Arabismi nella lingua napoletana

La storia dell’incontro tra gli Arabi e la città di Napoli (o meglio, la Campania) si può racchiudere circa in un secolo: dalla richiesta di aiuto dei napoletani agli arabi perché sotto l’assedio dei longobardi del ducato di Benevento; dall’accoglienza che il Vescovo di Napoli Atanasio riservò loro in quanto alleati contro Roma e contro Bisanzio; fino al patto che poi i duchi di Gaeta e di Napoli firmarono col resto del regno d’Italia per respingere con successo l’invasione araba della penisola, dopo che questi avevano conquistato la Sicilia.
In questo intervallo, nuovi e numerosi fonemi s’inserirono nel nostro dialetto, già amalgamato dalle ascendenze greche e latine.
“Quatto, li luoche de la Sarracina: Puortece, Crumano (San Giorgio a Cremano), la Torre (del Greco) e Resina”, un adagio antico che indicava i luoghi nei pressi di Napoli dove si stanziarono gli arabi.

Ed ecco una parziale campionatura di parole di matrice araba tuttora vive nel dialetto napoletano:
“BARDASCIA”: appellativo tipico della ragazza appena uscita dalla fanciullezza. La sua derivazione è da “bardag”, indicante la giovane schiava straniera, fatta preda di guerra o di razzia. Il termine, si badi bene, nulla ha a che vedere col dispregiativo volgare bagascia…
“BAZZARIOTA”: antica denominazione del venditore ambulante di merci al minuto, pervenuta da “bazaar”, il tipico mercato orientale. In seguito questa parola ha assunto la valenza di persona scansafatiche, poco affidabile, ed anche poco onesta.
“CANTARO” (attenti all’accento!): unità di peso pari a cento rotoli (circa kg. 90), sostituita dal nostro quintale con aggiunta. Ricorre nella colorita espressione “Fa’ tre fiche nove ròtole e quatto ceuze nu cantaro”, riferita a chi “la fa troppo pesante”. Dall’ ar. “qintar”.
“CARAFFA e GIARRA”: denominazioni proprie della piccola brocca in vetro dal contenuto inferiore al litro, da “garaf”.
“DRAGUMANNO”: fonema ormai in disuso, riferito al procacciatore di affari. Da “targuman”, intermediario, mediatore e anche interprete.
“FARFARIELLO”: appellativo riservato da Dante al diavolo, ma ampiamente diffuso nel nostro dialetto con analogo significato: da lui nella settecentesca Lo Guarracino viene metaforicamente “pigliato” lo sprovveduto Alletterato per il tradimento della fedifraga Sardella. Da “farfar”. demonio, spirito maligno.
“FELUSSE”: era uno (oggi obsoleto) degli ottantatré sinonimi nostrani del denaro, giuntoci da “fulus”, monete, immortalato dal Basile ne Le Muse napoletane (1635) con l’efficace aforisma “Nun se pò avere bontate e felusse”.
“FUNNACO”: vicolo cieco, sporco, sovraffollato, costellato da povere abitazioni. Deriva da “funduq”, precario alloggiamento per mercanti.
“GUALLARA”: questa denominazione dell’ernia discende da “hadara”, rigonfiamento.
“MAMMONE”: lemma evocato per spaventare bambini vivaci. Deriva da “maymum”, scimmione.
“PAPOSCIA”: pantofola vecchia e deformata (ma anche sinonimo di abnorme ernia scrotale), ripresa da “babusc”, la classica calzatura orientale con la punta rivolta all’insù.
“RUOTOLO”: unità di peso pari alla centesima parte del citato cantaro (e quindi a circa, gr. 900). Ricorre nella nostrana locuzione “pe ‘ ghionta ‘e ruotole”.
“SCIARAPPA”: bevanda sciropposa e zuccherina, riferita anche a vino dolce e gustoso, da “sharab”.
“SCIAVECA”: rete da pesca a strascico. Da “shabaka”, dello stesso significato.
“TARÌ”: moneta. L’etimo più convincente è da “dirahim”, soldone argenteo, ma non può escludersi una derivazione da “tariy”, fresco di conio.
