“L’oro di Napoli” è un film a episodi del 1954 diretto da Vittorio De Sica

È tratto dalla raccolta omonima di racconti di Giuseppe Marotta, adattati per il Cinema da Cesare Zavattini.

Fu presentato nel 1955 in concorso all’ottavo Festival di Cannes, in cui furono premiati con due Nastri d’Argento Silvana Mangano e Paolo Stoppa.

Nel 1977 partecipò al Toronto International Film Festival. Fu anche selezionato tra i “100 film italiani da salvare”.

Il film è costituito da 6 episodi:

Il Guappo – con Totò, Pasquale Cennamo.

Don Saverio Petrillo svolge la professione di Pazzariello” e da dieci anni il “guappo del Rione Sanità“, Don Carmine Javarone, si è installato in casa sua, spadroneggiando su tutta la famiglia. Quando questi, in seguito  a un presunto infarto, viene consigliato di evitare qualsiasi fatica ed emozione, Saverio approfitta della situazione e lo caccia di casa facendolo sapere a tutto, il vicinato; ma la diagnosi era sbagliata ed il guappo si ripresenta per la riparazione dell’offesa. La famiglia però si mostra compatta e decisa a non sopportare più nessun sopruso e Don Carmine se ne va spontaneamente.

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Questo episodio fu ritenuto troppo malinconico e poco adatto alla personalità di Totò.

Pizze a creditocon Sophia Loren, Giacomo Furia,Alberto Farnese, Paolo Stoppa, Tecla Scarano, Gigi Reder.

Sofia e suo marito Saverio gestiscono una pizzeria da asporto nel “Rione Materdei“. Il negozio è frequentato da numerosi clienti, attratti anche dalla procace bellezza della donna, il che naturalmente scatena la gelosia di Saverio. Un giorno l’anello di fidanzamento di Sofia scompare e si pensa sia caduto  nella pasta della pizza di un cliente. In verità, l’avvenente pizzaiola ha dimenticato l’anello dal suo amante che, con un certo imbarazzo, lo restituisce fingendo di averlo trovato nella pizza.

Questo, considerato l’episodio forse più riuscito, è diventato un cult della cinematografia nostrana“.

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La Loren si cala splendidamente nel ruolo della conturbante moglie fedifraga, Furia è bravissimo nel correrle dietro tutto affannato; Paolo Stoppa è straordinario nella parte del vedovo inconsolabile e Tecla Scarano strepitosa in un personaggio da commedia dell’arte.

Il Funeralino

Questo episodio fu escluso in sede di montaggio

I Giocatori – con Vittorio De Sica, Pierino Bilancione.

Il conte Prospero è un nobile napoletano dominato da una moglie ricca e brutta, che lo ha fatto interdire a causa del suo vizio del gioco. La sua rivincita è giocare lunghe partite a carte con il figlio del portiere, Gennarino, di otto anni, che continua a batterlo a scopa.

Teresa  con Silvana Mangano, Erno Crisa.

Teresa è una prostituta proveniente dai Castelli Romani che un giovane e ricco corteggiatore chiede in moglie. Dopo il matrimonio lei scopre però che si tratta di un inganno organizzato dall’uomo che si sente colpevole a causa del suicidio di una giovane ammiratrice da lui respinta e vuole espiare il suo peccato esponendosi al giudizio degli altri. Teresa, sentendosi umiliata se ne va, ma ritrovandosi di notte, sola e senza soldi, con l’unica prospettiva di riprendere la vita di prima, si sente disperata e, rimangiandosi l’orgoglio, decide di tornare indietro.

Il Professore – con Eduardo De Filippo, Tina Pica, Nino Imparato.

Don Ersilio Miccio “vende saggezza” e, per pochi spiccioli, dà consigli a fidanzati gelosi, militari innamorati, compaesani che cercano una frase ad effetto. Gli abitanti del quartiere, stufi della presunzione di un notabile del quartiere, cercano un modo per punirlo. Tutto infine si risolverà con un “pernacchio“.

