MISERIA E NOBILTÀ – di Mario Mattoli – 1954

Per festeggiare il centenario della nascita di Eduardo Scarpetta, Eduardo De Filippo, nel 1953, riporta in scena a Napoli uno dei testi più significativi di suo padre, “Miseria e Nobiltà”, del 1887.
Poco tempo dopo, Mario Mattoli, con la collaborazione di Totò,
realizza la versione cinematografica della commedia , prendendo dalla compagnia di Eduardo i due attori fuoriclasse, Dolores Palumbo ed Enzo Turco.

Negli anni ’50 si andava sempre più affermando Totò, utilizzato dai migliori registi dell’epoca: Mario Mattoli, Camillo Mastrocinque, Ludovico Bragaglia, Steno, De Sica, Rossellini,
Mario Monicelli, ecc., al ritmo anche di 8 film all’anno e certamente non ci si può aspettare che siano tutti all’altezza delle grandi capacità di Totò, riconosciute dai critici solo negli anni seguenti.
La critica dell’epoca infatti considerava Totò poco più di una
“marionetta” e non riusciva a cogliere, dietro la sua “comicità surreale”, la “poesia dell’artista ” e la “straordinaria drammaticità”, “come saprà fare più tardi Pasolini”.

Le farse di Edoardo Scarpetta sembravano “veicoli ideali per Totò e strumenti infallibili per incrementare i ‘borderò’
Su questa scia, Mario Mattoli riporta sullo schermo “Miseria e Nobiltà” , una delle più celebri e notevoli”.
Secondo Giulio Cesare Castello in un articolo pubblicato su “CINEMA ” 133 , maggio 1954 ( da comingsoon.it ) il film di Mattoli “ricalca da vicino il testo scenico, ma senza preoccuparsi di valorizzarne le trovate più vive …limitandosi invece ad affidarsi alle iniziative personali di Totò “.

“Miseria e Nobiltà” è un film del 1954 diretto da Mario Mattoli, tratto dall’omonima opera teatrale (1888) di Eduardo Scarpetta e interpretato da Totò, Enzo Turco, Dolores Palumbo, Sophia Loren, Valeria Moriconi, Carlo Croccolo, Franca Faldini.

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LA TRAMA:
Don Felice, scrivano pubblico, e Don Pasquale, fotografo ambulante, vivono con le rispettive famiglie in un povero quartiere , oppressi dalla miseria e tra i litigi continui delle donne di casa.
Un giorno, il marchesino Eugenio , innamorato di Gemma ( la splendida Sophia Loren) figlia di un ex cuoco arricchito , chiede aiuto a Don Felice e Don Pasquale , proponendo loro di travestirsi da suoi parenti e accompagnarlo dal padre della ragazza per chiederne la mano.
Don Pasquale nelle vesti del padre, con la moglie donna Concetta, la figlia Pupella e Don Felice nelle vesti dello zio principe accompagnano quindi il marchesino dall’ex cuoco, che li accoglie con grandi onori.
I “finti aristocratici” svolgono con impegno il lo ruolo e tutto procede per il meglio fino all’arrivo di donna Luisella che non aveva avuto nessuna parte nella messinscena . Si scopre così l’inganno, ma tutto si sistema quando giunge il vero padre del marchesino che acconsente al matrimonio .
Don Felice ritrova infine la moglie dalla quale era separato e il figlio e può così ricostruire la sua famiglia.

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LA CRITICA
Come si legge in alcune recensioni riportate in mymovies.it,
nel corso degli anni la Critica ha decisamente rivalutato questo film, all’inizio considerato superficiale, fino a ritenerlo “una grande opera d’arte italiana”.
Secondo Luca Scialò, questa commedia “può essere considerata un capolavoro che mette insieme una spietata ironia nei confronti della aristocrazia e delle loro buffe arroganze ( soprattutto di chi aristocratico ci è diventato …per eredità ), é IL dramma di chi non può
permettersi neanche di mangiare”.
“Miseria e Nobiltà si mescolano fino al punto che ” la prima diventa la seconda se vissuta con onestà e orgoglio, e la seconda diventa la prima se vissuta con arroganza e disprezzo”.
Eduardo, nelle sue opere, ha spesso criticato “l’ipocrisia della società moderna” servendosi della sottile arma dell”ironia e trasformando una vicenda comica in una storia velata di drammaticità.

La grandezza di questo film è dovuta, “oltre che ad un copione di straordinaria efficacia comica, soprattutto ad un cast di attori superlativi, che riescono con il loro brio e la loro straordinaria verve comica” a dare una ” dimostrazione del fatto che il genio è imperituro e non conosce stagioni”.
“Le battute, le gag, i dialoghi sono ormai entrati nell’immaginario di tutti gli italiani ” e, anche a distanza di sessant’anni, sembrano ancora attuali.
“Non c’è nessun effetto speciale tranne la bravura degli attori” :
Totò, Enzo Turco e Dolores Palumbo “sono assolutamente strepitosi”. Come sempre fantastico Totò , soprattutto, nel suo ingresso a casa di Don Gaetano. Ma anche gli altri attori lo seguono con straordinaria capacità. Memorabile rimane la sequenza in cui Totò balla sul tavolo, mettendosi gli spaghetti in tasca, seguito dagli altri interpreti: in questa scena viene rappresentata in modo magistrale la ” Povertà” “con una leggerezza e una delicatezza fuori dal comune … soprattutto con grande dignità, perchè nella povertà non c’è vergogna”.
Anche “la sceneggiatura è, (secondo i critici) , impeccabile, le battute mai banali, e la scenografia è asciutta.
La “fusione tra commedia degli equivoci e comicità verbale risulta perfetta”. Le battute originali della farsa sono riportate nel film con assoluta fedeltà e adattate alla “maschera grottesca ” di Totò che offre, insieme ai suoi compagni, una straordinaria pagina che sembra appartenere alla Commedia dell’Arte.

Per chiudere la presentazione di questa pellicola , non trovo parole più idonee di quelle di Walter Veltroni che, in una sua recensione ( riportata in mymovies.it ) dice:
” Abbiamo nostalgia di Massimo Troisi. Vi parlo dei suoi avi, di due o tre generazioni di inventori di comicità provenienti da Napoli, Italia.
Totò fa Scarpetta, e Troisi, nel remake della scena della dettatura della lettera, ha rifatto Totò.
Da bambino mi ricordo che mi rapì, mi affascino una copertina del Corriere dei Piccoli. C’era disegnato un ragazzo che guardava in uno specchio in cui… mi sembrava che in quella strana immagine fosse racchiuso un mistero, quello del tempo “. Walter Veltroni

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Fernanda Zuppini