Benedetto Croce, filosofo, storico e critico, nacque a Pescasseroli (L’Aquila) il 25 febbraio 1866, da Pasquale Croce e Luisa Sipari, nel palazzo dei Sipari, famiglia di ricchi proprietari terrieri.

I genitori appartenevano a due agiate famiglie abruzzesi: quella dei Sipari, nativa di Pescasseroli, più legata agli ideali liberali, quella dei Croce di stampo borbonico, originaria di Montenerodomo (in provincia di Chieti), ma trapiantatasi a Napoli. Economicamente indipendente, Benedetto Croce poté permettersi di dedicare tutta la sua vita agli studi e alle attività culturali e politiche senza dipendere da nessuno. Nel 1875 entra nel collegio napoletano detto della “Carità”. Ancora studente liceale ascolta le lezioni di logica tenute da Bertrando Spaventa, cugino del padre, all’Università di Napoli. Comincia a rivelarsi la sua inclinazione per gli studi eruditi e letterari. Mentre si trova in vacanza con i genitori e la sorella a Casamicciola, nell’isola di Ischia, il 28 luglio 1883 è colpito dal terremoto, in cui perderà i suoi familiari. Il giovane fu estratto con una gamba fracassata e un braccio ferito. Benedetto fu tra gli ultimi feriti a essere trasportato a Napoli, le sue condizioni non destavano preoccupazioni.

Il giovane Benedetto era diventato di colpo ricchissimo; la grande proprietà paterna di Montenerodomo, così come quella materna di Pescasseroli, andava divisa fra lui e il fratello Alfonso.  A ridare ancora fiducia nella vita a Benedetto Croce, dopo la tragedia di Casamicciola, pensò lo zio Silvio Spaventa, che lo condusse nella sua casa in via della Missione, a Roma. Così, toccò proprio allo zio rivoluzionario, lui che per primo aveva salutato Garibaldi che entrava a Napoli, mentre le simpatie della famiglia Croce andavano invece ai Borbonici, completare l’educazione di Benedetto e aver cura di lui.

Vive per due anni a Roma, iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza dell’Università “La Sapienza”, dove comincia a seguire le lezioni di filosofia morale tenute da Antonio Labriola. Dopo essere tornato, nel 1886, a vivere a Napoli, sembrò trovare nelle ricerche erudite, inframmezzate da ben organizzati viaggi di studio, il campo di applicazione più congeniale. A quegli anni (1886-1892), risalgono le ricerche raccolte più tardi nel volume “ La rivoluzione napoletana del 1799”, “La storia dei teatri di Napoli dal Rinascimento alla fine del secolo decimottavo”, la fondazione della “Biblioteca napoletana della letteratura” e della rivista di topografia e di arte “Napoli nobilissima”.

Dal 1892 sviluppa un profondo interesse per l’opera di Francesco De Sanctis, di cui si farà anche editore. Nel 1893 oltre a continuare a dedicarsi alla letteratura, intraprende lo studio dell’economia e della teoria marxista, cui dedicherà diversi saggi, riuniti nel volume “Materialismo storico ed economia marxista” (1900). Negli ultimi anni del secolo inizia la lunga e travagliata amicizia con Giovanni Gentile, con cui collaborerà ed instaurerà uno scambio intellettuale tra i più importanti per la sua formazione filosofica. Nel 1901 conosce l’editore Giovanni Laterza e diviene inoltre Commissario per l’Istruzione pubblica nella gestione commissariale del Comune di Napoli.

Nel 1902 Croce pubblicò l’opera che gli avrebbe dato vasto successo anche presso un pubblico non strettamente interessato ai problemi filosofici: “L’estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale“. Croce diede anche la propria adesione al Comitato napoletano ’Pro divorzio’, costituito il 20 gennaio 1902. Nel novembre dell’anno successivo fonda “La Critica, rivista di storia, letteratura e filosofia” che uscirà nel suo primo numero nel gennaio del 1903. Nel 1906 l’editore Laterza comincia a pubblicare la rivista accanto alla quale Croce fa vivere due collane, sempre edite da Laterza: “Classici della filosofia moderna” (1906) e “Scrittori d’Italia” (1910). Nello stesso anno edita due saggi sulla filosofia di Hegel. Nel 1910 entra a far parte del Senato del Regno. Negli anni successivi Croce decide di rendere pubblico su “La Voce“, col titolo “Una discussione tra filosofi amici“, il dibattito con Gentile; in esso si mostra il crescente dissenso con il filosofo siciliano.croce2

Benedetto Croce ebbe una libera relazione intensa, profonda, durata circa venti anni, dal 1893 circa (lui 27 anni, lei 23) fino all’immatura morte dell’amata il 25 settembre 1913, con Angelina (Angiolinella, ‘Donna Nella’) Zampanelli, una donna distinta di singolare bellezza di origine romagnola. Nel 1914 si sposa con Adele Rossi, e dal matrimonio nasceranno Giulio, morto prematuramente, Elena, Alda, Lidia e Silvia. Adele fu donna anche di singolare, deciso coraggio, in occasione dell’aggressione fascista a Croce l’1 novembre 1926 e durante i bombardamenti, tirandolo a forza nel rifugio.

