I biologi che lavorano nei laboratori degli ospedali dell’Azienda dei Colli, venerdì 10 luglio, hanno ricevuto un importante riconoscimento per il ruolo svolto nella lotta al nuovo coronavirus, durante una cerimonia tenutasi nell’aula “Ferruccio De Lorenzo” dell’ospedale Cotugno.

Nei primi concitati momenti della fase pandemica è emersa la necessità di individuare strategie d’azione efficaci per fronteggiare l’emergenza. I biologi sono divenuti “eroi sconosciuti che fanno onore all’umanità“, stando alla definizione data dal loro presidente nazionale, Vincenzo D’Anna, che ha poi sottolineato l’importanza di riconoscere la validità di una professione che non va svilita con un precariato, che spesso si traduce in contratti mortificanti che durano un’intera vita professionale.

Oltre a lui, alla cerimonia di consegna del riconoscimento, hanno preso la parola il direttore generale dell’A.O. dei Colli, Maurizio Di Mauro, il direttore dei laboratori Monaldi e Cotugno, Luigi Atripaldi e del C.T.O., Ciro Esposito. In rappresentanza del sindacato unico di medicina ambulatoriale e delle professionalità dell’area sanitaria c’era Paolo Bassano. Per l’Ordine dei Biologi, oltre al presidente, è intervenuto anche il commissario straordinario della delegazione campano-molisana, Vincenzo Piscopo, classe 1958 e specializzazione in Patologia Clinica, che lo ha portato a lavorare nell’ambito della microbiologia. Ha prestato servizio presso la Asl Napoli 1 e la stessa A.O. dei Colli, in varie direzioni sanitarie ha lavorato per debellare il fenomeno delle infezioni contratte nei reparti di degenza. Il Ministero della Salute gli ha conferito l’attuale incarico di commissario straordinario dell’Ordine dei Biologi per la Campania e il Molise. Data l’esperienza acquisita negli ospedali e nell’istituzione di autogoverno dei biologi, a lui abbiamo chiesto di aiutarci a capire la realtà, epidemiologica e sociale, in cui viviamo. Lo ringraziamo per aver concesso l’intervista. Come leggerete, si rivolge soprattutto ai giovani chiedendo loro di mettersi in contatto con lui oppure con gli esponenti dell’Ordine. Se non sono ancora iscritti o hanno solo maturato l’idea di iscriversi alla facoltà di Biologia, potranno avere l’occasione di chiarirsi le idee sui possibili percorsi di studio e su quanto serve per poter accedere a un concorso pubblico, oltre che sugli altri sbocchi professionali offerti da un percorso di cui spiega alcune carenze. A tutti rivolge l’invito a essere lavoratori e cittadini attivi, perché si trova nella natura del giovane, studente o lavoratore, quell’energia che serve a cambiare in meglio la società. Così come è nella maturità del professionista adulto la capacità di valorizzare e indirizzare per il bene di tutti la spinta al cambiamento.

D- Buongiorno, dottor Piscopo. Come pensa che si evolverà la situazione?

R- Spiegare oggi come si evolverà la situazione e cosa ci attende tra quattro mesi è impossibile, anche se l’opinione prevalente è che il Covid-19 avrà un’evoluzione simile a quella di molte altre malattie virali, quindi non scomparirà. Rimaniamo, però, nell’ambito delle probabilità, nessuno può dare certezze a riguardo, per cui raccomando di seguire un atteggiamento prudenziale. Finora all’Azienda ospedaliera dei Colli è andato tutto per il meglio. Ce lo auguriamo anche per il futuro. Ricordo che stiamo parlando di tre grossi ospedali, che hanno radici diverse. Il Monaldi ha eccellenze in vari ambiti, tra i quali la Cardiochirurgia e la Pneumologia. Il Cotugno è un ospedale regionale che, dopo lo Spallanzani di Roma, è al primo posto nel Mezzogiorno per la cura delle malattie infettive, in cui è specializzato. Il C.T.O. è l’unico presidio ospedaliero dei tre ad avere un pronto soccorso di tipo generale, quindi è il primo luogo in cui si accoglie un paziente che potrebbe risultare positivo. Sin dall’inizio dell’emergenza è stato attrezzato per poter agire al meglio e, attualmente, il laboratorio del Cto è l’unico, a Napoli e provincia, a collaborare con il Ministero della Salute per l’indagine di sieroprevalenza da Covid-19. Basti pensare che in tutta la struttura dei Colli, oltre che nel Cotugno, non sembrano esserci, tra i dipendenti, casi di contagio correlati all’assistenza. E’ un risultato eccezionale perché è difficile da raggiungere: è stato possibile ottenerlo grazie all’alta specializzazione acquisita con costanti esercitazioni sulle procedure essenziali e sulle contromisure da adottare qualora le prime fossero violate accidentalmente. Non sono dei protocolli fatti in occasione del nuovo Coronavirus, ma è un modo di lavorare che permette da sempre di ridurre i rischi di un contagio, affinando tecniche e conoscenze. Negli anni, l’A.O. dei Colli ha dovuto fronteggiare l’emergenza del colera e dell’aids e si è dovuta confrontare col rischio dell’ebola. La costanza nel fare simulazioni è il solo modo con cui si garantisce la qualità a un processo complicato verso agenti patogeni che, di tanto in tanto, minacciano la salute del singolo e della collettività.

D- Ci può fornire una descrizione del gruppo di biologi che hanno lavorato nei laboratori?

