Mai come questa volta, per noi docenti italiani, la fine dell’anno scolastico sembra aver marcato l’inizio di qualcosa di nuovo, piuttosto che la conclusione di mesi e mesi di lavoro.

E questo non per una questione puramente psicologica, di abitudine, ormai, all’immagine di noi stessi alla continua ricerca di un habitat in cui far sopravvivere la didattica, nello stravolgimento dell’ “ecosistema scuola” operato dal virus.

Piuttosto, per una sorta di continuo memento normativo, ad informarci su cosa ci aspetterà a settembre, su cosa non sappiamo ci aspetterà, su cosa ci aspetta alla luce del non poterci aspettare nulla di preciso.

Ecco. Credo di aver reso l’idea.

E, tra i nuovi documenti diffusi dal MIUR negli ultimi giorni, quello che ha dato il colpo di spugna definitivo alla nostra placida auto-emarginazione estiva tanto attesa è, di certo, il Decreto del 26/06/2020, intitolato Adozione del Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione per l’anno scolastico 2020/2021.

Titolo non poco esplicito, quello del Decreto, e che ne menziona la parte fondamentale, ossia il documento in esso incluso e diffuso a tutti gli USR e alle Istituzioni del Sistema nazionale di istruzione.

Questo stabilisce, prima di tutto, la ripresa delle attività didattiche nel mese di settembre 2020, sull’intero territorio nazionale e sulla base di quanto indicato dal Documento tecnico, elaborato dal Comitato tecnico scientifico (CTS) il 28 maggio 2020, poi aggiornato, e relativo alle “ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico e le modalità di ripresa delle attività didattiche per il prossimo anno scolastico”.

In una catena di responsabilità e di collaborazioni, quale quella prospettata dal documento, tra MIUR, Regioni, Enti locali, ed Istituzioni scolastiche, i cosiddetti “Tavoli regionali”, presso gli USR, pare risulteranno centrali, soprattutto per le azioni di monitoraggio e coordinamento, in particolar modo in merito all’allineamento tra mondo della scuola e mondo dei trasporti, così come le Conferenze dei servizi e i Cruscotti informativi, fonti costanti di analisi sistematiche e di dati.

Fondamentali, poi, nel testo del decreto, le indicazioni organizzative per il nuovo anno scolastico, in cui si rimanda al già citato Documento tecnico, ricordandone più volte il presupposto fondamentale, ossia quello del distanziamento fisico obbligatorio di un metro.

Tali indicazioni, tuttavia, risultano fortemente vincolate, più che a dettami “dall’altro”, al ventaglio di possibilità a disposizione delle Istituzioni in base al principio di Autonomia scolastica, che dovrà gestire un binomio fondamentale, quello, cioè, di didattica e salute, all’insegna di una precisa pianificazione degli interventi didattici, in presenza o digitali, alcuni dei quali totalmente nuovi, come il Piano di Apprendimento Individualizzato, che coinvolgerà molti alunni già dal primo settembre con percorsi di potenziamento specifici.

Tutto ciò dovrà rispettare uno dei capisaldi della scuola: l’inclusione scolastica che, in questo caso, oltre a rivolgersi agli alunni BES e DSA, si impegna anche ad agire sulle pari opportunità di accesso alle piattaforme usate in caso di lezioni online.

Un passaggio ben evidenziato nel documento, poi, è quello relativo alla formazione. Si sottolinea, infatti, non solo la necessità di non far “cadere nell’oblio” le competenze sviluppate dai docenti nel contesto delle attività di didattica a distanza, ma di sistematizzare quanto implementato tramite corsi specifici, sulle cui tematiche il documento si impegna a dare degli spunti (Metodologie innovative di insegnamento e di apprendimento – Metodologie innovative per l’inclusione scolastica – ecc).

Ciò sarà quanto mai fondamentale nel caso di un aggravarsi del quadro epidemiologico, che potrebbe richiedere una riattivazione della prassi di didattica a distanza a seguito della necessità di una nuova sospensione delle lezioni in presenza. Ecco, quindi, apparire nel documento il Piano scolastico per la Didattica digitale integrata, con cui ampliare il PTOF, che avrà il compito di riprogettare l’attività didattica, individuando modalità inclusive al massimo delle proprie possibilità, per alunni BES, DSA e ragazzi con problemi di accesso ai contenuti didattici online.

Dovrebbe aiutare, a tal proposito, lo studio avviato dal Ministero dell’Istruzione sulla progettazione di una piattaforma unica finalizzata all’erogazione di contenuti didattici, sulla quale pare, però, che sapremo qualcosa solo più avanti.

Rispetto, invece, agli interventi miranti al contenimento del contagio, ogni scuola dovrà organizzare in modo adeguato spazi interni ed esterni, evitando, in ogni caso, assembramenti. La sicurezza dovrà essere garantita sia dalle Istituzioni scolastiche che dagli Enti locali, in base alle rispettive possibilità finanziarie, in un continuo rapporto dialogico in cui i dirigenti scolastici potranno comunicare agli Enti locali i dati di volta in volta riscontrati, ed integrare, eventualmente, il Documento di valutazione dei rischi degli Istituti.

Attività didattiche laboratoriali ed in forma di stage, come nel caso dei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO, ex ASL), potranno essere realizzati previa verifica del rispetto delle norme di sicurezza da parte degli enti coinvolti.

In conclusione, non posso certo negare che il decreto sia ben strutturato e molto complesso, con dati statistici e indicazioni mirate rispetto al tipo di attività condotte all’interno della comunità scolastica.

Tuttavia, non riesco a buttar giù un rigurgito di insostenibile instabilità instillata, soprattutto, dalle tante volte in cui è citato, nel decreto, il concetto di Autonomia scolastica, buttato lì, in prima linea, davanti a tutto. Ciò che dovrebbe darci un’ebrezza, sentir rivendicare il tanto amato concetto di Autonmia scolastica, in realtà, credo che a molti dia un senso di agorafobia.

Più che di una opportunità, ci fa pensare ad una serie di rischi.

Non è la libertà strappata ai genitori da un maggiorenne, ma una imprudenza fatta compiere ad un bambino riluttante.

Si può parlare di “autonomia” quando, a fronte di esperienze reiterate in un determinato campo, si sia così esperti da poter affrontare ciò per cui prima si aveva bisogno di assistenza, senza l’aiuto di nessuno. Ma, in caso di uscita, parziale, tra l’altro, da una pandemia, che sollievo potrebbe avere, una scuola, nel gestire in piena autonomia una situazione così nuova?

E’ vero, ci si troverebbe comunque a gestire un potere da sempre avuto, consistente, tra l’altro, nella discrezionalità relativamente alla durata delle lezioni, alla gestione delle giornate di studio, ma una cosa è prendere tali decisioni all’interno di contesti normali, altra storia è adottare tali misure temendo che, in caso di decisioni mal ponderate, queste possano risultare causa di contagio a livello esponenziale.