«Quando levandomi dal tavolino, mi affaccio al balcone della mia stanza da studio, l’occhio scorre sulle vetuste fabbriche che l’una incontro all’altra sorgono all’incrocio della via della Trinità Maggiore con quelle di San Sebastiano e Santa Chiara… A me giova, all’ombra degli alti tetti e tra le angustie delle vecchie vie, riparare nella più vasta ombra delle memorie…».”. Così si apre “Storie e leggende napoletane” di Benedetto Croce, il volume pubblicato per la prima volta nel 1919 con Laterza e in cui raccoglie, con la dedica all’archivista e studioso Bartolomeo Capasso, una serie di scritti, soprattutto giovanili, su Napoli, sulla sua anima colta e popolare, sui suoi palazzi e le sue chiese, sulle strade dove si respira ancora la storia di un’antica civiltà. Una serie di itinerari che condurranno il visitatore in una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca di volti, parole, suggestioni e luoghi della città che l’intellettuale abruzzese, «il pensatore che cammina», amava intensamente.

Nelle dispute fra “neutralisti” ed “interventisti” riguardo alla partecipazione dell’Italia alla Prima Guerra Mondiale si schiera con i primi.  Nel 1920, diviene Ministro della Pubblica Istruzione nel quinto ed ultimo ministero Giolitti, carica che ricoprirà fino all’anno successivo. Dopo un’iniziale adesione al fascismo, credendo che fosse “un impeto disordinato ma generoso di rinnovamento dell’Italia“, rifiuta di assumere cariche pubbliche nel primo gabinetto Mussolini. Nel 1924 dopo il delitto Matteotti rompe i suoi rapporti con il Partito Fascista ed aderisce al Partito Liberale italiano che tiene il proprio congresso a Livorno. Nell’aprile del 1925 dopo l’instaurazione della piena dittatura con il colpo di Stato del 3 Gennaio, esce un “Manifesto degli intellettuali fascisti“, cui Croce risponde, su proposta di Giovanni Amendola, con il “Manifesto degli intellettuali antifascisti“, che esce nel “Mondo” e in altri giornali, nel quale denuncia il ricorso alla violenza e la soppressione della libertà di stampa da parte del regime. Croce fu polo di riferimento per quanti si opposero al regime fascista. Cessa nel frattempo il suo rapporto d’amicizia con Gentile, che aderisce pienamente al Fascismo.  Sempre nello stesso anno esce la “Storia del regno di Napoli“.

Il 1° novembre 1926 subisce una spedizione punitiva fascista nella sua casa napoletana. Nello stesso anno viene radiato da tutte le Accademie governative d’Italia. In questi anni il filosofo compie diversi viaggi all’estero, stringendo rapporti personali con Thomas Mann e Albert Einstein; continua inoltre, con la collaborazione di Adolfo Omodeo e Guido De Ruggiero, una metodica battaglia antifascista nelle pagine della “Critica“.  Nel 1928 esce la “Storia d’Italia dal 1871 al 1915” che scatena una dura reazione fascista. L’anno successivo, tiene un discorso in Senato contro il disegno di legge relativo al Concordato con la Santa Sede.  Nel Gennaio del 1944 si reca a Bari per partecipare al congresso dei comitati di liberazione. Nell’aprile dello stesso anno entra a far parte del secondo governo Badoglio come ministro senza portafoglio; dopo la liberazione di Roma entra nel governo Bonomi sempre come ministro senza portafoglio, dimettendosi il 27 Luglio. Il 4 Giugno legge al teatro Bellini di Napoli il discorso col quale viene chiuso il I congresso del ricostituito partito liberale. Nel settembre ’45 entra a far parte della Consulta.  Il 31 marzo 1946 sottoscrive, nell’imminenza delle elezioni per la Costituente, con Orlando, Nitti e Bonomi il manifesto dell'”Unione democratica nazionale“. Nel biennio ’46-’47 partecipa alle sedute dell’Assemblea Costituente. Il 16 febbraio 1947 inaugura a Palazzo Filomarino l’Istituto Italiano per gli Studi Storici. Nel 1948 diviene senatore della prima legislatura. Negli ultimi anni della sua vita si dedica incessantemente ed esclusivamente allo studio.

Benedetto Croce collaborò al «Corriere» scrivendo articoli originali e inviando anteprime di saggi che avrebbero visto la luce nei «Quaderni della Critica». Il rapporto tra Croce e il «Corriere» fu molto intenso: il filosofo abruzzese vi pubblicò 33 articoli e mantenne col direttore un’intensa corrispondenza. Si tratta di articoli nei quali Croce riprende tanta parte dei suoi vasti interessi, dalle riflessioni storiografiche alla letteratura, dalle ricostruzioni storiche alle riflessioni politiche fino alle pagine autobiografiche, al teatro, alla poesia.

Il mattino del 20 novembre 1952 si spegne nella sua casa a Napoli.

A proposito dell'autore

Carlo Fedele

Pur essendo passato sotto innumerevoli Forche Caudine, rimane perennemente in attesa di giudizio

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