Mancano meno di quindici giorni alla scadenza prevista per presentare al presidente del Consiglio le intese sull’autonomia di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Negli ultimi mesi le regioni del Nord come il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna si sono attivati al fine di ottenere l’autonomia sulla base del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione che consente a tutte le regioni non a Statuto speciale “forme e condizioni particolari di autonomia” su alcune specifiche materie. Ad esempio, Lombardia ed Emilia Romagna richiedono l’autonomia su 15 materie mentre il Veneto ha chiesto di avere potere esclusivo su strade, autostrade, porti, aeroporti, offerta formativa scolastica, la programmazione dei flussi migratori, le Soprintendenze, le concessioni per l’idroelettrico e lo stoccaggio del gas; le autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti e oleodotti; la protezione civile, i contratti con il personale sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le valutazioni sugli impianti con impatto sul territorio, i contributi alle scuole private, i fondi per l’edilizia scolastica, il diritto allo studio e la formazione universitaria; la cassa integrazione guadagni, la previdenza complementare, i Vigili del Fuoco, la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’estero, l’Istat, il Corecom al posto dell’Agcom, le professioni non ordinistiche.

La decisione circa le autonomie sono prese da una Commissione paritetica Governo-Regione, nonostante il provvedimento abbia effetti sull’intero paese.

A questo proposito il segretario del PD siciliano, Davide Faraone, richiede impegno affinché non vengano attuati i progetti autonomistici del Nord. Io ho la sensazione – dice Faraone – che non si stia capendo la gravità del progetto che stanno mettendo in campo Lombardia, Veneto e Salvini, con effetti devastanti anche in campo culturale, in particolare la regionalizzazione dell’istruzione. Sommandosi alla Sanità, questo rischia di creare un enorme danno sociale. Una maggiore autonomia al nord diventerebbe un danno per il Sud – continua il segretario del PD siciliano – perché stiamo parlando di regioni che non stanno partendo da una condizione al pari della nostra. E facendo così si eliminano tutti gli elementi di perequazione che possono consentire al Mezzogiorno di partecipare per vincere. Qui si organizza una gara con regioni che partono qualche chilometro avanti. È un elemento disgregativo dell’unità nazionale. E lascia indietro le regioni che hanno meno entrate fiscali e che hanno una differenza di qualità dell’istruzione, che c’è e che io ho sperimentato quando ero al ministero”.

Di fatto, la Regione più ricca sarebbe destinataria del diritto a maggiori trasferimenti e dunque a più consistenti diritti rispetto alle Regioni più povere: dall’istruzione alla protezione civile e comunque in tutte le materie oggetto della richiesta di autonomia, potendosi mettere in dubbio il diritto all’uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.  

Inoltre, ci sono settori in particolare (sanità ed istruzione) che cristallizzerebbero una disparità di trattamento, già in essere, tra i cittadini italiani.

Faraone si esprime anche a questo proposito portando alla luce le differenze tra un tema come l’istruzione, che è nazionale, e la salute dove c’è un potere dato quasi esclusivamente alle regioni:” Quello che si è sperimentato è che magari c’è un farmaco oncologico che se nasci in Calabria non hai i soldi per pagarlo, se nasci in Lombardia magari lo hai gratis. Qui si vuole portare anche l’istruzione in quella direzione”.

Anche a Maurizio Stirpe, vice-presidente di Confindustria, il progetto non va giù: “Anziché ridurre le distanze aumenterebbe il gap tra Nord e Sud. Un’Italia sempre più a due velocità, con una sanità di serie A e una di serie B”.