Il film Carosello Napoletano, diretto da Ettore Gianniniè la versione cinematografica dell’opera teatrale omonima, presentata per la prima volta nel 1950 al “Teatro La Pergola” di Firenze, successivamente al “Teatro Quirino” di Roma e portata con grande successo anche all’estero.

La sceneggiatura è di Ettore Giannini con la collaborazione di Giuseppe Marotta (autore del soggetto) e Remigio Del Grosso. Il film, a colori, prodotto dalla Lux Film, fu proiettato per la prima volta in Italia nel 1954Tra gli attori spiccano Paolo Stoppa, Sophia Loren e Giacomo Rondinella.

Il film vinse al Festival di Cannes 1954 il “Prix International”. È anche stato selezionato tra i “100 film italiani da salvare.”

Salvatore Esposito (Paolo Stoppa), un cantastorie sfrattato che va in giro per Napoli con la sua numerosa famiglia e un pianino di Barberia, tirando un carretto che contiene tutte le sue cose, è il “filo conduttore” che lega gli episodi del film in una sorta di rievocazione musicale, attraverso quadretti di vita cittadina, della tormentata storia di Napoli attraverso i secoli, dal tempo dei pirati barbareschi a quello delle dominazioni francese e spagnola, fino all’invasione anglo-americana, con vicende ora tragiche ora buffe, d’amore e di violenza, di rosee speranze e amare delusioni , “legate in una narrazione magistralmente strutturata, elegante e spigliata, di grande suggestione”. 

Oggi, pur trattandosi di un “capolavoro”, è francamente difficile apprezzarlo se non si è dei grandi appassionati della cultura napoletana.

La critica (come si legge nel sito mymovies.it) ha definito Carosello Napoletano “un film senza tempo, sospeso tra la nostalgia del passato e i rimpianti del presente”.

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Il personaggio del cantastorie, interpretato da un grandissimo Paolo Stoppa, rappresenta “l’icona della della napoletanità di tutti i tempi” e le straordinarie scene, unite alle toccanti melodie di Giacomo Rondinella fanno di Carosello Napoletano un film “unico e irripetibile”, capace di comunicare una serie di sentimenti che “solo Napoli con le meraviglie dei suoi vicoli, del suo mare e della sua costa  e la solidarietà dei napoletani” riescono a fare. Un film “poetico che va al di la dello spazio e del tempo, diventando “universale”.

Il cantastorie se ne va per le vie della città spingendo il suo pianino, cui sono appese le canzoni. Un colpo di di vento strappa via i fogli che, ricomponendosi, danno vita ai vari episodi costituiti da scenette e balletti che formano il panorama della multiforme città partenopea, con i suoi tipi e caratteri, i suoi usi e costumi attraverso un arco storico che va dalle invasioni saracene, attraverso le varie dominazioni, per giungere al presente.

Il cantastorie, sempre alla ricerca di un tetto sotto cui dormire con la sua famiglia, continua il suo cammino, senza mai perdere la speranza. Ma prima di allontanarsi nella via battuta dal vento, accoglie un giovane cantante innamorato della figlia maggiore e, tutti insieme, ripartono inseguiti dalla musica. La figura del “cantastorie”, ottimamente interpretata da uno straordinario Paolo Stoppa, rimane indelebile nella memoria dello spettatore come il collante dei tanti episodi narrati. Stoppa è, secondo i critici, “il portaparola dell’autore, il grande manovratore, per certi tratti accostabile al Joel Grey di Cabaret” (che vedrà la luce diciott’anni dopo il musical di Giannini)… anche lui… morto di fame, ma incapace di non immolarsi in nome della musica”.

Carosello Napoletano, considerato il “miglior film musicale della Storia del Cinema italiano“, è una “celebrazione della musica napoletana che raggiunge un equilibrio splendido tra popolo è nobiltà, tra arte e tradizione, senza mai essere didascalica o strapaesana; è un tripudio di colori sgargianti, di cromatismi sfolgoranti, di tinte smaglianti.

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… è un’antologia della napoletanità nella sua accezione più totale, dall’arte di arrangiarsi al gusto della sceneggiata, dall’esigenza del tragico alla necessità del folklore”.

Gianni Rondolino, (“Catalogo Bolaffi del Cinema Italiano” 1945/1955), definisce il film “uno dei più validi esempi di film-rivista italiano”, che si distingue con “numeri e scenette, episodi e balletti di classe, interpretati dal celebre ballerino e coreografo Léonide Massine, con una recitazione sciolta e brillante, anche se sullo schermo molto del ritmo e del fascino della rivista va perduto, perchè vi manca quel calore e quella comunicazione umana che solo il palcoscenico può dare”.

