Il 22 dicembre 2017 l’Azienda Napoletana Mobilità S.p.A. presentava la richiesta di concordato preventivo, che sarebbe stata accolta dalla VII sezione del tribunale di Napoli il successivo 4 gennaio 2018, a seguito del fallimento del Piano strategico di risanamento stabile e di rilancio 2017-2019 e della conseguentemente difficile situazione economico-finanziaria. La procedura di concordato è stata dichiarata aperta il 12 dicembre 2018 e in queste settimane è avvenuta anche la procedura di omologazione: l’Anm avrà la possibilità di saldare i suoi debiti e ripartire dopo gli ultimi anni di estreme difficoltà. L’Azienda ha iniziato a gestire la quasi totalità del trasporto pubblico della città di Napoli nel novembre 2013, quando il comune ha conferito a Napoli Holding (ex Napolipark) le proprie partecipazioni azionarie di Metronapoli e Anm, per poi deliberare la fusione per incorporazione della prima nella seconda. Nel 2011 e nel 2012 inoltre, la Regione Campania aveva operato un taglio dei corrispettivi da 73 milioni di euro a 62 nel 2011 e 58 nel 2012 per tutti i servizi TPL nell’ambito del Comune di Napoli. Ne è seguita la stipulazione del Piano industriale 2014-2017 da parte di Anm e Comune, con il supporto di Napoli Holding che prevedeva azioni di efficientamento da parte dell’azienda, per ridurre i costi operativi, e una serie di impegni da parte del Comune di Napoli in termini di stanziamenti e conferimenti: l’ammontare di questi stanziamenti nel triennio 2015-2017 avrebbe dovuto essere di 67 milioni di euro annui, in aggiunta ai 58,4 milioni di euro di provenienza regionale. In realtà il valore delle risorse comunali nel 2015 è stato di 54 milioni e questo, assieme all’impossibilità di avvalersi dei benefici fiscali sull’IVA per il diniego dell’Agenzia delle Entrate, ai rifiuti di adesione al piano volontario di incentivi all’esodo e alla mancata attivazione di oltre 2000 stalli a rotazione indusse la società a rivedere il piano, con il lancio del già citato Nuovo Piano Strategico di risanamento stabile e rilancio anni 2017-2019, a fronte di una perdita di 42 milioni e di un patrimonio netto di 35,8. Si prevedeva l’incremento tariffario del 10% a partire dal 1° aprile 2017, l’incremento dei corrispettivi per servizi minimi da parte della Regione per l’ammontare di 5 milioni di euro e una riduzione dell’organico di 644 dipendenti, per il risparmio di 25,9 milioni. Parte del piano è stata poi la conferma ,da parte del Comune di Napoli, del conferimento in natura di immobili per circa 65 milioni e il mantenimento dello stanziamento per le risorse TPL ai 54 milioni del 2015. La situazione patrimoniale del 27 dicembre 2016, tuttavia, evidenziava una perdita di ulteriori 32,3 milioni, riducendo il patrimonio netto residuo dell’anno precedente a 3,5 milioni, saliti a 13,4 con il conferimento di un nuovo immobile, il parcheggio Brin, nell’aprile 2017. Nel giugno dello stesso anno c’è stata la dichiarazione di crisi aziendale: la ricapitalizzazione in misura inferiore rispetto alle previsioni del piano e la mancata realizzazione di alcuni punti, come l’incremento di 5 milioni previsti da parte della Regione, ha indotto il Comune di Napoli ad utilizzare i 54 milioni destinati ai servizi urbani Anm del 2018 per risanare la crisi del 2017: questo provvedimento, assieme ai tagli su costi assicurativi, energia, vigilanza e manutenzione avrebbe dovuto garantire all’azienda la possibilità di pagare autonomamente i propri debiti pregressi entro il 31 dicembre di quest’anno. Intanto, il patrimonio netto nel 2017 e nel 2018 è risultato negativo di, rispettivamente, 10,2 e 2,1 milioni di euro e la sofferenza finanziaria dell’azienda non è stata risolta. Con l’omologazione del concordato, però, alcuni miglioramenti dovrebbero verificarsi nel 2020: a inizio anno sarà consegnato il primo di 19 nuovi treni per la Linea 1, opera della Caf (Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles) di Bilbao; l’assessore ai Trasporti Mario Calabrese comunicava che entro la fine del prossimo anno verranno chieste al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti le risorse per ulteriori 5 treni; il 31 ottobre l’amministratore unico di Anm, Nicola Pascale, ha firmato il nuovo contratto con la Rti Alstom/De Luca per il completamento, previsto per metà 2020, della linea Filovia 204, il filobus che collegherà il Museo Nazionale con l’Ospedale Cardarelli e il Parco di Capodimonte, con 57 fermate, 12 veicoli ed emissiono zero, frutto del co-finanziamento di 10 milioni di euro del Comune di Napoli e del Ministero dell’Ambiente; sempre a fine ottobre è stato firmato il contratto per l’assunzione di 100 nuovi autisti interinali (la procedura di concordato impedisce di procedere con assunzioni a tempo indeterminato), di cui 77 sono già entrati in servizio lo scorso 19 dicembre presso i depositi di Via Nazionale delle Puglie, Cavalleggeri e Piazza Carlo III; dal 1° novembre è partito il progetto Linea sicura, frutto dell’accordo tra Anm, Polizia Municipale e Comune di Napoli della durata di un anno che prevede interventi diretti di agenti della Polizia Locale, in straordinario e su base volontaria, sui mezzi di trasporto pubblico per il supporto delle squadre di controllori. Intanto, per la prossima notte di San Silvestro è in programma il servizio no stop per la Linea 1 della metro e per le Funicolari Centrale e Chiaia. A non esprimere convinzione in proposito però è il sindaco Luigi De Magistris: “anche il 7 dicembre eravamo convinti che ci sarebbe stato il prolungamento”, riferendosi alla chiusura alle 22:00 della Funicolare Centrale, nonostante l’accordo con i sindacati sul prolungamento del servizio fino alle 2:00, – sono ottimista: le risorse economiche per rispondere al tutto esaurito che la città di Napoli ha già in programma per la notte di Capodanno sono state messe in campo, e la risposta dei lavoratori Anm e Asia c’è stata. – ha concluso il primo cittadino di Napoli.