I migliori film napoletani dal dopoguerra ad oggi 
 
“Napoli Milionaria” di Eduardo De Filippo – 1950
Dalla omonima commedia di Eduardo De Filippo,  rappresentata per la prima volta nel 1945,
Dino De Laurentis, nel 1949, decide di ricavare un film e di affidarne la regia allo stesso Eduardo, nonostante  il parere contrario  della LUXFILM.
Coadiuvato da un gruppo di sceneggiatori professionisti, Eduardo riprende il testo teatrale
e fa un’ampia rievocazione dei dieci anni di vita napoletana tra il 1940 e il 1950, vissuti attraverso le vicende della famiglia del tranviere Gennaro Jovine ( interpretato da Eduardo ).
Nelle vicissitudini di Gennaro e dei suoi familiari,  la moglie Amalia ( Leda Gloria ), il poco affidabile figlio Amedeo (Gianni Giori), la figlia Maria Rosaria (Delia Scala) e la figlioletta Rituccia, rivive la storia stessa del popolo napoletano.
Intorno alla famiglia si muovono personaggi come il camorrista “Settebellezze” (Pietro Carloni) che, in assenza del marito, corteggia spudoratamente Amalia, Pasquale Miele (uno straordinario Totò), Donna Adelaide (Titina de Filippo), il brigadiere (Carlo Ninchi), il ragionier Spasiani (Mario Soldati), Federico (AldoGiuffrè), Ernesto (Carlo Giuffrè), il cantante (Giacomo Rondinella) e altre tipiche macchiette del mondo partenopeo,
La trama del film non si discosta molto da quella della commedia:
Durante l’occupazione tedesca, Gennaro viene deportato in seguito a un rastrellamento, Amalia fa la borsa nera insieme alla figlia che, dopo l’arrivo degli alleati, pensa solo a divertirsi mentre il figlio si dedica a un losco traffico d’auto.
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Quando Gennaro torna dalla prigionia rimane sconcertato dal degrado morale in cui è caduta la famiglia e dall’ostentazione di una ricchezza conquistata con la borsa nera di moglie e figlia e gli imbrogli del figlio .
Ma, all’improvviso, un evento drammatico cambia la situazione e riporta l’equilibrio nella famiglia che la guerra aveva sconvolto.
Rituccia, la figlia minore si ammala gravemente e, per salvarla è necessaria la Pennicillina, difficile da trovare, anche con la borsa nera. Dopo affannose ricerche, la medicina viene trovata e il medico, esprimendo la sua fiducia nella guarigione , precisa che il pericolo è  passato e che “Mo, ha da passà a nuttata”.
In una delle ultime battute del dialogo tra Gennaro e Amalia, Gennaro, intuendo il senso di angoscia
della moglie che si chiede come la famiglia potrà tornare quella di una volta, riprende le parole di speranza pronunciate dal medico e saggiamente le dice “S’ha da aspettà, Amà. Ha da passà a nuttata”.
Nella trasposizione cinematografica  la frase perde un po’ della sua incisività pur mantenendo il suo senso ottimistico che i tempi bui non durano in eterno, ma una schiarita arriva sempre.
A queste parole è stato attribuito un doppio significato : da un lato si allude alla particolare situazione storica del paese uscito a pezzi  dal fascismo e in questo caso la frase si riferisce all’Italia che deve superare il difficile momento e risollevarsi costruendo un nuovo futuro; dall’altra la frase viene comunemente usata per significare la certezza che il momento difficile sta per essere finalmente superato con pazienza e forza morale.
La TRAMA del film non è molto diversa da quella della commedia, salvo qualche cambiamento  rispetto alla rappresentazione teatrale:
– il personaggio di Totò, Pasquale Miele, che non esisteva nelle commedia, fu creato per il film e da lui viene interpretata la sequenza del “finto morto” che era stata di Gennaro .
– nella commedia il brigadiere non arresta Gennaro, mentre nel film Gennaro viene arrestato al posto di Pasquale.
– Amedeo, che nella commedia si redime, finisce invece in carcere e ne esce filocomunista ..
– per far sì che il film termini con la scarcerazione di Amedeo,  la celebre frase  “Adda passà
a nuttata” viene spostata in un’altra scena.
– nel film sono inserite scene e personaggi che non comparivano nella commedia, in particolare episodi di denuncia sociale come contrabbando e prostituzione.
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La CRITICA

