Breve storia del cinema napoletano: “dalle origini agli anni cinquanta”

È importante anzitutto, capire in quale contesto  storico, artistico e culturale  si sia formato il cinema partenopeo, diventando, a cavallo del Novecento, il simbolo del nascente cinema italiano.

Nei primi decenni del Novecento, insieme a Roma e Torino, Napoli era uno dei principali poli di produzione del cinema italiano.

Le prime dimostrazioni del Cinématographe Lumière furono effettuate a Napoli tra il 1896 e il 1898 e l’entusiasmo popolare suscitato portò all’apertura, ai primi del Novecento, delle prime sale dedicate alla proiezione cinematografica.

Fratelli Lumière

Così il cinema veniva separato dallo “Spettacolo di Varietà” cui era abbinato agli inizi e, nel giro di pochi anni, ottenne un rapido successo che portò alla moltiplicazione delle Sale di Proiezione.

Contemporaneamente si sviluppò l’attività delle produzioni cinematografiche.

SI trattava prevalentemente di imprese artigianali  a conduzione familiare: spesso gli “Studi  di Posa” erano allestiti nel cortile di casa e  le stesse Sale di Proiezione erano per lo più delle baracche in legno.

Nel 1907 a Napoli sono già attive venti sale cinematografiche (a dodici anni dalla prima proiezione dei fratelli Lumière avvenuta a Parigi). In quegli stessi anni, su sette riviste specializzate che in Italia si occupano di cinema, sei sono pubblicate a Napoli.

A Napoli fu inventato il Cinema chantan e Napoli vanta la prima regista donna del cinema italiano, Elvira Notari.

A Napoli infine fu fondata la Titanus, una delle più gloriose e note case di produzione e distribuzione italiane.

Napoli di fine '800

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Gepostet von Napoliflash24 am Freitag, 28. März 2014

In questa fase iniziale di scoperta e di “invenzione” del mezzo espressivo, il cinema napoletano occupò uno spazio tutto suo nel contesto del nascente cinema italiano.

Il cinema a Napoli riuscì, infatti, a conservare un forte legame con la propria cultura e le proprie tradizioni, in special modo con quelle teatrali e musicali. Inoltre, proprio grazie a queste caratteristiche riuscì a instaurare con il suo pubblico un rapporto molto particolare.

Sul piano nazionale questo causò alle produzioni cinematografiche napoletane un certo isolamento, ma consentì anche di superare senza traumi quella crisi di crescita che, sul finire degli anni dieci, investì la giovane industria cinematografica italiana.

E’ singolare osservare le analogie di questa situazione con quella che si presentava, in ambito più vasto, a livello mondiale. Mentre negli Stati Uniti e in Europa andava sviluppandosi ed organizzandosi una cinematografia che si avviava a diventare quella dominante , in altre parti del mondo, come l’India, il Giappone, l’Australia, si svilupparono all’epoca del muto, cinematografie molto interessanti e prolifiche, fortemente legate alle rispettive culture nazionali, che nel giro di pochi anni sarebbero state travolte dall’industria cinematografica “vincente”, lasciando solo poche, tracce.

Il forte legame conservato con la “cultura del territorio” fu, allo stesso tempo, la grandezza e il limite del cinema napoletano delle origini.

Naturalmente, di questa stagione così vivace e creativa si conserva una memoria molto scarsa.

In verità tutto il periodo del  cinema muto in Italia presenta gravi deficit storiografici e di documentazione dovuti sia alla scarsa considerazione del fenomeno, sia alle vicende storiche e politiche.

Appuntamento alla prossima puntata de “Breve storia del cinema napoletano” nella rubrica “La Storia di Napoli” di Napoliflash24.it (clicca qui)

Fernanda Zuppini