La “commedia” degli anni ’60 come specchio della Società. Un legame indissolubile con la realtà sociale del paese letta in chiave ironica, comica e grottesca

A cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta inizia a delinearsi in Italia quel genere che, a differenza del Neorealismo, conserverà una collocazione primaria nel panorama cinematografico del nostro paese per molti anni. La commedia all’italiana nasce e si sviluppa lungo un tracciato che include  in sé anche la lezione del Neorealismo. Già negli anni cinquanta Luigi Comencini con “Pane, amore e fantasia” e “Pane amore e gelosia” inaugurò la Commedia paesana in cui “Neorealismo e tradizione popolaresca” trovavano un punto di incontro. Tra i parametri costitutivi della commedia all’italiana vi è il costante ricorso agli schemi narrativi di derivazione popolare tipici del Romanzo d’appendice, da cui assorbe anche il linguaggio, trasferendo tuttavia il tono sul versante satirico-umoristico. La cinematografia napoletana fu particolarmente aperta a questo nuovo filone, anche grazie alla presenza di quella che fu la figura più significativa di un cinema autenticamente popolare, plebeo, capace di assorbire nella propria arte tutte quelle  caratteristiche tipiche della commedia, per poi trasferirle in un tipo di cinema, di cui egli aveva già per certi versi intuito e anticipato la necessità, il grande Totò , che si può considerare un precursore di quel genere che tanta fortuna avrà negli Anni ’50 , ’60 e ’70.

La commedia all’italiana era stata una creazione di Cinecittà ed era  ambientata spesso a Roma, con attori romani o ancor più spesso romani d’adozione (ad esempio Vittorio Gassman che era nato a Genova, ma si trasferì giovanissimo a Roma, Ugo Tognazzi, cremonese, Manfredi e Mastroianni originari della Ciociaria).

Ma questo genere cinematografico si sviluppò ben presto anche a Napoli è in altre città, con film e attori che segnarono un’epoca e diedero al nostro cinema un boom economico soprattutto negli a anni ’60. Memorabili i film di quel periodo che furono la Napoli di Pasqualino Settebellezze e Operazione San Gennaro, la Firenze di Amici miei, la Milano de Il Vedovo o Romanzo popolare.

Dopo i grandi successi di pubblico e riconoscimenti della critica, con la scomparsa di alcuni dei protagonisti più carismatici, come Vittorio De Sica, Totò, Tina Pica, inizia, intorno  alla metà degli anni ’70 , un periodo di declino. Allo sviluppo della “commedia all’italiana” avevano contribuito grandi registi e sceneggiatori, rappresentati da due tra le figure più significative del nostro cinema, Vittorio De Sica ed Eduardo De Filippo.

Tra i film più rappresentativi  di questo genere ambientati a Napoli , non possiamo assolutamente dimenticare “Pane, Amore e Fantasia”, “Ieri, Oggi, Domani”, “Matrimonio all’Italiana”, tutti interpretati da Sophia Loren, colei che diventerà un’ “icona del Cinema mondiale”.

Ieri, Oggi, Domani

“Ieri, Oggi, Domani”    1963  di Vittorio De Sica

È un film in 3 Episodi ambientati rispettivamente a Napoli, Milano e Roma, tutti interpretati da Sophia Loren e Marcello Mastroianni.

Il Primo Episodio, Adelina, scritto da Eduardo De Filippo, si svolge nel quartiere di Forcella, a Napoli, negli Anni ’50.

La vicenda, realmente accaduta, è quella di una venditrice abusiva di sigarette, Adelina nel film, che, per non essere arrestata, ricorre ad una lunga serie di maternità, riuscendo a evitare Il carcere fino a quando  il marito Carmine non cederà. Il regista trae l’ispirazione dalla storia vera della contrabbandiera napoletana Concetta Muccardi, che per non andare in carcere ebbe ben diciannove gravidanze, e continuò il suo “mestiere” di venditrice di sigarette di contrabbando fino alla morte, avvenuta nel 2001 all’età di settantotto anni.

