E pensare che il calcio, quello sano, di solito dovrebbe essere un momento di svago, da vivere per quello che è e che sa dare, nel bene e nel male. Invece, quella che è andata in scena oggi a Bologna, è certamente da archiviare come una brutta pagina del tifo sportivo. La stupidità mista all’ignoranza, di buona parte dei tifosi del Bologna, è arrivata perfino a coprire d’insulti e fischi anche la memoria di Lucio Dalla. Sì, perché sulle note di ‘Caruso’, canzone popolare e di grande successo del cantautore morto a marzo del 2012, sono state sommerse dai cori offensivi e razzisti da parte di circa 7mila sostenitori rossoblù. Resta solo da capire il perché della solita vergognosa accoglienza che ormai da tempo accoglie i tifosi napoletani in trasferta. Da segnalare che al Dall’Ara erano presenti almeno settemila sostenitori azzurri.

Gli epiteti contro i partenopei hanno tutti i connotati di una forma di razzismo da stadio legalizzata. Eppure le nuove norme della Federcalcio che regolano le “Responsabilità per Comportamenti Discriminatori” parlano chiaro: “le società sono responsabili per l’introduzione o l’esibizione negli impianti sportivi da parte dei propri sostenitori di disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, recanti espressioni di discriminazione. Esse sono altresì responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione espressiva di discriminazione che comporti offesa, denigrazione, incitamento all’odio o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine territoriale o etnica, ovvero configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori. A questo punto la curva del Bologna è a rischio chiusura. E i cretini della Curva se ne facciano una ragione.

vesuvio
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