C’era una volta… una principessa che era uscita di senno a causa di un amore infelice.
Essa vagava come un’ombra per i vicoli di Napoli e molti napoletani, mossi a pietà, la accoglievano nelle loro case per sfamarla e farla riposare. La giovane fanciulla dopo ogni sosta tornava per la strada forse in cerca del suo amore perduto. Il re, suo padre, ricompensava con doni anonimi quelle case nelle quali la figlia era stata accolta. Ebbe inizio così la leggenda della fortuna legata a questa misteriosa e bella presenza femminile che, nell’immaginario partenopeo, divenne lo spirito della casa. Laddove essa è accolta, porta benessere, salute e armonia. La Bella ‘Mbriana è, però, dispettosa con chi offende la casa posta sotto la sua protezione.
La derivazione etimologica di “‘Mbriana “ proviene dal latino meridiana e quindi allude ad uno spirito che compare nelle ore più luminose del giorno o che s’intravede nel primo pomeriggio, ma potrebbe derivare anche da mariana che indica l’ombra quasi a rappresentare un’ombra sotto cui ripararsi. Difficile descrivere il suo aspetto poiché sembra che ella appare solo per un qualche istante dietro ad una tenda mossa dal vento o nel vetro di una finestra, con apparizioni veloci. Si intravede solo una figura giovane e bella, solare e dalle sembianze angeliche.
Ora… non crediate che queste storie siano solo prerogativa della fantasia napoletana. Anche duemila anni fa, quando all’imbrunire si accendevano le lampade, si salutava “il genio”, in altre parole la personificazione della casa. La Bella ‘Mbriana discende probabilmente proprio da questo “genio“, sopravvissuto anche dopo l’avvento del cristianesimo.
Alla Bella ‘Mbriana è collegato il geco, animaletto simile ad una lucertola che si vede spesso nelle sere d’estate dare la caccia agli insetti e liberare la casa da ospiti fastidiosi. Guardatevi bene dal cacciarlo via o dal disturbarlo… E’ un portafortuna ed anche molto utile… Sembra che la Bella ‘Mbriana si trasformi in esso quando qualcuno riesce a vederla…
Alla Bella ‘Mbriana piace l’ordine e la pulizia e per questo una casa trascurata la rende “nervosa”. Ella ama la casa proprio per le sue mura, per i suoi spazi, a prescindere dai padroni di casa. Non sopporta che si parla male della casa. Meglio non lamentarsi di un appartamento troppo piccolo o troppo buio e guai a fare progetti ad alta voce di traslocare altrove! Significa tirarsi addosso sfortuna e malattie. In “quella” casa la Bella ‘Mbriana acquista la sua identità, andar via significa perdere questa identità.
Quindi, se avete in casa la Bella ‘Mbriana non traslocate mai, si vendicherebbe!
Nei momenti di difficoltà si potrà ricorrere a lei con un’antica invocazione: “Bella ‘Mbriana, scetate!”. Svegliati,Bella ‘Mbriana, e portami fortuna. Ella ricambierà generosamente vegliando sulla salute e sull’armonia familiare…
Un tempo si aveva l’abitudine di mettere a tavola un posto in più per lei, lasciando una sedia libera affinché potesse entrare e sedersi per riposare.
Ancora oggi le persone più anziane in segno di rispetto, ogni qualvolta entrano o escono dalla propria casa le rivolgono un saluto, un ossequio, talvolta dicendo ad alta voce: “Buonasera, Bella ‘Mbriana mia”.
La ricordate la Bella ‘Mbriana di Pino Daniele? Quella canzone cominciava proprio così…
A proposito e prima che sia troppo tardi…Attenzione a ristrutturare l’appartamento perché la Bella ‘Mbriana non ama troppi cambiamenti… Un antico proverbio, a tal proposito, recita: “Casa accunciata morte apparecchiata” (casa ristrutturata morte preparata, in agguato). Io vi ho avvertito, poi fate voi… E quando entrate o uscite di casa e dentro (sembra…) non ci sia nessuno, salutate sempre con cordialità, forse qualcuno c’è, meglio, qualcuna c’è…
Vabbè, storie di fantasia mi direte, eppure sentite cosa dice Vincenzo Pagnani, proprietario del locale “Brandi” sito in Via Chiaia, a Napoli:
Questo è stato sempre un locale protagonista di stranezze e avvenimenti vari. Un locale antichissimo, datato 1780. A quei tempi accadevano tante cose strane. Negli anni passati, tutto il coro del Teatro San Carlo frequentava questo locale. Ricordo ancora un episodio avvenuto durante gli anni ’50. Alcuni clienti scesero giù, in cantina, per recarsi alla toilette, laggiù è tutto un labirinto. Una signora di Trieste, tale Ferrara, disse di aver visto la Bella ‘Mbriana. Si diffuse una tale voce per il San Carlo, che una lunga fila di persone accorse per vedere il posto dove la Ferrara disse di aver visto la bella signora. Personalmente non l’ho mai vista, ma a volte ho sentito dei rumori, aperture di porte, cigolii di mobili, folate improvvise d’aria. Mio zio, Pasquale Brandi, mi raccontò tante altre situazioni avvenute in questo posto, costruito in un palazzo vecchio di circa seicento anni”.
Dite la verità, adesso, anche se poco ma proprio poco, un dubbio vi salta in testa, vero?
Io nel frattempo esco e, se permettete, non è vero ma ci credo, un sonoro “buonasera” lo lascio a questa casa mia…

di Carlo Fedele