Il critico Gian Piero dell’Acqua definisce il film “un episodio singolare nel Cinema italiano, dove non esiste il musical”, giudicandolo “uno spettacolo folcloristico intelligente e mantenuto a un livello di gusto sempre apprezzabile, nel quadro della ricchissima tradizione musicale e macchiettistica”.

Per dovere di cronaca, bisogna ammettere che sul film sono stati espressi anche pareri negativi (come quelli riportati in filmtv.it), in cui viene definito “fondamentalmente l’ennesima trasposizione cinematografica di uno spettacolo teatrale messo su pellicola senza tanta fantasia”, anche se si riconosce che “il ritmo è ben alimentato… e le parti musicali lasciano di tanto in tanto spazio ai dialoghi, facendo risultare così la pellicola un quasi-musical “. Si riconosce pure che l’elemento centrale della narrazione, cioè la Storia della città di Napoli e dei napoletani è raccontata con ironia e gusto da Giannini, partenopeo di nascita”.

In verità, le recensioni negative sono abbastanza rare e denotano una certa superficialità di analisi e forse uno scarso interesse per il genere musicale.

Carosello Napoletano rimane comunque nella Storia del Cinema come uno dei film che meglio rappresenta l’anima di Napoli “attraverso le sue canzoni e attraverso sontuose coreografie, ancora molto belle da guardare e degne di rivaleggiare con quelle dei grandi musical hollywoodiani”.

“Strutturato in maniera episodica” risulta forse “discontinuo” sotto il profilo narrativo e “alterna pagine di grande bellezza ad altre meno coinvolgenti”, ma resta un esperimento interessante, “l’unico vero musical italiano” (un altro esempio arriverà 50 anni dopo con “Tano da morire” di Roberta Torre) che, pur ispirandosi a Vincente Minelli e Stanley Donen, “mantiene uno stile personale e per nulla imitativo”.

Grazie ad un budget piuttosto consistente (messo a disposizione dal produttore Carlo Ponti e dalla Lux Film) il film ha potuto contare su un cast strepitoso, che comprende attori come Paolo Stoppa, Folco Lulli, Sophia Loren, Antonio Cifariiello, Tina Pica, Aldo Giuffrè, Dolores Palumbo, Giacomo Rondinella, Alberto Bonucci, Nadia Grey, Enrico Viarisio, Vittorio Caprioli, Tino Buazzelli, Clelia Matania, Léonide Massine.

Numerosi sono inoltre i classici della canzone napoletana, da “‘O surdato ‘nnammurato”, ” ‘O Sole Mio“, “Reginella“, “Come faccette Mammeta” e altre fra le più belle melodie della tradizione partenopea.

Le Canzoni del film sono interpretate da Carlo Tagliabue Giacomo Rondinella.

Interpreti e personaggi:

  • Léonide Massine: Antonio “Pulcinella” Petito
  • Achille Millo: Il figlio di Pulcinella
  • Agostino Salvietti: Il suggeritore
  • Clelia Matania: donna Concetta Esposito
  • Paolo Stoppa: Salvatore Esposito
  • Maria Fiore: Donna Brigida, la stiratrice
  • Tina Pica: La capera
  • Maria Pia Casilio: Nannina
  • Giacomo Rondinella: Luigino
  • Sophia Loren: Sisina
  • Dolores Palumbo: Donna Virginia, sua madre
  • Loris Gizzi: Erik Gustaffson
  • Alberto Bonucci: Uno dei due parolieri
  • Vittorio Caprioli: Uno dei due parolieri
  • Carlo Mazzarella: Il barone
  • Vera Nandi: Lilì Kangy
  • Yvette Chauviré: donna Margherita
  • Folco Lulli: Don Raffaele
  • Antonio Cifariello: Don Armando
  • Aldo Bufi Landi: Don Enricuccio
  • Nadia Gray: La bella stracciona
  • Tino Buazzelli: Capitan Spaccatrippa
  • Enrico Viarisio: Il turista spagnolo
  • Guglielmo Barnabò: Il turista tedesco
  • Galeazzo Benti: Il turista francese
  • Franco Coop: Il turista inglese
  • Antonio: sé stesso
  • Maurizio Di Nardo
  • Aldo Giuffré
  • Eduardo Passarelli: Attilio, la guardia notturna
  • Rosario: sé stesso
  • Giuseppe Porelli: Il fotografo
  • Pia Velsi

Tutte le puntate de “Breve storia del cinema napoletano”, le trovi nella rubrica “La Storia di Napoli” di Napoliflash24.it (clicca qui)

Fernanda Zuppini