R- Abbiamo dei professionisti entrati nel mondo del lavoro poco più di un anno fa e altri che sono prossimi alla pensione. Hanno dai trentacinque anni in su, i primi sono precari e chissà che un giorno superino il concorso per lavorare nel pubblico. Glielo auguro. Certo è che tutti hanno dato il massimo. I giovani hanno usato molto bene la formazione universitaria e hanno tratto grandi insegnamenti dai colleghi più maturi, che hanno affrontato anche altre emergenze, come quella del colera. Insieme hanno formato dei gruppi di lavoro che hanno saputo organizzarsi ottimamente per gestire una situazione eccezionale, perché ogni pandemia ha le sue peculiarità. Non è facile collaborare, tante cose sono nuove e i sacrifici richiesti sono molti. Penso a una giovane biologa che, senza auto, ogni giorno veniva da Salerno a prestare servizio e lo faceva con puntualità e dedizione. In momenti simili, la cooperazione di ciascuno e l’unione della abilità e delle esperienze è fondamentale perché l’intero processo vada avanti senza intoppi. Per questo come Ordine ci siamo attivati, nella prima fase dell’epidemia, affinché i burocrati e i politici, nelle loro circolari e nei vari decreti, ricordassero il ruolo svolto con abnegazione da tanti biologi. L’Ordine fino al 2018 era centralizzato, quindi, lontano dai problemi dei lavoratori, inoltre, era vigilato dal Ministero di Giustizia. Ora non lo è più, la legge ha istituito ordini regionali, quindi siamo presenti sul territorio e questo ci permette di dialogare coi biologi e di far presente al legislatore locale o nazionale ciò che non va o i punti sui quali prestare maggiore attenzione.

D- Colpisce che in laboratori d’eccellenza come quelli dell’A.O. dei Colli ci siano professionisti precari seppur giovani: qual è l’incidenza del fenomeno sulla classe dei biologi?

R- Come in tutti i mercati, anche in quello del lavoro, c’è una domanda e un’offerta. Se per i medici esiste il numero chiuso che regola i vari accessi alla carriera, quindi il numero di laureati è proporzionale a quello richiesto dal mercato, per i biologi non è così. Da qualche anno a questa parte, si stima che la regione Campania abbia bisogno, ogni anno, di circa centottanta biologi, mentre dalla facoltà di Biologia delle sue università esce un numero di laureati che è molto più grande. Alla Federico II, secondo i dati di cui sono a conoscenza, ogni anno mille-e-duecento studenti escono dall’ateneo con il titolo di biologo. La situazione è aggravata dal blocco del turn over e dall’assenza, da circa vent’anni, di un concorso pubblico per biologi. Gli ultimi sono iniziati nel 2018 e si stanno ancora svolgendo. Non bastasse ciò, per accedere a un concorso pubblico in ambito sanitario oltre alla laurea specialistica, occorre essere iscritti all’Ordine ed è obbligatoria una specializzazione post lauream che si acquisisce nella scuola di specializzazione che dura quattro anni. Nel quinquennio 2011-2016, l’accesso agli studi specialistici non è stato possibile perché le università hanno sospeso l’accesso al grado più alto di formazione successiva al primo percorso accademico. Una delle ragioni risiede nella richiesta dei biologi di poter avere un rimborso mensile, come accade per i medici che dopo la laurea frequentano la scuola di specializzazione.

D- Alla luce di quello che ci ha detto finora, il riconoscimento ricevuto lo scorso venerdì che rilevanza assume?

R- La lettura che do all’encomio è quella di un segnale di apprezzamento e di stimolo professionale. L’Ordine, che rappresento, cerca di gratificare i sacrifici di tutti gli iscritti, dimostrando sensibilità verso la peculiare situazione in cui, da tempo, si trovano i neolaureati e non solo. Ai precari che aiutano a portare avanti le analisi cliniche e con esse il lavoro dei laboratori, pubblici e privati, e a tutti i professionisti che stanno vivendo momenti di difficoltà rivolgo l’augurio che la classe politica e la dirigenza aziendale agevolino la stabilizzazione dei loro contratti. Lo chiedo anche a chi ha potere decisionale: diamo dignità a tutti i dipendenti, che sono risorse, non pesi. Mi auguro che ciò accada anche per i giovani precari dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, dove, per fortuna, la dirigenza sa bene che loro sono risorse preziose senza le quali non si potrebbero fare tanti passi in avanti. Da padre ancorché da rappresentante dell’Ordine e da professionista, rivolgo un pensiero anche a chi studia all’università o vorrebbe iscriversi alla facoltà di Biologia: scriveteci, contattateci, anche se non possiamo offrire un lavoro, siamo in grado di orientarvi e di indirizzarvi su sbocchi professionali che sono poco noti ma comunque avvincenti. Formarsi per tempo può aiutare a evitare aspettative fallaci. Ai tre attori sociali del sistema rivolgo, invece, un altro appello: è giunto il momento che gli uomini e le donne che hanno ruoli decisionali nel campo universitario, industriale e politico dialoghino e agiscano di comune accordo per prevenire situazioni come quella che caratterizza il mercato del lavoro da vari decenni, durante i quali i “disoccupati operai” di un tempo sono diventati “disoccupati intellettuali”. E a chi si iscrive all’Ordine dei Biologi, chiedo di candidarsi alle prossime elezioni interne all’istituzione, perché noi, che abbiamo un’età più matura, sentiamo il bisogno del vostro entusiasmo, che si traduce in sogni talvolta realizzabili.

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