Il Cinema Napoletano tra le due guerre era diventato lo specchio della realtà contemporanea e delle sue problematiche, quali la disoccupazione , la miseria e l’emarginazione dei quartieri bassi e a questa realtà attinge per creare un nuovo filone che la critica definirà “Neorealismo”.

Uno dei pionieri di questo genere è Roberto Amoroso che, nel 1947, con  “Malaspina“, diede l’avvio a un Cinema che si ispira alla vita reale per le sue storie.
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Il primo film neorealista ambientato a Napoli è però considerato ” ‘O Sole mio “ del 1945 , ispirato alle Quattro Giornate, diretto da Guglielmo Gentiluomo, seguito dall’episodio ambientato a Napoli di “Paisà” del 1946, diretto da Roberto Rossellini, da “Proibito Rubare”. Di Comencini e “Campane a Martello” del 1949 di Luigi Zampa , fino a “Due soldi di speranza” del 1952 di Renato Castellani.
Nel secondo dopoguerra, il Cinema Napoletano diventa una sorta di “coscienza critica della collettività”: spesso gli attori sono presi dalla strada e recitano su uno sfondo reale, fuori dagli studi e il linguaggio è quello dialettale.
“Paisà” di Roberto Rossellini   –  1946
È un film costituito da 6 episodi ambientati in varie parti d’ Italia, Sicilia, Napoli, Roma, Firenze, Appennino Emiliano, Porto Tolle, che narrano dell’avanzata americana durante la II Guerra Mondiale.
Sul panorama di un’Italia sconvolta dalla guerra emergono vari personaggi interpretati da attori prevalentemente non professionisti.
È considerato dalla critica uno dei più significativi film del neorealismo italiano ed è stato inserito nell’elenco dei “100 film italiani da salvare ” che hanno cambiato la memoria collettiva del nostro paese tra il 1942 e il 1978.
Paisà è stato anche candidato al Premio Oscar 1950, per la “migliore sceneggiatura originale”.
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A Napoli è ambientato il secondo episodio del film, che ha come protagonisti uno scugnizzo napoletano e un soldato americano.

Il piccolo Pasquale fa la conoscenza di Joe, un soldato afro-americano della polizia militare, ubriaco, che gli racconta tutti i sogni che riguardano il suo rientro a casa; il sodato si addormenta e il ragazzo ne approfitta per rubargli le scarpe. Alcuni giorni dopo, il militare ritrova per caso il piccolo ladro e lo costringe ad accompagnarlo nella sua casa per farsi restituire ciò che gli ha rubato. Qui però il soldato rimane colpito dalle immagini di miseria in cui vive il bambino e comprende che la sua famiglia è rimasta uccisa sotto i bombardamenti, rinunciando al suo proposito di dargli una lezione.

Appuntamento alla prossima puntata de “Breve storia del cinema napoletano” nella rubrica “La Storia di Napoli” di Napoliflash24.it (clicca qui)

Fernanda Zuppini