Il carcere di Bellizzi Irpino apre le porte a 61 detenuti, per effetto del decreto governativo che consente di scontare i residui di pena presso il proprio domicilio. «Dietro un provvedimento del genere – ha dichiarato Carmine Urciuoli, responsabile sanitario del carcere di Bellizzi – ci sono sempre delle condizioni patologiche gravi, corredate dalla documentazione sanitaria. Evidentemente, ci sono casi in cui il carcere non può curare. Un carcere deve dare a un detenuto le cure primarie. Se si è in presenza di patologie complesse lo si fa con gli ospedali. E’ una norma di civiltà, io stesso ho inviato una lettera al presidente della Regione Campania in cui ho detto questo. Noi siamo sempre medici, e ci sorregge il senso dell’umanità».

Intanto la popolazione del carcere irpino scende dai 556 conteggiati a fine febbraio scorso, a 495. Il penitenziario risolve così parzialmente anche il problema del sovraffollamento che dovrebbe ospitare un numero di detenuti non superiore a 500. La casa circondariale di Bellizzi Irpino si è organizzata fin dall’inizio della pandemia con una tenda esterna dedicata al triage, per accertare i nuovi ingressi. Al momento non si contano casi di Covid19 nel carcere campano.