«Una carrellata è un fatto morale» scandiva il personaggio di Gianni, il cinefilo, in Prima della rivoluzione, mentre di fronte a lui Fabrizio, il protagonista, si struggeva d’amore. Era il 1963, in Europa si alzava la Nouvelle Vague, e Bernardo Bertolucci, 22enne, credeva fortemente (e noi, con lui, ancora ci crediamo!) che i movimenti di macchina fossero l’essenza del cinema e che allo stesso tempo dovessero corrispondere a un’intenzione profondamente sentita: dovessero portare in immagini il pensiero, piuttosto che indulgere in fascinazioni formalistiche e virtuosismi fine a se stessi.
Ironia spietata della vita, anni dopo il regista di Ultimo tango a Parigi, ferito nel corpo dalla malattia, sarebbe stato costretto su una sedia a rotelle, una di quelle (ma no, sarà stato un modello più moderno…) che negli anni Sessanta il suo nume Godard utilizzava per realizzare i suoi primi, primitivi carrelli. E già sembrava assurdo allora che il suo cinema aereo, mobile quanto e più dell’occhio umano, fosse costretto a un punto di vista meccanicamente vincolato, piombato al suolo. Figuriamoci prendere atto adesso che il suo sguardo, brutalmente, non ci sia più.
Bertolucci non ha solo attraversato il ’900, non l’ha solo raccontato, ma l’ha incarnato, sforzandosi di accogliere nella sua opera i movimenti contraddittori e la voce intima e segreta del secolo. Il suo è un cinema totale, summa di tutte le arti, che ambisce a tenere dentro l’immagine tutto: il kolossal e il realismo, l’immaginario e la politica, Hollywood e i Cahiers du cinéma, lo spettacolo e la rivoluzione, la cinefilia e il popolo. Poeta dell’immagine e al contempo narratore, nei suoi film Bertolucci mostra, come pochissimi altri, il cinema nelle sue infinite possibilità: che sia l’epica di Novecento, l’espressionismo di Partner, l’autobiografismo di Prima della rivoluzione, il melò di Strategia del ragno, l’esistenzialismo di Il conformista, l’intimismo di L’assedio, il barocchismo di Ultimo tango a Parigi… Eppure è sempre Bertolucci, l’eterna giovinezza del suo sguardo, il suo occhio febbrile sulle cose e sugli uomini, la convinzione che fare cinema in fondo non sia che “seguire certe luci e certe ombre che passano negli occhi dei personaggi”.
Perciò è incalcolabile la sua perdita. Perciò non proveremo nemmeno a elaborarla parlando di lui al passato. I film di Bertolucci sono qui, più presenti che mai.

Sabato 8 dicembre 2018, dalle ore 17:30 | l’Asilo

Ode a Bernardo – La concezione del cinema di Bernardo Bertolucci

ore 17:30
La luna
(Italia/Usa, 1979, 142’)

a seguire:
Bologna, segmento di 12 registi per 12 città
(Italia, 1989, 9’)

ore 20:30
Io ballo da sola
(Stealing Beauty, Italia/Francia/GB, 1996, 118’, v.o. sott. it.)

Gli incontri, come tutte le iniziative all’Asilo, sono ad ingresso libero. È gradito un contributo a piacere che serve ad abbattere le spese minime e a dotare gli spazi dei mezzi di produzione necessari ai lavoratori dello spettacolo e dell’immateriale per produrre arte e cultura.

Ex Asilo Filangieri – vico Maffei 4, Napoli