“Aspettando il tempo che passa”, lo spettacolo realizzato e allestito con i ragazzi dell’ Istituto Penale per i Minorenni di Airola, apre il Napoli Teatro Festival Italia mercoledì 15 giugno alle ore 19 (replica il 16 ore 19).

Lo spettacolo è parte integrante del progetto “Palcoscenico della legalità”, ideato da Giulia Minoli, che a partire da aprile 2015 si è proposto di coinvolgere i detenuti in un laboratorio di formazione sui mestieri del teatro, dalla scenotecnica alla scrittura drammaturgica, fino all’allestimento suoni e luci. Il percorso di formazione professionale, improntato sul lavoro di squadra, si è posto l’obiettivo di offrire ai partecipanti gli strumenti utili per aprirsi alla conoscenza dei linguaggi e delle tecniche teatrali. La costruzione drammaturgica – condensata nel laboratorio guidato da Emanuela Giordano – è il risultato del “flusso di coscienza” dei ragazzi che hanno partecipato attivamente alla realizzazione dello spettacolo.

In scena gli attori Giuseppe Gaudino, Veronica Montanino, Adriano Pantaleo e Salvatore Presutto raccontano il tempo che in carcere passa diversamente, sospeso tra incertezze sul futuro e percezione di un presente che resta in attesa di essere vissuto pienamente, liberamente. la realtà è immaginata come un’altalena, che oscilla tra umori e desideri, confusioni e certezze. La speranza è rappresentata da una fata turchina, accompagnata da un grillo parlante: “la nostra buona e scomoda coscienza”.

Il progetto è promosso e organizzato da Co2 Crisis Opportunity Onlus con Libera, Fondazione Pol.i.s, Fondazione Silvia Ruotolo, Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Centro Studi Paolo Borsellino, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, con il patrocinio del Ministero della giustizia, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, con il sostegno di Fondazione con il Sud, SIAE, Fondazione Terzo Pilastro in collaborazione con l’Associazione Nest – Napoli est Teatro e  con l’IPM-Istituto Penitenziario Minorile di Airola (BN)

Com’è nato Aspettando il tempo che passa: appunti di regia

Siamo convinti che il contatto con realtà esterne alla condizione detentiva e alla logica illegale e criminale siano, non solo opportune, ma indispensabili. Immaginare nuove regole di gruppo, riflettere  su alternative  di vita e di linguaggio, è importante e lo abbiamo fatto. Ma i ragazzi, a parte qualche rara eccezione, vengono da realtà “infernali”. Non hanno  una collettività “attrezzata” ad aiutarli quando usciranno dal carcere, questo condiziona  il loro modo di affrontare la vita. Falsi miti, bisogni indotti, analfabetismo culturale ed affettivo fanno da tappo di compressione sulle loro intelligenze e le loro anime.  Aspettando il tempo che passa è nato perché i ragazzi ce l’hanno chiesto: avere come obbiettivo uno spettacolo  dava loro un senso che altrimenti non avrebbero trovato. Abbiamo iniziato scrivendo delle parole: possesso, gelosia, sogno. Dalle parole  siamo passati al confronto, che è diventato trama, una trama puntellata di incomprensioni, arrabbiature, ma anche di qualche risata.  L’altalena, costruita in carcere, è il simbolo di questo equilibrio precario. Su questa altalena, una fata turchina avvilita  e un grillo parlante, caparbiamente attaccati a valori e speranze di giustizia, incontrano due ragazzi detenuti. Cosa riusciranno a comunicarsi?

    Emanuela Giordano – regista dello spettacolo 

ASPETTANDO IL TEMPO CHE PASSA, e mentre passa nuje ce facimme viecchie

Teatro Nuovo, via Montecalvario 16

mercoledì 15 giugno ore 19 giovedì 16 giugno ore 19