Al crescere dell’incertezza sul ritorno tra i banchi di scuola, soprattutto per le superiori in attesa del prossimo dpcm che offrirà una nuova mappatura delle regioni sulla base del contagio, s’inasprisce sempre di più il dibattito sociale tra favorevoli e contrari alla didattica a distanza. Questa mattina in molte città italiane, tra cui Genova, Bari, Milano, gruppi nutriti di studenti hanno imbastito sit-in di protesta e occupazioni fisiche dei plessi scolastici, ormai serrati da mesi. Così pure a Napoli, dove gli Studenti Autorganizzati Campani sono stati in presidio sotto l’Ufficio Scolastico Regionale per ottenere un incontro con il Direttore Generale Luisa Franzese, al grido di “la scuola si cura, non si chiude“. Accanto a loro, presenti anche gli universitari: “le istituzioni non ci hanno mai ascoltato”. Tra la proposte dei Comitati esposte al dirigente, dotare le scuole di presidi sanitari, maggiore sicurezza strutturale, mascherine ffp2 per gli studenti, e soprattutto affrontare il problema dei mezzi di trasporto.

Allo stesso modo, seppur con strumenti diversi, si sono fatti sentire coloro i quali continuano ad essere favorevoli alla dad, in larga parte genitori, che hanno dato vita l’8 gennaio scorso al Coordinamento Nazionale dei Gruppi Social a favore della didattica a distanza (circa 30mila aderenti). In una lettera indirizzata al presidente della Campania De Luca e per conoscenza all’Assessore all’Istruzione Fortini, i “Si Dad” campani esprimono forte preoccupazione per l’aumento generale dei contagi, e fanno una richiesta chiara alle istituzioni: “garantire la didattica a distanza a chiunque ne faccia richiesta e senza condizioni di sorta“.

Di fatto il ritorno in classe per le superiori resta un rebus, ancora più intricato dopo la sentenza del Tar della Lombardia, che ha di fatto bocciato l’ordinanza regionale con cui si prolungava la chiusura fino al 24 di gennaio. E a ben vedere, la polarizzazione dello scontro non coinvolge solo le parti sociali in causa, ma anche il settore scientifico che dovrebbe invece dirimere la questione. Se il virologo Pregliasco ammette che “l’apertura della scuola, in considerazione di tutto quello che ruota intorno al movimento dei ragazzi, è un elemento di notevole rischio, per cui è difficile individuare la responsabilità stringente della scuola o del contesto esterno“, dall’altro lato la pagina “Pillole di ottimismo“, un’associazione nata con la missione di fare corretta divulgazione scientifica sul tema Covid, si è apertamente schierata con il Tar lombardo, e ha annunciato che “anche in Campania (con un ricorso che sarà presentato lunedì prossimo) stiamo provando a riportare a scuola bambine e bambini delle elementari e medie. Classi che sono state aperte per circa 10 giorni soltanto dal 5 marzo 2020“.