Boicottaggio Israele, free Palestina.

Da diversi anni è stato promulgato il boicottaggio dell’economia di guerra israeliana. Inizialmente era supportato solo da gruppi e spiriti progressisti ebraici negli Usa e nella stessa Israele. Nel 2002 Neta Golan, attivista israeliana, a Roma ha riproposto questa campagna civile per la fine dell’occupazione militare e coloniale della Palestina. Da quella data, la campagna per il boicottaggio ha iniziato a diffondersi in varie forme oltrepassando di gran lunga i confini del mondo arabo. Alcuni gruppi, soprattutto in Israele, sostenevano il boicottaggio delle merci e dei prodotti provenienti dai Territori Occupati. In poco tempo vi è stata l’adesione a quest’ ottica anche da parte di alcune catene di distribuzione inglesi tanto che il governo britannico ha bloccato la vendita di questi prodotti sull’ intero territorio. A livello sociale, la campagna di boicottaggio si è rapidamente sviluppata anche in Francia, dove ,attualmente, è sostenuta maggiormente dalle forze politiche di sinistra come dal Partito Comunista, i Verdi e la Lega Comunista Rivoluzionaria. In Italia, le prime istanze per il sabotaggio dell’economia di guerra israeliana sono datate all’inizio del 2002. Centinaia di campagne sono maturate in tutto il Paese, a partire dai volantinaggi ai supermercati che smerciano prodotti israeliani come ad esempio Upim ,La Rinascente, Carrefour ed Auchan. Alle forze politiche italiana, chiuse in irriducibile astensione, si contrappone una mobilitazione capillare di comitati e delle associazioni che incoraggiano la Resistenza palestinese. Non è sempre,però, facile per i consumatori distinguere i prodotti israeliani da quelli di altri Paesi. Per quanto riguarda i prodotti freschi, la frutta, i legumi e le spezie,la provenienza è verificabile. Più difficile, invece,per i prodotti trasformati che non portano necessariamente traccia della loro origine.
Il codice a barre su un prodotto può essere una traccia. I prodotti che sono imballati ed etichettati in Israele hanno un codice a barre israeliano che inizia con 729. Alcuni prodotti israeliani ,però, sono imballati in Belgio o in Francia o altri Paesi dalle grandi catene di distribuzione con un codice a barre nazionale. Questo fenomeno di boicottaggio e disinvestimento di Israele sta assumendo forme sempre più concrete e minacciose. Di recente, decine di aziende israeliane colpite dal boicottaggio si sono riunite per verificare la percentuale di perdite che stanno subendo e di quelle che subiranno in caso di un ritiro di investimenti stranieri. Probabilmente grazie a ciò la comunità imprenditoriale israeliana sta prendendo coscienza che il pericolo di disastro economico non riguarda più solo le aziende situate nelle colonie, ma anche quelle che lavorano con esse.

Emilia Chiara Scognamiglio