Bionisiaco. Il simpatico neologismo sincratico, creato apposta dagli organizzatori, unendo i termini biologico e dionisiaco descrive bene l’intento della manifestazione: coniugare il piacere del vino con una viticoltura sostenibile.
E bisogna dire che questo obiettivo è stato in gran parte centrato già con questa prima edizione, svoltasi a Salerno la scorsa settimana nel Complesso monumentale di Santa Sofia.

Organizzato da Franco Cappuccio e Danilo Donnabella, patrocinato da Regione Campania e Comune di Salerno e con il contributo di diversi partner, tra cui la Delegazione di Salerno dell’Associazione Italiana Sommelier, l’evento si è articolato in tre incontri tematici tenuti, di mattina, nel Convitto Nazionale e in degustazioni a banchi d’assaggio dei vini di venti aziende biologiche certificate campane nello spazio espositivo allestito nella Chiesa dell’Addolorata.

Venerdì 11 si è discusso di economia e filosofia green con particolare riferimento al settore vitivinicolo; sabato mattina l’attenzione si è concentrata sul tema del biologico nei vari aspetti che lo definiscono e lo rendono sostenibile; domenica, infine, è stata la volta del turismo enogastronomico.

Abbastanza numerosi e di buon livello anche i vini in degustazione nello spazio espositivo, presentati, per la maggior parte, direttamente dai produttori.
E proprio la presenza dei produttori, vero valore aggiunto di questa manifestazione rispetto ad altre analoghe, fa sperare in una crescita e in una stabilizzazione di questo appuntamento: le premesse ci sono.

Per finire una critica e un suggerimento.
La prima è un difetto che accomuna molte degustazioni rivolte a non addetti ai lavori: i calici, decisamente piccoli e inadeguati, da sostituire assolutamente in futuro.
Il secondo si riferisce alla durata della manifestazione: tre giorni, soprattutto per i banchi d’assaggio, sono un impegno eccessivo per i produttori; si pensi che, per esempio, la Prowein di Düsseldorf, una delle più importanti fiere internazionali sul vino, ha la stessa durata. Mantenere i tre giorni per i convegni, limitando a due giorni le degustazioni a banchi d’assaggio potrebbe essere un buon compromesso.

Comunque, una prima edizione promettente che, una volta corretto qualche “difetto di gioventù”, potrà aspirare a diventare un evento di riferimento a livello regionale.
Buon lavoro agli organizzatori per l’anno prossimo!

Domenico Capogrossi