Il solito Napoli double-face, discontinuo, incerto e vulnerabile in campionato, solido e impenetrabile in Coppa dove è imbattuto. E così nella semifinale d’andata di Coppa Italia i partenopei espugnano il “Meazza” mettendo un piede e mezzo nella finalissima di Roma: l’Inter, che si presenta in forma e favorita e con la migliore squadra in barba al turn-over non tira mai o quasi in porta, è involuta e non riesce a penetrare nell’area azzurra. Gli uomini di Gattuso si limitano ad imbrigliare gli avversari, appaiono poco propensi all’offesa, ciononostante risultano più volte pericolosi davanti a Padelli. Il gol partita arriva al minuto 57 e lo sigla il calciatore probabilmente più in difficoltà in questo periodo, Fabian Ruiz, bravo a fintare e trovare il giusto spazio per innescare il suo splendido sinistro. Una vittoria autoritaria e preziosa per il Napoli, Gattuso vede la finale.

OSPINA 6: impegnato soltanto a gestire tanti palloni con i piedi, bravo⁹ su una uscita bassa coraggiosa e con i tempi giusti nel recupero.

DI LORENZO 5,5: i due mesi trascorsi da centrale gli hanno fatto perdere confidenza con il gioco lungo l’out. Ed infatti le cose migliori le mette in pratica quando si accentra per difendere o quando deve opporsi all’avversario di turno nello scontro aereo o fisico. Di sgroppate lungo l’out neanche l’ombra se si eccettua quella tentata nell’occasione dalla quale nell’evolversi nasce la rete di Fabian.

MAKSIMOVIC 6: avete presente quando da ragazzini mancava puntualmente un componente per raggiungere il numero sufficiente per la partitella? E si arrangiava con quello che non conosceva neanche come era fatto il pallone pur di giocare? Ebbene nei primi 10 minuti Nikola impersona esattamente quel personaggio lì con interventi goffi, agganci mancati, lanci sbilenchi, insomma si teme il peggio. Poi però la squadra si chiude bene e nei duelli rusticani il serbo prende coraggio e si fa valere. Un altro lancio nel vuoto degno di “Mai dire gol” nella ripresa che fa infuriare Gattuso ma tutto sommato tiene.

MANOLAS 5,5: si esalta nei corpo a corpo soprattutto con Lautaro ma la mediocrità tecnica del greco è assolutamente imbarazzante tanto da costargli un’ammonizione quando, dopo aver regalato palla all’argentino, lo stende in maniera dura e fuori tempo. Regge però in generale e permette al Napoli di avere la porta inviolata in questa edizione, sin qui.

MARIO RUI 6: chissà, forse ci saremmo spinti oltre se non fosse per quella stupida ammonizione, spesa bene per carità con Lukaku che stava prendendo velocità, ma scaturita da una palla persa per essersi ingenuamente addormentato sul pallone a constatare se il compagno lontano si fosse rialzato o meno per i soccorsi. Se escludiamo l’episodio però siamo alle solite, il portoghese può dare lezioni di personalità e tranquillità palla al piede pure se pressato, e per giunta si rende protagonista di chiusure lodevoli come quella in opposizione a D’Ambrosio nei secondi finali.

FABIAN RUIZ 6,5: il fratello scarso del miglior calciatore dell’Europeo Under 21 si limita al compitino e agli appoggi elementari certificando il difficile momento psicologico. Col passare dei minuti sembra crescere ed entrare nel vivo della manovra e la rete, fantastica, lo scuote definitivamente. Sale in cattedra e diventa importante sdoppiandosi nella fase offensiva quanto in quella preziosissima di copertura soprattutto dopo l’inserimento di Eriksen e Sanchez. Stremato e con la lucidità ridotta al minimo chiede il cambio quando le tre sostituzioni sono state effettuate ed è quindi costretto a stringere i denti stoicamente.

DEMME 6: meno presente del solito, meno stimolato dai compagni nel giro palla per la marcatura preventiva richiesta nei suoi confronti da Antonio Conte. Il buon Diego nonostante tutto trova il modo e i tempi per risultare comunque prezioso nella lotta in mezzo al campo.

ZIELINSKI 5,5: il tecnico non rinuncia al suo gioiello che però non vive una serata facile. Molta corsa, molte rincorse e poche possibilità di giocare il pallone e rendersi pericoloso, o quasi. Sì, perché sul finire della prima frazione, azionato da Mertens, si divora il vantaggio a tu per tu con Padelli. Colpa grave. Esce per ALLAN S.V.

CALLEJON 5,5: è rimasta soltanto l’intelligenza tattica di quel magnifico calciatore ammirato per anni su quella fascia. Tanta imprecisione, numerosi tocchi ad azionare gli avversari ed un cross fallito per una potenziale occasione d’oro per il raddoppio. C’era una volta il valore aggiunto… Esce per POLITANO 6 che gioca venti minuti di prezioso sacrificio.

MERTENS 6: il compito principale è quello di impedire l’inizio azione di Brozovic e vi riesce. Si vede poco in avanti ed il suo assist a fine primo tempo (non siamo certi che non la potesse dare meglio) non viene premiato a dovere da Zielinski. Al suo posto MILIK 6 che si fa apprezzare per la generosità e per un paio di preziose punizioni guadagnate.

ELMAS 6: schierato a sorpresa in luogo di Insigne gode della stima infinita di Gattuso che lo tiene fino alla fine. Sua la giocata più bella del primo tempo quando servito nella sua metà campo spalle alla porta si gira mandando al bar l’avversario e costringendo Sensi al fallo. Bravo sicuramente ma discontinuo e non sempre felice nelle scelte. Si fa apprezzare anche in fase di contenimento.

GATTUSO 6,5: mette in difficoltà Conte, l’Inter non tira mai, il Napoli è tremendamente solido e se vogliamo cinico nell’uscire con una vittoria di capitale importanza da San Siro. Tutto bene e con la prospettiva di giocare la finale, ma ad essere onesti quanto ci manca il Napoli dei tre anni d’oro….

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Marco Silva

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