A pochi mesi dalle prossime elezioni politiche, l’esito del voto siciliano (il successo del candidato del centrodestra, la “vittoria mutilata” del M5S sconfitto sul traguardo, il tracollo del Pd e della sinistra) indica alcune linee di tendenze che non possono essere trascurate.
Il centrodestra – È un tipico caso in cui c’è il popolo, ma mancano i partiti in grado di rappresentarlo. Così è stato nel recente passato. Il trio Berlusconi-Salvini-Meloni ha capito la lezione e, mettendo da parte le divisioni su tanti punti programmatici, cammina diviso per colpire unito. In Sicilia, ma anche in altre elezioni amministrativa, il modello ha retto. Così si spiega la rinascita del centrodestra che si presenta con le carte in regola per vincere la prossima tornata elettorale. Certo, poi, di vedrà come andrà a finire lo scontro interno per la leadership tra le tre punte della coalizione. Con Berlusconi che, salvo clamorosi sviluppi da Bruxelles sulla sua incandidabilità, è fuori dai giochi, ma potrebbe indicare il nome del prossimo premier (Carfagna o Tajani), e Salvini che vuole giocare la sua partita.
M5S – In Sicilia, fino a pochi mesi fa, la vittoria era annunciata. Invece è arrivata la sconfitta inaspettata, nonostante l’aumento considerevole dei consensi. Il candidato premier Di Maio in Sicilia ci ha messo la faccia e non ne esce bene. Così come l’annullamento dello scontro in TV con Renzi ha gettato altre ombre sul suo spessore di leader. Eppure, nonostante i problemi della Raggi, a Roma, dell’Appendino a Torino, la luna di miele tra una parte considerevole del Paese e i grillini continua. Errori, gaffe, vicende amministrative passano tutte in secondo ordine. E non scalfiscono il loro appeal.
Così il M5S si ingrossa o con voti in libera uscita dalla destra, come è accaduto in passato, oppure con quelli provenienti da sinistra, come emerso dal voto siciliano. Il Movimento intercetta il malcontento, la rabbia, di settori dell’opinione pubblica. Ma se questa rabbia non trova risposta sul terreno programmatico, può sbollire. O indirizzarsi in altra direzione. Perché anche in politica la luna di miele è destinata a finire.
Sinistra – Nella doppia articolazione – Pd e sinistra-sinistra – , esce più che ammaccata dal voto siciliano. Renzi è in evidente fase calante. Il suo progetto politico è fallito con lo stop alla riforma costituzionale. Annaspa. Negli ultimi mesi ha assunto toni “grillini” (a partire dalla vicenda di Bankitalia) che hanno annebbiato il profilo riformista del Pd. E oscilla: prima la vocazione maggioritaria, cioè l’isolamento del Pd, poi l’improvvisa apertura a Mdp. Controlla il partito, i suoi avversari interni non sembrano in grado di scalzarlo. Almeno ora. Deve decidere se farsi da parte come candidato premier (condizione minima posta dalla sinistra-sinistra) indicando già ora il leader della coalizione (Gentiloni o Minniti), oppure se giocare l’ultima partita in prima persona. Certo, la Sicilia ha le sue peculiarità politiche, ma i segnali per il Pd non sono positivi.
Così come non lo sono per gli avversari extra-Pd di Renzi. Tutti i massimi dirigenti sono andati in Sicilia per sponsorizzare il loro candidato. Il risultato è deludente, ben lontano dall’obiettivo a due cifre. Esiste uno spazio a sinistra del Pd? Per ora Mdp-Articolo Uno non decolla. Perché i voti dei delusi di Renzi o vanno a finire al M5S oppure nel mare dell’astensionismo.
Quindi, è tutta la sinistra che è chiamata a reinventarsi. Per non diventare il terzo polo. Quello irrilevante.

Michele Cozzi