Balotelli è italiano perché ha la cittadinanza italiana, ma non potrà mai essere del tutto italiano”. Lo ha affermato Luca Castellini, capo della tifoseria dell’Hellas Verona, intervistato questa mattina da Radio Cafè sulla vicenda dei cori razzisti nei confronti del giocatore del Brescia. Ancora, sabato 2 novembre durante la partita Roma-Napoli, l’arbitro Gianluca Rocchi ha dovuto sospendere la partita per cori discriminatori nei confronti del difensore napoletano Koulibaly, come quando si fece espellere in una partita importante a Milano perché non ne poteva più dei “buu”. Lo sport dovrebbe essere un’occasione di gioia condivisa, ma molti confondono il tifo per una squadra con l’odio per quella nemica. Insomma, è l’ennesimo caso di razzismo, allora parliamone.

L’idea dell’Altro

In L’origine degli altri, Toni Morrison affronta uno dei temi più discussi negli ultimi anni a causa dei flussi migratori e, soprattutto, di quegli eventi politici che hanno spaccato l’Italia in chi si definisce “non razzisti, ma…” e chi difende realmente “l’Altro”. Quello che emerge dal libro è proprio il fatto che, in una società come quella italiana che vive un periodo di insicurezza e in cui c’è una forte mancanza d’identità, inventare l’Altro ci permette di soddisfare i nostri bisogni di sicurezza e appartenenza. Lo straniero viene percepito, per questo, come un pericolo.

Il razzismo ha tante facce: è l’insulto da bar, lo sfottò allo stadio nei confronti di un calciatore di colore, come nel caso di Balotelli o Koulibaly, è l’idea che i migranti “portano malattie”, è la violenza fisica e verbale ed è il “Prima gli italiani” ripetuto incessantemente da media e politici che ci bombardano con la loro propaganda razzista, trasformandoci in un paese di odiatori. Quante volte abbiamo sentito dire, o abbiamo detto, che gli stranieri sono troppi, che ci stanno invadendo, che vivono alle nostre spalle, che spacciano, rubano e violentano; quante volte abbiamo sentito dire che ricevono dallo Stato 35 euro al giorno (un contributo che, in realtà, veniva versato ai diversi enti che si occupano di accoglienza)? Insomma, molti millantatori hanno fatto del razzismo lo strumento attraverso il quale raggiungere il maggior numero di consensi sfruttando il discorso sulla sicurezza e annunciando espulsioni di massa (ricordiamo la comunicazione salviniana).

“Aiutiamoli a casa loro”

In una società così complessa, dove le informazioni sono tante e ci si informa troppo poco, la realtà diventa così difficile da comprendere da creare un vero e proprio abisso tra ciò che è vero e ciò che noi riteniamo essere vero. E c’è una grande differenza tra le due cose.

Il fatto decisamente preoccupante è la grave emorragia di memoria cha ha il nostro Paese. Partiamo dal presupposto che nessuno abbandonerebbe casa e affetti se non ci fossero motivazioni serie, come povertà, violazioni dei diritti umani e guerre di cui l’Occidente è in gran parte responsabile. Pensateci: noi abbiamo sfruttato le loro terre e ora pretendiamo che accettino il loro destino senza disturbarci e con un vergognoso “Aiutiamoli a casa loro”, come se la guerra non suggerisse l’impossibilità di questa affermazione. Quando si manifesta in noi l’odio nei confronti dell’Altro, stiamo dimenticando la nostra storia. Siamo un popolo di migranti. Siamo stati clandestini, tant’è che negli Stati Uniti siamo stati definiti “Wop” cioè “Without passport”, senza documenti. Anche noi siamo stati accusati di “rubare il lavoro”. Anche noi abbiamo delle storie tragiche. Stiamo ripudiando la nostra identità, la nostra cultura e quello che siamo.

Toni Morrison nel suo libro parla di questa “malattia” inventata, che è lo straniero e a questo punto lascio due domande provocatoriamente aperte: come si può considerare la libertà e il desiderio di una vita migliore, o semplicemente il desiderio di sopravvivere, una malattia? Come possiamo definirci cristiani se non c’è quel senso di accoglienza, di generosità, di pace e di giustizia?