieno Rinascimento.

Fin dall’esordio, il film  fu accolto da un coro unanime di consensi e diventò un campione d’incassi. In mymovies.it possiamo leggere una serie di commenti entusiastici da parte del pubblico: – Troisi e Benigni assieme sono una grande coppia e “Non ci resta che piangere” è il miglior film di sempre del cinema comico italiano. Da non perdere la scena del fiorino. –

– È un film in cui si ride dall’inizio alla fine, non c’è un solo minuto in cui si può restare seri, dalla scena col casellante alla scena di “ugualos”… l’unico film che non ti stanca anche se lo vedi decine di volte… –

–  Troisi e  Benigni, la miglior coppia comica di sempre, peccato che abbiano fatto solo un film insieme !!! E’ un capolavoro comico da guardare e riguardare, da vedere e rivedere, soprattutto la scena della lettera a Savonarola. –

–  L’ho visto circa duecento volte e ogni volta è come se fosse la prima: un capolavoro di due mostri sacri. Il piu’ bel film italiano che ho mai visto. –

–  E’ uno dei film da salvare se il genere umano dovesse sparire, così anche gli alieni avrebbero da ridere. Superlativo. –

– Bellissimo. Impossibile non ammirare la bravura dei due mostri italiani. Il film fila dall’inizio alla fine e non si finisce mai di ridere ed apprezzare l’innata abilità degli interpreti anche in scene che non erano scritte nel copione come quella della cavalla Saveria e della lettera a Savonarola, mai banali nè volgari, da “scuola del cinema”. –

Troisi

Realizzato da Troisi e Benigni, “giusto per fare qualcosa di divertente insieme”,  il film si rivelò un successo che si piazzò davanti a film come Indiana Jones e Ghostbuster. Inizialmente la trama prevedeva che i due fossero innamorati della stessa donna e questa situazione avrebbe comportato continui litigi. Questa idea fu però scartata e sostituita da quella che risultò più congeniale ai due comici, uno “timido ed introverso” l’altro “esuberante e vulcanico”. Pensato e realizzato in 13 mesi per via dei cambiamenti di idea sulla sceneggiatura, ” Non ci resta che piangere”, fu girato nell’estate 1984 a Cinecittà e nelle campagne del Lazio e della Toscana. Costò  14 miliardi di lire e fece un incasso di 15 miliardi, con 1.137.927 biglietti venduti, risultando il film campione d’incassi della stagione 1984- 1985.  Da notare, tra le numerose sequenze degne di nota, come la scena della lettera al Savonarola richiami un altro film comico famoso: Totò Peppino e la malafemmina, senza per nulla sfigurare. 

Anche la critica salutò l’uscita sugli schermi di questa pellicola con unanime approvazione  e un giudizio che si può riassumere nella frase di Marco Ghiani  ( in una recensione su mymovies.it ) : “un film all’insegna del divertimento più puro, del ridere per ridere, oltre ogni costrizione imposta dalle leggi della buona sceneggiatura”.

Troisi e Benigni

Non ci resta che piangere, scrive Marco Ghiani, ” è il  frutto preziosissimo dell’unione di due talenti comici fuori dall’ordinario allora al massimo delle loro capacità: il napoletano e il toscano, due modi differenti, ma affini di farsi beffe della realtà, una formidabile cornice narrativa per cui ogni paradosso diventa lecito e una voglia di giocare che viene prima di qualsiasi struttura o forma prestabilita. Innegabilmente meno riuscito dei precedenti film di Troisi così come dei successivi di Benigni, è un lavoro difficile da classificare, quasi meritasse una categoria a sé perché più imparentato con lo spettacolo di strada e con l’improvvisazione che con il cinema in quanto tale”. Molte sequenze di questo film sono entrate nella storia del cinema italiano, (si pensi soltanto all’incontro con Leonardo Da Vinci, un impagabile Paolo Bonacelli, oppure all’attraversamento della dogana), “convivono con momenti meno felici, con passaggi anche a vuoto, ma fisiologicamente necessari ad un’andatura sbilenca, rapsodica, circense quasi”

Aperto, liberissimo, per forza di cosa surreale, “è un film all’insegna del divertimento più puro, del ridere per ridere, oltre ogni costrizione imposta dalle leggi della buona sceneggiatura, quasi un capriccio portato avanti da due attori che vogliono vedere l’uno il funzionamento dell’altro. La sfrontatezza di Benigni e la dolcezza di Troisi creano un’alchimia particolarissima, una fantasia comica perfettamente realizzata sulle scenografie di Francesco Frigeri, volutamente posticce, da teatrino dei pupi: più che di assenza di un vero sguardo registico, bisognerebbe forse parlare di una regia tutta interna ai corpi, del girare a vuoto come principio espressivo in attesa di scintille luminosissime che non tardano a palesarsi”.

( da mymovies.it )

Secondo il parere di Michele Anselmi ( in Paese Sera del 21/12/1984) “Il film è un pretesto per collaudare un nuovo tandem comico”. Anche se la sceneggiatura è “imprecisa, zoppicante e confusa” “…l’esuberanza verbale e fisica dell’intellettuale e difficile Benigni, e quella dell’affascinante Troisi, fatta di mimica e perfino di silenzio, viaggiano sul filo di un magico equilibrio”, senza mai rischiare di deludere il pubblico.

Troisi e Benigni

Anche per Fausto Giani ( su Paese Sera del 22/12/1984 ) “… La trama è un pretesto, un ballon d’essai per collaudare il nuovo tandem comico”. Mario e Saverio, il primo riluttante, il secondo di buon grado, accettano il fatto che “la vita continua e tanto vale godersela”. Mario  cerca di sedurre una bionda donzella cantandole canzoni con “Volare”, “Yesterday ” e “Fratelli d’Italia”, spacciandole per proprie composizioni ; Saverio invece tenta di suggerire a Leonardo Da Vinci l’invenzione del treno…

Concludiamo l’articolo con un commento rilasciato dallo stesso Massimo Troisi: ” Non ci resta che piangere” è  l’unico mio episodio cinematografico riconducibile al teatro. Benigni ti dà la forza, io questo film da solo non l’avrei mai fatto. Nessuno dei due lo avrebbe fatto da solo, ci saremmo un pò vergognati. Mi è capitato di dirigerlo più io perché Roberto riusciva ad arrivare più tardi di me. L’idea è nata giocando. Eravamo insieme al Castello di Sorci, vicino ad Arezzo, e giocavamo sempre a stare dieci anni avanti, agli anagrammi…una sera, lui ha cominciato a fare Marx, io a fare Freud. E proprio fingendo di essere personaggi del passato è nato il film. Se uno si trova in un’altra epoca e pensa di potere inventare, non so, lo sciacquone o la lampadina, si accorge che è impossibile, non sa come funziona. Dovevamo interrompere spesso le scene perché scoppiavamo a ridere.

Troisi e Benigni

Io penso che noi siamo la rovina del cinema italiano pecché ce mettimmo llà a fa’ gli attori, i registi, gli sceneggiatori; e chesto si fa solo dopo anni e anni di gavetta. Mo’ arriva uno e dice mo’ faccio ‘a regia, ‘a sceneggiatura e l’attore. Vabbè, fallo! Poi guarda ‘o cinema italiano in che condizioni sta…”

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Fernanda Zuppini