“ZARRO”: ciottolo contro cui può inciamparsi e, per estensione, equivoco, abbaglio, cantonata (“Piglià nu zzarro”), da “zahr”, appunto sasso.
“ZIRACCHIO”: una unità di misura (circa cm. quindici) pari alla distanza intercorrente tra il pollice e l’indice della mano distesa. Come tale perviene da “zeraic”. Non vi ricorda nulla l’espressione a prendere in giro chi tanto alto non è? “Si avete nu palmo e nu ziracchio”.
“ZIRO”: recipiente in terracotta, orcio per la conservazione dell’olio, dall’equivalente “zir”. Sulla costiera amalfitana fa imponente mostra di sé la Torre dello ziro, dove internamente erano conservate ingenti quantità di olio.
Ora qui di seguito ed in sintesi, altri verbi, avverbi e sostantivi di derivazione araba ma, prestate attenzione, molti tra questi, per arrivare qua da noi, sono passati attraverso commistioni con le lingue straniere, specie greco, spagnolo e francese.
– Abbezzèffe – in gran quantità, abbondantemente / ar. biz-zaf – in abbondanza;
– acciacco – malanno, infermità / ar. saqqa – lamento, malattia;
– alliffare – allindare, azzimare / ar. laffa (pulire, attorcigliare i baffi);
– arrassare – allontanare, distanziare /ar. radda (restituire, allontanare, rifiutare);
– azzardo – azzardo / dall’ar. az-zahr;
– babbalucco – sciocco, balordo / ar. mamluk;
– valice/cia – valigia / waliha (gran sacco);
– gabbella – gabella / qabala (cauzione, garanzia);
– cabbala – cabala / ar. qabbala;
– cafè – caffè/ ar. qahwa;
– cala – piano inclinato per lo scivolo delle navi a mare/ ar. kalla – scendere, calare;
– calafare – calafatare / ar. qallafa;
– campora – canfora / ar. kafur;
– carace – garage/ ar. qarasa;
– carato – carato / ar. qirat;
– carcioffola – carciofo/ ar. harsuf
– caruofalo – garofano / ar. qaranful;
– casecavalle – caciocavallo / ar. qasqawal;
– chintale – quintale / ar. qintar;
– coffa – coffa, nassa / ar. kuffa;
– cuttone – cotone / ar. qutun;
– fustagna – fustagna, tipo di stoffa / ar. Fostat (sobborgo del Cairo dove si fabbricava questo tipo di stoffa);
– ghirba – sacco di pelle e simili per portare acqua / qirba;
– giarla – giara, brocca / ar. garra;
– lacca – lacca / ar. lak;
– lammicco – lambicco, alambicco / ar. anbiq (tazza);
– lebbeccio – libeccio / ar. lebeg;
– lellera – edera / ar. lelle;
– limone – limone / ar. laymun;
– matarazzo – materasso / ar. matrah (luogo dove si stende qualcosa);
– mesale – tovaglia da tavola / ar. misar;
– ‘nzalarchìa – itterizia / ar. saffar (ingiallire);
– damiggiana – damigiana / ar. damagan;
– recamo – ricamo / raqqama;
– sacca – piccolo sacco / fen. sáq;
– salamalecco – salamelecco / as-salam alayka;
– sansaro – sensale, mediatore / ar. simsar;
– sarracino – saraceno, musulmano / ar. sarqi (orientale);
– scerocco – scirocco / ar. suruq;
– sciàbbeca – sciabica / specie di rete; ar. sabaka (grossa rete da pesca);
– sciarro – bisticcio, litigio / ar. sarra;
– serchia – screpolatura, ragade / ar. srq;
– serracchio – saracco / ar. sarraqa;
– surbetta – tipo di gelato / sarbat (limonata, bevanda);
– tabbacco – tabacco / ar. tabbaq;
– tafanaro – deretano / ar. tafar;
– taliare – guardare fisso / ar. talai;
– tamàrro – persona rozza, zoticone / ar. tammar;
– tara – tara / ar. taraha;
– tarco – talco / ar. talq;
– tauto – bara / ar. tabut;
– trippa – stomaco di bue / ar. tariba;
– zaffarano – zafferano / ar. za’faran;
– zagara – fiore d’arancio / ar. zahra;
– zecca – zecca / ar. sikka;
– zuccaro – zucchero / ar. sukkar.

A proposito dell'autore

Carlo Fedele

Pur essendo passato sotto innumerevoli Forche Caudine, rimane perennemente in attesa di giudizio

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