Uno sciopero di due ore per rilanciare l’allarme sulla grave carenza di organico tra gli assistenti sociali della città più giovane d’Europa, all’ultimo posto in Italia per l’infanzia a rischio (rapporto Cesvi 2019).

Dalle 10.00 alle 12.00 di martedì 27 agosto la Cgil e gli assistenti sociali si sono riuniti sotto la sede della II municipalità in Piazza Dante per risollevare il problema, snocciolando i dati: su una popolazione di 973.000 abitanti, Napoli vanta solo 126 operatori, quindi uno ogni 7722 abitanti, quando per legge dovrebbe essercene uno ogni 5000.

Napoli è lo specchio di una realtà che è uguale in tutta la nazione. Se questo è il quadro della situazione, focalizzandosi sui dettagli, c’è da dire che va male sia in periferia che in centro.

Dario Russo e alcuni operatori

A sentire gli assistenti sociali scesi in piazza, ogni municipalità ha da affrontare una propria emergenza specifica, legata alla storia del tessuto sociale dei rioni in cui sorge. Inoltre, la carenza di organico comporta una crescente difficoltà di relazione con la rete locale, perché il contatto con la base è più difficile.

Sempre stando a fonti sindacali, a Scampia ci sono cinque assistenti, quando dovrebbero esserci minimo tredici unità. A Piscinola ci sono due assistenti, mentre dovrebbero essercene nove. A Secondigliano, addirittura, sono operativi solo due assistenti sociali e dovrebbero esserci almeno dodici unità. Nel comunicato sindacale di fine manifestazione, si legge che dinanzi alla morte del welfare cittadino ci si attende un’apertura da parte dell’amministrazione comunale, da un anno silente se non indifferente alle richieste degli organizzatori. Se così non fosse, si continuerà la mobilitazione, come chiesto dai tanti lavoratori che hanno aderito allo sciopero di oggi.

Per la Cgil, la situazione è drammatica perché mancano 69 operatori, pari al 55% del personale in servizio. Non sono sufficienti, dunque, le quaranta assunzioni che il Comune, per voce dell’assessore ai Servizi Sociali, Roberta Gaeta, ha annunciato di voler fare tra il 2020 e il 2021. Per un quadro completo della situazione, vale la pena ricordare che la Campania è all’ultimo posto in Italia per indice regionale sul maltrattamento all’infanzia, secondo il secondo rapporto del Cesvi, fondazione per la cooperazione e lo sviluppo. Uscito a maggio di quest’anno, evidenzia una crescente evasione scolastica a fronte di un abbassamento dell’età in cui si diventa genitori, il tutto accompagnato da un insufficiente interesse delle istituzioni.

L’assistente sociale è una delle figure che dovrebbero essere in prima linea per fronteggiare l’emergenza. Assieme agli operatori scolastici e a quelli sanitari, infatti, è la sentinella che, a fronte di un’informazione pronta e sicura, può salvaguardare l’infanzia di almeno un milione e duecentomila bambini. A tanto ammonta il numero di preadolescenti che secondo l’associazione ‘Con i bambini’ e l’Istat hanno vissuto in condizioni di povertà in Italia nel 2018. Napoli, la città più giovane d’Europa, vanta 185000 bambini, di cui 5000 sono presi in carico dai servizi sociali perché in condizioni di trascuratezza e inadeguatezza nelle cure, 2000 di loro anche per motivi legati a fenomeni di maltrattamento. Davanti a queste proporzioni, si comprende l’inadeguatezza dell’organico attualmente all’attivo per prestare un servizio di assistenza oggi e prevenire forme di esclusione sociale e criminalità domani.