MASSIMO TROISI

Con questo film ha inizio, nel 1981, la brillante carriera cinematografica di Massimo Troisi, definito dalla critica “un’icona del nostro tempo”, colui che, in un momento di crisi del Cinema italiano è riuscito a portare una nuova ventata, riscuotendo, contro ogni aspettativa, uno straordinario successo di pubblico e di critica. È raro infatti che un film, soprattutto una “commedia”, riesca a conquistare contemporaneamente il favore del pubblico e della critica.

Ricomincio da tre   1981 di Massimo Troisi

Prodotto da Fulvio Lucignano e Mauro Berardi

Sceneggiatura di Massimo Troisi con Anna Pavignano.

Interpreti e Personaggi: Massimo Troisi (Gaetano), Lello Arena (Raffaele), Marco Messeri (malato mentale), Fiorenza Marchegiani  (Marta), Renato Scarpa (Robertino)

Ricomincio da tre, come si legge in un articolo di Repubblica, costato 450 milioni di lire, incassò la strabiliante cifra di 15 miliardi di lire in un periodo poco felice per il nostro cinema, raggiungendo il record della pellicola rimasta sugli schermi più a lungo, 600 giorni, e collezionò i premi più prestigiosi : fu premiato nel 1981 con due “David di Donatello” per il miglior film e migliore attore (Massimo Troisi), più due Nastri d’Argento per il soggetto e la regia a Massimo Troisi.

MASSIMO TROISI

L’attore-sceneggiatore-regista riporta sul grande schermo quella comicità che si era già imposta in teatro e in televisione con La Smorfia. “Una comicità che, sicuramente venata dello spirito napoletano, con le sue pause e i silenzi scivola spesso nella malinconia, diventa surreale, spesso sfiora il paradosso”.

Una versione restaurata della pellicola viene riproposta il 23 e 24 novembre da Microcinema, dando una ulteriore conferma del successo senza tempo di questo capolavoro.

Gaetano (interpretato da Troisi), giovane napoletano timido e impacciato, si sente estraneo all’ambiente in cui vive e alla famiglia tradizionale, e rassegnato, decide di trasferirsi a Firenze e di …”ricominciare da tre”, “da zero … vorrai dire”, lo corregge lo scorbutico Raffaele ( Lello Arena ), davanti al portone di casa di Gaetano, mentre aspettano altri amici. “Tre cose mi sono riuscite nella vita, perché dovrei perdere pure queste e partire da zero?”, ribatte Gaetano. Con questa filosofia di vita, il protagonista si sente già con il pensiero a Firenze e non da più retta a nessuno, tanto meno a Raffaele che tenta di fargli cambiare idea citando la “sua” frase famosa: “Chi parte sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca!”.

MASSIMO TROISI

Bastano queste  poche, serrate battute, scambiate tra i due grandi amici ( nella vita e nella finzione ) per trasportare lo spettatore nella coinvolgente atmosfera comica che sarà il tema dominante del film.

Dopo un rocambolesco viaggio in autostop, Gaetano arriva a Firenze in compagnia di un matto, candidato suicida. Qui si appoggia ad una zia, ma quando scopre che lei convive con un professore, va a vivere da un giovane predicatore italoamericano che cerca di inserirlo in una setta protestante.

Dopo varie esperienze, Gaetano si innamora della giovane e bella infermiera Marta (Fiorenza Marchegiani) e, dopo qualche approccio un po’ goffo, il rapporto sembra funzionare.

L’arrivo da Napoli di Raffaele porta un certo scompiglio nella sua vita. Dai dialoghi tra i due personaggi e dalle situazioni paradossali che si vengono a creare fra loro, nasce un tipo di “comicità raffinata” gestita da uno straordinario Massimo Troisi, definito un “fuoriclasse della battuta”, “spalleggiato da un eccezionale Lello Arena che lo segue a ruota”.

MASSIMO TROISI

Molto brava anche Fiorenza Marchegiani “che ha saputo sostenere con tenacia il non facile ruolo di Marta”, all’interno di una “spigolosa” ma simpatica storia. Accompagnano il film le bellissime musiche di Pino Daniele, amico fraterno di Massimo.

