La Sceneggiata Napoletana

Un genere, tipico della realtà artistica partenopea, è la “Sceneggiata Napoletana”, nata storicamente nel primo Dopoguerra con l’intento di fondere il genere musicale classico con il teatro.

La rappresentazione prendeva il titolo da una canzone di successo e, intorno al tema musicale, si sviluppava un testo in prosa che dava origine a uno spettacolo in cui canto, ballo e recitazione venivano fusi insieme.

La “Sceneggiata Napoletana” diventò in breve tempo anche un genere cinematografico e, tra il 1919 e il 1927, la “Miramare Film“, realizzò circa un centinaio di pellicole di gran successo.

Anche dopo il 1945 a Napoli si continuarono a produrre film intitolati a famose canzoni, ma poi il genere fu quasi totalmente abbandonato fino agli anni Settanta in cui si verificò una sorta di revival, con gli artisti Pino Mauro, Mario Trevi fino a Nino D’Angelo, Carmelo Zappulla e soprattutto Mario Merola, che fu soprannominato “il re della Sceneggiata”, in quanto riuscì a dare a un genere tipicamente regionale una popolarità a livello nazionale.

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La sceneggiata diventa, come scrive Pasquale Scialò in alcuni suoi articoli, “sinonimo di esagerazione, teatralità, drammatizzazione eccessiva ” e tutto ciò ” si deve all’uomo che ha portato questo genere teatrali sugli schermi…”, Mario Merola, “‘O rrè d’ ‘a Sceneggiata “.

Mario Merola è stato, tra gli anni Settanta e Ottanta il protagonista di numerose trasposizioni cinematografiche della Sceneggiata e, per merito suo, il genere si diffuse in tutta Italia e nel resto del mondo, come Canada e Usa.

Dopo il successo del suo primo film, “Sgarro alla Camorra” del 1973, il cantante-attore interpretò le sue sceneggiate più famose: “Lacrime Napulitane” , “I figli…So’ pezzi ‘e core”, “Zappatore”, “Torna”, “Giuramento”, “Carcerato”, “Tradimento”, “Guapparia”.

Tra le  cine- sceneggiate più famose di argomento poliziesco, abbiamo poi “Napoli, serenata calibro 9“, “Contrabbandieri di Santa Lucia”, “Napoli – Palermo – New York”, “Il Triangolo della Camorra”,     “Il Mammasantissima”.

Per merito dell’attività  artistica di Mario Merola ( 1934 – 2006 ), si ebbe, negli anni ’70-’80, non solo una rivalutazione della Canzone Napoletana Classica, ma di tutto il genere musicale-teatrale della Sceneggiata (che era stato in auge soprattutto tra le due guerre). Merola è stato l’incontrastato re della Sceneggiata ed è riuscito a dare ad un genere, fino ad allora circoscritto a un ambito regionale, una rilevanza nazionale, creando un filone cinematografico basato su una filosofia tipicamente napoletana, in cui la tradizione della Sceneggiata si intreccia al filone poliziesco. Nei suoi film egli interpreta personaggi di boss e di guappi, alternandoli a figure di padri e mariti alle prese con tradimenti di vario genere. Le sue cine-sceneggiate, oltre al successo ottenuto in Italia, hanno avuto riscontro internazionale arrivando ad essere doppiate in inglese, francese, arabo, turco, tedesco.

Tra le sceneggiate interpretate da Merola in teatro e poi al cinema, quella che ha lasciato una forte impronta nella sua carriera è Zappatore”, una rappresentazione del 1930, tratta dal brano omonimo di Libero Bovio , che Il regista Alfonso Brescia, 50 anni dopo, decise di riportare sugli schermi con Mario Merola, Regina Bianchi e Aldo Giuffrè, registrando un incasso record di sei miliardi di lire.

Negli Anni ’90, dopo essere stato prosciolto dall’accusa di associazione mafiosa, partecipa ad alcuni programmi televisivi di grande successo, riprendendo la sua attività di cantante e di attore, fino al 2006 quando, ricoverato in rianimazione per aver mangiato cozze crude, muore dopo pochi giorni per arresto cardiocircolatorio.
Sui manifesti funebri, affissi nelle strade, si leggeva: “E’ mancato l’artista del popolo, il grande Mario Merola”.

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Negli anni Ottanta intanto, si andava affermando come protagonista di sceneggiate, sia in teatro che al cinema, NinoD’Angelo, che nel 1982 interpretò, insieme al “grande” Mario Merola, “Tradimento e giuramento”, e ottenne nel 1893 il suo primo successo personale con il film ‘Nu Jeans e ‘na maglietta, in cui si realizzò l’abbinamento di “Disco” e Film.

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Fu un enorme successo e da questo momento iniziò il “Fenomeno Nino D’Angelo“, soprannominato “Il ragazzo del caschetto” con album e film “che sbancarono al botteghino e raggiunsero, nel 1985, la TopTen delle classifiche nazionali. La canzone Napoli, tratta dal film “Quel ragazzo della Curva B”, divenne un inno per i tifosi napoletani.

Con la morte dei suoi genitori, entrò in un periodo di depressione e, abbandonato il caschetto biondo che lo aveva reso famoso, passò a un look completamente diverso. Le nuove circostanze spinsero Nino D’Angelo a riaprire il Trianon, il “teatro del popolo  con una sceneggiata di Mario Merola, proprio nel decimo anniversario della sua morte.

Il Teatro Forcella” è un teatro pubblico napoletano, meglio noto come Teatro Trianon o “Teatro del popolo Trianon Viviani”, costruito nel 1911  nel cuore di Napoli (allo sbocco di Via Forcella su piazza Calenda), oggi patrimonio mondiale dell’UNESCO, di cui Nino D’Angelo è stato il direttore artistico dal 2006 al 2010, continuando così  a tenere in piedi, almeno in teatro la Sceneggiata Napoletana

Un discorso a parte, in questa breve analisi sulla sceneggiata napoletana, merita poi “La Smorfia” di Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo De Caro, di cui tratteremo nel prossimo articolo.

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Tutte le puntate de “Breve storia del cinema napoletano”, le trovi nella rubrica 

“La Storia di Napoli” di Napoliflash24.it (clicca qui)

Fernanda Zuppini