Meno noto del suo contemporaneo El Greco, Corenzio è stato autore di numerosi capolavori napoletani

Belisario Corenzio – Glorie della Casa Aragonese – Napoli, Palazzo Reale

A cavallo tra il XVI e il XVII secolo a Napoli operò il pittore Belisario Corenzio, anche noto come Il Greco per le sue origini elleniche, a cui è stata intitolata una strada del Vomero. Sebbene le sue opere non raggiunsero mai il livello del suo più celebrato e contemporaneo (oltre che conterraneo) El Greco, a lui dobbiamo molti affreschi di Palazzo Reale, della Certosa di San Martino, della chiesa di Santa Maria la Nova, di San Domenico Maggiore, del Gesù Nuovo e di molte altre chiese napoletane, oltre a numerose tele e disegni esposti al Museo di Capodimonte, ma anche in alcuni dei più famosi musei del mondo come il Metropolitan Museum di New York e il Louvre di Parigi.

Corenzio nacque in Grecia, nella regione dell’Acaia, nel 1558; circa la prima parte della sua biografia non vi è certezza, secondo alcune fonti sarebbe giunto in Italia dopo il 1540 stabilendosi a Venezia dove fu allievo del Tintoretto, per poi stabilirsi a Napoli nel 1590, ma è lo stesso pittore a smentire tale ipotesi affermando, in una sua dichiarazione rilasciata quando ormai si era ritirato, di essere giunto a Napoli all’età di dodici anni, il che fa decadere la possibilità che avesse effettuato un quinquennale apprendistato presso il Tintoretto. Quale che fu la sua formazione artistica, di certo fu influenzata dal maestro veneziano e dalla scuola toscana, entrambi gli elementi si ritrovano tanto negli affreschi quanto nei disegni. Giunto a Napoli Corenzio si affermò come pittore non solo per la qualità dei suoi lavori, ma anche per l’incredibile operosità che lasciava interdetti gli altri pittori e gli causò aspre critiche. Corenzio era famoso per avere un pessimo carattere e venne accusato di gesta molto deprecabili, finalizzate all’acquisizione di lavori. Si arrivò perfino ad insinuare che eliminasse fisicamente i suoi concorrenti e che avesse ucciso anche un suo allievo, Luigi Rodriguez. In realtà non solo quest’ultima nefandezza, ma anche molte altre che venivano raccontate su Corenzio, erano frutto di maldicenze e leggende che venivano divulgate dai suoi colleghi e concorrenti, i documenti giunti fino a noi attestano che Corenzio non fu mai processato né querelato e fu prosciolto anche dall’accusa di essere il mandate dell’aggressione a Guido Reni a seguito della quale il celebre pittore rinunciò alla commissione avuta di affrescare la cappella di San Gennaro nel duomo di Napoli. Va detto che in quel periodo gli artisti erano soliti ricorrere ai mezzi più subdoli e talvolta anche violenti pur di ottenere la commissione di un lavoro e anche Corenzio non era da meno; a dir poco pessimi erano i rapporti tra lui e altri illustri pittori dell’epoca quali Guido Reni, Battistello Caracciolo e Ribera, per citarne alcuni. Corenzio rimase sempre profondamente legato alla comunità greca di Napoli, fu governatore della Confraternita dei ss.Pietro e Paolo dei Greci, di cui affrescò anche la volta della chiesa poi restaurata in stile rococò napoletano, e del sodalizio della nazione greca.

Belisario Corenzio – Affresco nella Sala Capitolare della Certosa di San Martino, Napoli

Sebbene molte delle sue opere siano andate perdute, numerosi dei suoi lavori più belli sono oggi visibili a Napoli; più in particolare, a Palazzo Reale si possono ammirare l’affresco della celebrazione dei fasti militari sulla volta del salone, sul soffitto della varie sale del palazzo possiamo apprezzare sei scomparti raffiguranti le glorie della casa aragonese, quattordici scomparti su cui sono rappresentate le celebrazioni dei fasti militari della casa reale spagnola e la Circoncisione; nella Certosa di San Martino Corenzio ha firmato gli affreschi della Sala Capitolare e della cappella di Sant’Ugo, inoltre nel Quarto dei Priore possiamo ammirare quattro tele raffiguranti i Putti, ma anche in molte chiese troviamo sue opere: nella chiesa del Gesù Nuovo, tra le tante opere del Corenzio, si possono ammirare Golia colpito da Davide, le Storie della Natività di Cristo e Paradiso e Santi Crocefissi; nella basilica della SS. Annunziata sue sono, tra le altre, la Visione di San Giovanni a Patmos, Storie del vecchio Testamento e Ascensione; nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli sono di Corenzio gli Apostoli, i Dottori, i Profeti e Santi, mentre a Santa Maria la Nova ha eseguito il Crocefisso, Il Giudizio Universale, la Nascita della Vergine, Storie della Passione, La Vergine del Soccorso e Santi. Ma tantissime sono le chiese di Napoli in cui sono presenti opere di Corenzio il quale ha lasciato alla nostra città un’enorme patrimonio artistico che tutto il mondo può ammirare. Secondo una leggenda Corenzio morì nel 1643 a Napoli, cadendo da un ponteggio nella chiesa dei SS. Severino e Sossio dove era tornato per correggere alcuni affreschi da lui eseguiti e criticati dai suoi colleghi che avevano notato degli errori, ma più verosimile appare la storia secondo cui il pittore morì nell’odierna Esperia, un paese del Frusinate, dove si era ritirato, ormai molto anziano, nel 1646.

Belisario Corenzio – Affresco della Sala Capitolare della Certosa di San Martino, Napoli