NAPOLI MILIONARIA, proiettato in Italia nel 1950, fu un grande successo di pubblico e di Critica , ma fu accusato, da alcuni settori politici di aver diffamato Napoli e i suoi cittadini.  A queste accuse Eduardo ribattè affermando che l’artista ha il compito di denunciare e che lui mai aveva denigrato Napoli, anzi, aveva ripulito i bassi” , facendo vedere come la città era veramente. In un articolo de “L’Unità” del 10 ottobre 1950 disse : ” …La miseria c’è veramente . E io la denuncio”.

Il film fu anche presentato in concorso al Festival di Cannes del 1951 e a Parigi rimase in programmazione per quattro settimane. Nel 1952 uscì in Belgio, Germania , Argentina, Brasile , Uruguay, Stati Uniti, Inghilterra, Unione Sovietica e altri Stati dell ‘Europa orientale. Il film ottenne un gran successo internazionale e contribuì a far conoscere a tutto il mondo l’arte di Eduardo.

Riportiamo qui di seguito alcuni giudizi critici che aiutano a chiarire il senso del film e la sua importanza nella Storia del Cinema Napoletano

1) GIAN LUIGI RONDI – “Il Tempo”
“Traendo lo spunto dalle tristi vicissitudini di Napoli e dai casi di un reduce che, al suo ritorno dalla prigionia, ritrovava moglie e figli arricchiti ma moralmente depauperati d’ogni anche più piccolo bene, richiamava ciascuno, con dignitosa amarezza, al proprio senso di responsabilità civica e umana. La vicenda, portata sullo schermo ad opera del suo stesso autore, ha dovuto ovviamente far posto a quegli elementi di contorno che, sulla scena, eran stati accennati solo di sfuggita: tedeschi, borsa nera, furti, miseria, guerra, mutamenti politici, e ha tentato di risolverli secondo una formula il più delle volte umoristica che non è giunta sempre a fondersi al clima drammatico cui – sulla scorta fedele quanto immediata dell’opera scenica – si affidava il filone principale della storia. “

2) ENNIO FLAIANO

” Napoli milionaria, che Eduardo De Filippo ha rifatto sulla trama di una sua commedia, è un film comico con dei lampi di “Neapolltanlsche ballade”. Vogliamo dire che anche qui, come nel film d Stemmle che ragionava sulla Berlino della disfatta e dell’occupazione, l’autore arriva a conclusioni bonarie, tinte di quella filosofia da artigiani o da scompartimento di terza classe che fa il mondo diviso in buoni e cattivi e che si appella al qualunquismo degli uomini per risolvere tutti i problemi, comprese le guerre e le sconfitte.”

3) LUCA SCIALÒ

“Trasposizione cinematografica dell’ omonima commedia del 1945, Napoli milionaria è il ritratto rielaborato in chiave economica della situazione napoletana in piena guerra mondiale, una società difficile da contenere in uno schema rigido di ordine e decoro voluto dal regime mussoliniano, e che per sopravvivere s’ arrangia a fare tutto, anche a intraprendere attività illegali come la borsa nera. Un film che mostra quasi completamente la doppia faccia del boom economico.”

4) MIDNIGHT MOONLIGHT 10 luglio 2010
“Siamo nella Napoli del dopoguerra; quella dei quartieri poveri, dei borghesi decaduti, di chi s’inventa un modo per sbarcare il lunario; di chi nonostante tutto, vuole vivere onestamente; di chi sogna rivoluzioni proletarie; di chi ha combattutto in prima linea per una guerra assurda ed esterna agli altri i suoi laceranti ricordi, per poi scoprire che questi lo ignorano perchè vogliono solo dimenticare. De Filippo traspone per il cinema con maestria, ma anche con qualche inevitabile pecca per chi ha fatto del teatro la sua arte, una sua commedia del 1945. Fa un certo effetto, infine, vedere fianco a fianco nella scena finale, due mostri sacri della recitazione napoletana: Totò e De Filippo. “

Tutte le puntate de “Breve storia del cinema napoletano”, le trovi nella rubrica                                     “La Storia di Napoli” di Napoliflash24.it (clicca qui)

Fernanda Zuppini