Un ex operaio dell’Isochimica di Avellino, azienda che negli anni Ottanta coibentava le carrozze ferroviarie nel quartiere Ferrovia, è morto ieri. Angelo D. 66 anni, è la 29esima vittima di patologie correlate alla lunga esposizione all’amianto. Stessa sorte era toccata, 2 anni fa, al cognato, che aveva lavorato come coibentatore nell’azienda avellinese. Angelo si era costituito parte civile nel processo di primo grado, in corso a Napoli. Residente a Mercogliano, lascia la moglie e tre figli.


Riguardo la questione Isochimica, Fabio Policino Professore di Medicina del Lavoro presso l’Università Federico II, si era espresso senza mezzi termini: «Le fibre di amianto hanno colpito i lavoratori Isochimica come tanti proiettili microscopici. A distanza di decenni dalla chiusura della fabbrica, chi vi ha lavorato espelle ancora oggi particelle di asbesto dalle vie respiratorie. Quella dell’amianto è un’azione lenta, progressiva e costante. Le patologie asbesto correlate non sono sanabili, la loro evoluzione è sempre peggiorativa».

La Isochimica è stata fondata nel 1983 da Elio Graziano, principale imputato nel maxi processo in corso per i reati di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. L’imprenditore, originario di Fisciano, Salerno, morì due anni fa. Graziano ha sempre respinto le accuse che gli venivano mosse per l’amianto killer, tanto che in una lettera si definì una “vittima di terroristi che artatamente hanno voluto creare il panico nell’area dell’Isochimica“. Ma Graziano è stato protagonista anche nel calcio negli anni dal 1985 al 1987, alla guida dell’Avellino in serie A.

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Barbara Caputo

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