Solo un bambino italiano su quattro trova posto in un asilo nido, ovvero il 24 per cento dei bimbi fino ai tre anni d’età, contro un parametro europeo del 33 per cento. I posti autorizzati sono trecentocinquantamila per un totale di un milione e quattrocentomila potenziali utenti, cioè minorenni da zero a due anni. A fronte di una domanda inevasa, l’Italia spende quasi un miliardo e mezzo di euro. Cresce l’interesse del mondo privato che si radica sul territorio attraverso i nidi aziendali, le cooperative e i grandi appartamenti attrezzati in forma di mini nido. Nei fatti, il mondo privato sta diventando complementare a quello pubblico, così da fornire un servizio a quanti non usufruiscono di una rete familiare di sostegno. Questa fotografia sullo Stato sociale in tema d’infanzia è stato scattato dalla “Unione europea delle cooperative“, partendo da dati Istat.

La Campania, secondo Save the Children“, è all’ultimo posto in Italia per accoglienza dei cittadini più piccoli. A Napoli solo otto bimbi su cento frequenta l’asilo pubblico, contro una media regionale del 3,6 per cento. Nelle strutture private c’è posto solo per quattro piccoli su cento.

Nella manovra economica si è stabilito un ampliamento del sostegno alle famiglie per il pagamento delle rette degli asili a partire già dal primo gennaio del prossimo anno, così da garantire la loro gratuità per gran parte delle famiglie. Esplicitato l’apprezzamento per questa decisione, Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa dell’associazione sopra citata, ha rilasciato il seguente commento in una nota diffusa martedì 12 novembre, dopo l’annuncio del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in audizione al Senato dove ha presentato la manovra.

Chiediamo un contestuale impegno per procedere, rapidamente, alla copertura del servizio su tutto il territorio nazionale, a partire dalle aree più deprivate, incentivando anche la riconversione degli spazi delle scuole materne oggi inutilizzati a causa del calo demografico e l’attivazione di servizi integrativi. Un asilo nido di qualità in molte Regioni è un servizio quasi inesistente. Chiediamo inoltre che sia garantito, omogeneamente in tutto il Paese, il rispetto di standard di qualità tali da rendere questa misura non solo utile per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro dei genitori, ma un reale strumento per combattere la piaga della povertà educativa che già si consolida nei primi anni di vita. Vogliamo che questo sostegno sia dunque concepito come una vera e propria ‘dote educativa“.

Secondo lo studio dell’associazione, la povertà educativa, cioè “la privazione della capacità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire capacità, aspirazioni e talenti“, si manifesta dai primissimi anni di vita. Frequentare la scuola e trascorrere del tempo con i genitori sarebbe essenziale allo sviluppo delle capacità utili ad affrontare la successiva scuola dell’obbligo.

I piccoli, nati in famiglie in condizioni economiche sfavorevoli ma frequentanti una struttura dell’infanzia per un lasso di tempo che va dai ventiquattro ai trentasei mesi, sono stati in grado di superare il gap con i loro coetanei, nati in nuclei familiari dalle condizioni economiche più favorevoli.

Conscia del problema, la Regione sta già intervenendo con un piano volto al potenziamento dell’offerta educativa ai più piccini. A inizio anno scolastico, sono stati annunciati due bandi per un totale di trentotto milioni di euro. Uno è finalizzato a creare o potenziare nuove strutture, l’altro ad offrire voucher per le famiglie in difficoltà economica. Anche il Comune di Napoli si è attivato da tempo in questo ambito, usando fondi del “Piano Azione e Coesione“, per aprire nuove strutture educative, dopo aver contrattualizzato a tempo indeterminato settanta educatori.

https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/rapporto-il-miglior-inizio-disuguaglianze-e-opportunita-nei-primi-anni-di-vita