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È un episodio straordinario e indimenticabile che, con la descrizione della tecnica della pernacchia consente a Eduardo di esprimere al meglio la sua “verve comica”, non sempre valorizzata. 

Tratto da 6 racconti di Giuseppe Marotta e trasposto sul grande schermo da VIttorio De Sica, coadiuvato dallo stesso Marotta e Zavattini, L’oro di Napoli “offre uno squarcio della Napoli del Dopoguerra, attraverso dei personaggi tipici del luogo, con i loro vizi e le loro virtù”.

Luca Scialò, in una sua recensione (da mymovies.it), osserva che questo film, “alternando momenti di comicità, mai esuberante, a momenti di riflessione e malinconia”, riesce bene nel suo intento, “complici anche i tanti grandi attori che ne fanno parte, De Filippo, Totò, De Sica, Stoppa, Loren, Mangano… e che, in fondo, Napoli è già di per sè un teatro vivente, dove si ride o si piange. È dove tutti sono genuini e spontanei”.

In un’altra recensione il film di De Sica viene definito un esempio di “espressionismo napoletano puro, dove l’aria che si respira non è più la guerra, ma una vita che va avanti inciampando ma mai cadendo”.

Dopo “capolavori indiscussi” come “Ladri di biciclette“, Umberto D” e “Miracolo a Milano“, analizzando “L’Oro di Napoli” “si possono notare aspetti non molto diversi”.

Nella “situazione di sopruso” descritta nel primo episodio, Don Saverio, insieme alla famiglia, “trova il coraggio e la forza di cacciare il tiranno, un esempio della forza Unione che riesce a scacciare l’ingiustizia”.

Nel secondo episodio troviamo “una una Napoli con contraddizioni e segreti, ma la fine è godibile e simpatica”.

Nel quarto episodio abbiamo invece il De Sica attore “che apparirebbe come un giocatore dostoevskijan , pronto e deciso a giocarsi tutto per perdere con un bambino, Chiara metafora di come l’innocenza vinca sull’avidità e il materialismo adulto”.

Nel quinto episodio, a detta di molti critici, forse il migliore, abbiamo una prostituta vittima di un inganno che “non cede a ciò poiché può vendere il suo corpo e non la sua anima”, ma alla fine “torna dall’uomo che vive nel passato e che l’ha sposata solo per non pensare alla ragazza che si suicidò”.

Forse per aiutarlo o perché ha capito che non tutto è perduto, e “la carrozza che vede, metaforizza l’aver capito la direzione”.

Nell’ultimo episodio De Filippo rappresenta “un dispensatore di soluzioni, un santone che trova rimedio anche alla pernacchia” intesa come “un atto di disprezzo verso il potere”.

L’oro di Napoli è insomma “un film ottimo con attori bravissimi, a partire da Totò sempre maestro, ad una Sofia Loren sempre sensuale, ad un De Sica teatrale e magistrale, passando per una Silvana Mangano bravissima che si aggiudica un nastro d’argento come migliore attrice protagonista,insieme a Paolo Stoppa come attore non protagonista, un De Filippo maschera del cinema napoletano e un De Sica… cantore di una Napoli che erutta la felicità e il dolore da un Vesuvio costantemente in guardia.

L’unica critica non del tutto positiva sul film è quella di Gian Luigi Rondi, comparsa in un articolo de “Il Tempo“. Pur  considerando L’Oro di Napoli  una delle più vive, saporose e colorite fra le collane di racconti di Marotta,  il film evoca una “galleria di personaggi” visti però sempre “nella loro malinconia e nella loro drammaticità”, inseriti in una “cornice napoletana …  priva di gaiezza”.

Manca nel film quella “fantasia” tutta napoletana e il tono, spesso “crepuscolare”, “spegne, almeno in parte, il primitivo calore” dei racconti di Marotta.

Tutte le puntate de “Breve storia del cinema napoletano”, le trovi nella rubrica “La Storia di Napoli” di Napoliflash24.it (clicca qui)

Fernanda Zuppini