Quante ma tante canzoni… sfornate come brioches in un moderno panificio… Alzi la mano chi, cultore della canzone napoletana, non ha mai sentito il nome di uno di questi due Autori, fosse solo per le centinaia di canzoni che hanno presentato nel tempo al Festival di Napoli.

E come non ricordare tra le tante la famosa Scalinatella?

Contesa da Capri a Positano, perché a volte gli autori attribuiscono un brano al posto dove sono ospiti, e sembra che in quel periodo Bonagura soggiornasse proprio sull’isola più famosa al mondo. Tornato a Napoli, così racconta come mette in pratica l’ispirazione: Andavo a casa di Cioffi una sera, a piedi, ero giovane e mi piaceva camminare. Percorrevo via Toledo e tracciavo senza fermarmi delle parole sulla carta, che avevo già, così come mi venivano a mente, un certo suono e una certa cadenza che rendevano più veloce e più cadenzato il mio passo. Giunto a casa dell’amico e sedutomi al suo fianco, ho a più riprese posto quel foglietto accanto al piatto dove egli mangiava. Niente. Finse sempre di non percepire il mio invito a leggere. Finito il pranzo, con calma egli si alzò, sedette al pianoforte e suonò Scalinatella  con le stesse note che tutto il mondo oggi conosce. Io non rifeci e non aggiunsi, non sostituii mai alcun verso.

Enzo Bonagura vide la luce il 19 aprile del 1900 in quel di San Giuseppe Vesuviano.

… nacqui alle falde del Vesuvio sul cominciar del secolo in una casa dai balconi pieni di gerani. Era scavata nell’arsa roccia la strada che conduceva all’azzurrissimo mare di Napoli… A sei anni visse momenti di panico, quando, aprile 1906, la rovinosa nota eruzione vulcanica lo costrinse a trovare scampo in un paese vicino con il padre, commerciante di vini vesuviani.

Per l’arte va a vivere a Napoli; per l’arte s’impiega in una farmacia di via dei Mille; per l’arte riesce ad entrare in un ambiente nel quale non avrebbe mai sognato di entrare. Conosce da vicino personaggi di altissimo livello quali F.T. Marinetti e Roberto Bracco. Ormai scriveva canzoni a profusione (che sarebbero arrivate al numero notevole di circa mille).

Non era una novità la tendenza del Bonagura alla vita di bohémien e di scapigliato, né lo era la sua liberalità. Erano anche i tempi in cui egli aveva intrecciato rapporti di amicizia con i maggiori ingegni del tempo, come prova una fotografia nella quale egli compare in un gruppo con Salvatore Di Giacomo, Raffaele Chiurazzi, Libero Bovio, Edoardo Nicolardi, Francesco Buongiovanni ed altri non bene identificati. Con Di Giacomo s’incontrava spesso e gli chiedeva lumi e consigli su problemi di poesia e parlata dialettale.

Bonagura, nel camminare, aveva un portamento «ammartenato», come si dice a Napoli, insomma si dondolava lievemente come fanno i giovani che si danno delle arie; ma quel portamento non era voluto o manieroso: era perfettamente naturale.

Scrisse anche canzoni in lingua e musicò i suoi versi come meglio poté, non essendo un musicista. Un’emiplegia lo colpì poco dopo il 1970 e una bronchite lo finì il 17 marzo del 1980. La sua mente fu lucida, fino alla fine, ma la sua voce ormai si era già spenta dai primi anni settanta. Aveva manifestato il desiderio di essere sepolto nel cimitero di Ottaviano dove infatti riposa, nella cappella di famiglia.

Giuseppe Cioffi, invece, nasce a Napoli il 3 novembre 1901.

E’ un fiume di bella musica. Basterebbe dare uno sguardo alle canzoni di successo per formarsi un’idea della sua formidabile attività e del suo fecondissimo estro. Le sue canzoni sono centinaia e centinaia, impossibile tenere il passo.

Cioffi, giovanissimo, dopo aver studiato musica nel nostro Conservatorio, divenne un assiduo frequentatore, in compagnia del poeta Enzo Fusco, di «periodiche» e circoli, ove, compositore in erba, aveva occasione di presentare le sue prime canzoni. Fu in questi ambienti familiari che affilò le armi per i successi futuri, saranno essi canzoni melodiche oppure macchiette di sorprendente vitalità musicale.

Pubblicò la sua prima canzone con La Partenope (1923), finché non approdò a quel gran porto canoro che si chiamava Casa editrice La Canzonetta. Qui collabora, in particolare, con Bonagura, Fusco, Letico, Canetti, Fiore e soprattutto con Gigi Pisano. Ma la sua attività non si limita alla sola composizione. Con pari energia e competenza, il futuro autore di Scalinatella, affronta anche le fatiche e le insidie dell’organizzazione di spettacoli musicali cui prende parte, inoltre, come direttore d’orchestra. La collaborazione con Gigi Pisano, dette abbondanti frutti: macchiette di nuovo stile e melodie riempiono interi fascicoli de’ La Canzonetta e alimentano spettacoli di audizioni. Il binomio Cioffi-Pisano diventa famoso e resta sulla breccia per oltre vent’anni: in questo periodo dà vita a tutto il repertorio macchiettistico di Nino Taranto e dona al mondo una delle più belle canzoni di Napoli: ‘Na sera ‘e maggio. Poi, Cioffi fonda una casa editrice a cui dà il suo nome, pubblica ogni anno nuove canzoni ed organizza spettacoli di Piedigrotta. Collabora con uno stuolo di poeti ed il figliuolo Luigi. Anche come editore registra canzoni di successo, molte delle quali partecipanti al Festival della Canzone napoletana.

di Carlo Fedele