Giunge oggi dal Policlinico Vanvitelli una notizia di buona sanità. E’ stato eseguito un difficile intervento su un bambino di cinque anni, Gabriele, al quale, all’età di tre, i medici dell’ospedale Santobono-Pausillipo avevano diagnosticato un raro tumore ai reni e un’altra malattia che causa neoplasie nei bambini e negli adolescenti.

Si tratta di una sindrome che prende il nome dalla proteina Dicer 1, che viene studiata solo dal 1996, per cui si hanno poche informazioni scientifiche sulla sua origine e sul suo sviluppo. Si sa che in sua assenza o in presenza di una sua mutazione, sorgono rare forme tumorali che causano danni gravi agli organi. Non esistono ancora dei trattamenti specifici. Il fatto che si manifesti senza sintomi specifici rende questa malattia particolarmente insidiosa. La storia di Gabriele ne è la dimostrazione: dopo la diagnosi precoce, effettuata all’incirca due anni fa dagli specialisti del maggiore ospedale pediatrico del Mezzogiorno, il piccolo è stato seguito dai dottori dell’ambulatorio di endocrinologia della clinica pediatrica dell’Università “Vanvitelli”. Qui, le dottoresse Anna Grandone e Caterina Luongo, che prendono in cura i minori che, in passato, sono stati colpiti da forme tumorali, si accorgono che c’è qualcosa di anomalo. La sindrome sta causando una crescita molto veloce di un nodulo alla tiroide che, da tempo, affligge Gabriele. Nonostante la difficoltà legata alla forma rara delle malattie del giovanissimo paziente, il professor Giovanni Conzo, in accordo con l’equipe di Chirurgia pediatrica del professor Antonio Marte e di quella generale specialistica del professor Luigi Santini, decide di intervenire chirurgicamente per asportare il cancro.

L’unione delle competenze e delle abilità specialistiche, associata a un costante monitoraggio medico, che continuerà anche nella fase post-operatoria, hanno consentito di salvare la vita a Gabriele, che continua la sua personale lotta per la vita, divenendo da oggi un’altra mascotte delle cliniche Vanvitelli e Santobono, oltre che un simbolo di speranza per i pazienti colpiti da tumore sin dai primi anni di vita.