( Come si legge nella trama del film, descritta in un commento riportato in mymovies.it del 2009 ).

“Quella di Massimo Troisi è una comicità umile, ispirata è proletaria,che si rifugia nel surreale come possibilità testuale sempre nuova”.

Così scrive Fabrizio Papitto in una sua recensione pubblicata su mymovies.it e aggiunge che, nel passaggio dal cabaret al lungometraggio, c’era il rischio che la formula dello sketch non funzionasse con la stessa efficacia. Inoltre bisognava “vincere lo scetticismo secondo cui il linguaggio di Troisi …non veniva adeguatamente compreso… a nord di Roma”.

Il pericolo fu evitato con l’espediente di ripetere più volte le battute, “il che funzionò bene anche come motore dell’elemento comico”.

Secondo il giudizio di Papitto, questo, che è il primo film di Troisi, risente ancora di “una certa povertà drammaturgia e di messa in scena”, nonostante il supporto di Umberto Angelucci ( già aiuto regista di Pasolini e Petri ) come assistente alla regia.

I personaggi sono ancora legati alla “macchietta” e “i tempi sono quelli del teatro e non ancora del cinema”. Ma “l’originalità (di Troisi) …era tanta è tale da distogliere l’attenzione sulle debolezze del suo linguaggio cinematografico”. Troisi, come già aveva fatto nella Smorfia, “continua nell’opera di scardinamento degli stereotipi che gravavano sulla cultura partenopea offrendosi come rappresentante di quella Nuova Napoli”, rappresentata  dal Teatro di Annibale Ruccello, dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare e  da quelli “che contribuirono in modo filologico a quest’opera di rinnovamento”.

Ricomincio da tre “segna anche l’ Inizio di un sodalizio artistico e intimo con Pino Daniele … che si fa interprete di quella vena malinconica che sempre in Troisi fa da controcanto alla risata” (come si avverte anche ne “Le vie del Signore sono finite” e “Pensavo fosse amore invece era un calesse” )

Chiudiamo l’articolo con un breve riepilogo della produzione cinematografica di Massimo Troisi:

Dopo lo scioglimento della Smorfia e Il fortunato esordio come regista in Ricomincio da tre del 1981, Scusate il ritardo del 1982 fu un parziale fallimento, ma nel 1985 Non ci resta che piangere, in coppia con Benigni riportò il successo.

Sempre come regista, Troisi girò Le vie del Signore sono finite nel 1987 e Pensavo fosse amore invece era un calesse del 1991.

Interpretò anche tre film  di Ettore Scola,Splendor” (1988), “Che ora è“(1989, Coppa Volpi ex-aequo con Mastroianni alla Mostra del Cinema di Venezia) e “Il viaggio di Capitan Fracassa” (1990).

Inoltre girò “No, grazie, il caffé mi rende nervoso” (1982) di Lodovico Gasparini e Lello Arena, e “Hotel Colonial” (1986) di Cinzia Torrini.

Il suo ultimo lavoro è l’interpretazione di “Il Postino“, di Michael Radford, per cui viene candidato, postumo, all’Oscar come miglior attore protagonista. Il film riceve altre tre nomination – miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale – e vince l’Oscar per la miglior colonna sonora.

Sofferente di disturbi cardiaci fin dall’infanzia (era infatti già stato operato ad Houston, nel Texas, grazie ad una colletta della popolazione di San Giorgio a Cremano), mentre è in attesa di un trapianto, Massimo Troisi muore per un attacco cardiaco, poco dopo la fine delle riprese del “Postino”.

E’ stato legato sentimentalmente ad Anna Pavignano con la quale ha avuto anche un sodalizio artistico durato fino alla sua morte.

Per una relazione con Clarissa Burt  è entrato in rotta di collisione con Francesco Nuti. La sua ultima compagna è stata Nathalie Caldonazzo.

Tutte le puntate de “Breve storia del cinema napoletano”, le trovi nella rubrica 

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Fernanda Zuppini