Sophia loren

Il Morandini criticò la scelta del titolo che giudicò “a sproposito”; elogiò il primo episodio, mentre ritenne poco indovinato il secondo. Questo film fu l’ultimo della grande caratterista napoletana Tina Pica che, ormai vicina agli 80 anni decise di ritirarsi dalle scene.

“Ieri, Oggi, Domani”, diventato famoso soprattutto per la sequenza dello “spogliarello” sulle note di “Abat jour” dell’ultimo episodio, vinse nel 1955 l’OSCAR come miglior film straniero e contribuì alla diffusione della commedia italiana nel mondo.

Ci si può domandare “Cosa rappresenta, oggi, un film come “Ieri, Oggi, Domani”? Come si può cercare di spiegare, oggi, la motivazione del conferimento di un premio Oscar ad un film del genere? “

Sophia loren

Ieri, oggi, domani è considerato dalla critica (come si legge in una recensione pubblicata in “filmtv.it“) un  “classico”:

  • È un classico perché “coniuga tradizione ed innovazione con un linguaggio universale e particolare al contempo”.
  • È un classico perché è il “manifesto di una stagione” (la commedia italiana degli anni sessanta) senza essere una commedia all’italiana; è un “film di transizione tra la commedia leggera e frivola di cui Vittorio De Sica è  stato campione assoluto nella recitazione e la commedia socio-culturale di Age e Scarpelli e la commedia di costume di Benvenuti e De Bernardi”;  è una “cerniera tra l’Italia di Lamberto Maggiorani a cui rubano la bicicletta e l’Italia di Alberto Sordi che si vende l’occhio “.
  • È un classico, soprattutto, perché è sorretto da un’idea produttiva: al di là di De Sica, è un “film che appartiene totalmente all’azienda formata dal tandem Carlo Ponti e Sophia Loren .” Ponti costruisce il film in funzione della bellezza, del talento e della versatilità della Loren oscarizzata e  propone un discorso sull’universalità della figura Loren in quanto ideale di donna capace a tutto (popolana, borghese, puttana; spettinata, coi capelli bruni e raccolti o biondi e selvaggi…).
  • Ed è un classico perché è l’occasione per il De Sica lontano dalla necessità di un cinema neorealista di “ragionare sul concetto di cinema popolare” , coniugando il discorso nei tre episodi in modi differenti.

Il Primo Episodio, tratto da una storia vera rielaborata dal genio di Eduardo De Filippo, offre l’opportunità di tornare alle care atmosfere dell’Oro di Napoli, “giocando sul genere melodrammatico in salsa comico-grottesca” ( una sigarettara abusiva che si fa mettere incinta continuamente dal povero marito pur di non andare in carcere), “orchestrando con innata grazia il parterre di attori napoletani nati, raggiungendo un equilibrio assoluto nella calibrazione di urla e serenate, masse e singoli, vicoli in discesa e scalinate brulicanti”.

Quello di De Sica è un cinema popolare nella sua accezione più genuinamente plebea, evocante le piccole sceneggiate delle produzioni filmiche anni cinquanta e allo stesso tempo ‘desichiano’ in maniera quasi sublime, con  ” Una Loren nel suo habitat naturale sorretta da un sofferto e lamentoso Marcello Mastroianni di sfavillante eclettismo”.

Ieri, oggi, domani è, di primo acchito, un titolo senza senso, se ci si riferisce ai rispettivi episodi che simboleggiano i tre termini. Trova invece  un suo senso proprio nella sua dimensione di “classico senza tempo” e un suo limite nella rappresentazione di quel preciso momento storico di cambiamento tra “ieri” ed “oggi” irripetibile nel “domani” citato nel titolo. “Fa parte di quella razza selvaggia di film ruffiani a cui si vuole bene perché fanno parte, inevitabilmente, della nostra storia del costume, quella razza di film di cui l’autore totale De Sica è stato campione assoluto.”

Tutte le puntate de “Breve storia del cinema napoletano”, le trovi nella rubrica                                     “La Storia di Napoli” di Napoliflash24.it (clicca qui)

Fernanda Zuppini