Lo scrittore Erri De Luca ha pubblicato per Feltrinelli il nuovo romanzo “Impossibile”. Protagonisti due uomini, un pentito e un suo ex compagno di lotta in gioventù, che s’incontrano, a decenni dalla fine della loro amicizia, su un sentiero selvaggio di montagna. Il pentito finisce in un precipizio e muore.

Fil rouge del romanzo è un lungo interrogatorio che contrappone un giovane magistrato, che scarta l’ipotesi dell’incidente perché per lui la coincidenza di quell’incontro in montagna è impossibile, all’uomo che ha di fronte, che gli risponde che impossibile è la definizione di un avvenimento fino al minuto prima che accada. Inevitabile, subito dopo.

Un lungo dialogo che da inizialmente ostile si trasforma in un amabile regolamento di conti con il passato. Asciutto e serrato, a tratti illude il lettore a un finale di svelamento, a un cedimento da parte dell’imputato che invece è capace di resistere alle lusinghe di uno scaltro magistrato.

Respiro dagli interrogatori, sette lettere (mai consegnate), per la donna a cui il protagonista è legato, dove viene approfondito il suo mondo interiore. Iniziano tutte con “Ammoremio” e raccontano le note più calde dell’uomo ruvido, il senso del vivere e dello stare insieme.

L’uomo precipitato dalla Cengia del Bandiarac è un ex collaboratore di giustizia, chi lo seguiva sul sentiero un suo vecchio amico d’ infanzia, poi compagno di lotta. Cosa pensa Erri dei sistemi processuali che valorizzano o incentivano chi decide di rilasciare confessioni e dichiarazioni alle autorità inquirenti?

Nel caso del libro “Impossibile” si tratta di una persona che per ottenere benefici giudiziari, negli anni ‘80 delle procedure speciali, denuncia i propri compagni. Non si tratta di pentimento né di ravvedimento, ma di tradimento interessato.

”Impossibile è la definizione di un avvenimento fino al minuto prima che accada”. C’è stato un avvenimento della sua vita che lei credeva assolutamente“impossibile?

Continuamente nella vita di ognuno accadono avvenimenti impensabili e improbabili che poi sono percepiti come naturali e inevitabili. Per esempio il fatto che io sia qui a rispondere alle sue domande da scrittore è un caso più che fortuito nella vita di uno che ha svolto per venti anni il mestiere di operaio. Che questa attività costituisca il mio reddito è un accidente al quale non posso abituarmi.

Per Ammoremio: “Sei una donna piena di vita. Ti arriva un desiderio di quelli prepotenti per un uomo? Lo esprimo e lo esaudisci. Spero che non te ne innamori ma se pure fosse, io ti voglio bene assai. La felicità che afferri con un altro, niente mi toglie di te”. Qual è il suo rapporto con la gelosia?

Mi sono accorto un giorno di non provarla. La donna che amavo aveva lasciato traccia di un suo inganno. Sentii dolore per la bugia inventata, non per il suo desiderio di frequentare un uomo. Ho capito che non provavo il sentimento di possesso che porta alla gelosia. Non mi sentivo in diritto all’ esclusiva. Fu una rivelazione su me stesso, dolorosa e nitida.

Nel 1968, appena diciottenne, lascia città, famiglia e certezze per raggiungere Roma. Prende parte al Gaos (Gruppo di Agitazione Operai e Studenti) che fonderà Lotta Continua a Roma e inizia un impegno politico che terminerà solo nel 1980. Cosa spinge il giovanissimo Erri a un cambiamento cosi impegnativo?

Il fatto che si era messa di traverso nelle strade una gioventù coetanea non solo in Italia ma ovunque nel mondo. Ho aderito all’ordine del giorno di quella gioventù che aveva smesso la docilità e la soggezione per l’autorità. Era politicamente coerente tra le parole pronunciate in assemblea e le azioni che ne seguivano. Era numerosa, figlia del dopoguerra, di un popolo che si dava alle nascite per reazione alle perdite. Era la prima istruita a livello di massa. Era contagiosa e scatenò l’innesco delle lotte operaie degli anni ‘70.

Lettore insaziabile e scrittore per solitudine,  fino al giorno in cui una sua amica, impiegata alla Feltrinelli, a sua insaputa le sottrae un manoscritto. Il seguito è storia. Un passaggio della sua vita da attribuire al destino? Ma se esiste, cos’è per lei il destino?

Non uso questo termine, non attribuisco a una trama prescritta, a un disegno, lo svolgimento delle vicende umane. Credo al casaccio e all’ improvvisazione, riconosco giustezza nel verso del poeta Brodskij : ” Nel mondo non esistono cause, esistono solo effetti”.

Definisce la scrittura “Un modo per tenersi compagnia”. Com’è nata questa necessità e quanto è cambiata negli anni?

Non è una necessità, è un tempo festivo e sporadico dentro i miei giorni. Ho cominciato da ragazzino. Leggevo molto grazie alla biblioteca di mio padre e mi è spuntata voglia di scrivere una storia. Mi è piaciuto raccontarmela e così è entrato questo intrattenimento nella mia vita. Anche se costituisce oggi il mio reddito, non è per me un lavoro la scrittura, ma il contrario, un tempo di concentrata applicazione di un desiderio.

Da autodidatta studia diverse lingue, tra cui il russo, l’ebraico antico, lo swahili, lo yiddish. Qual è il motivo che l’ha spinta verso un impegno impensabile ai più?

La lingua swahili mi serviva per un impegno di volontariato in Tanzania negli anni ‘80, era indispensabile. Le altre lingue le ho studiate invece per leggerle, non per parlarle. Per ammirazione verso alcuni autori mi sono incuriosito delle loro grammatiche, degli alfabeti. L’Ebraico antico è lingua originale del libro chiamato Bibbia, dunque studiarla è stato risalire a una sorgente, escludendo le traduzioni.

La TAV va sabotata. Ecco perché servono le cesoie, sono utili a tagliare le reti”. Per queste parole viene processato e poi assolto dopo nove mesi di processo, perché il fatto non sussiste. Quanto è importante l’impegno dell’uomo pubblico per dar voce alle minoranze?

Uso questo paragone: un calzolaio che sente responsabilità di cittadino, oltre a fare bene le sue scarpe, deve impegnarsi perché gli scalzi abbiano un buon paio di calzature ai piedi. Uno scrittore, oltre a far bene le sue pagine, può operare perché tutti abbiano diritto di parola. Siamo in democrazia, questo diritto ė garantito dalla Costituzione, ma succede che delle comunità in lotta di legittima difesa della salute propria e del territorio, non vengano ascoltate, anzi le loro ragioni diffamate e ammutolite. Allora uno scrittore può fare da amplificatore delle loro parole, da megafono, da antenna che rilanci più lontano il segnale. Due anni di processo alle mie parole hanno avuto l’effetto di far conoscere meglio le ragioni della Valle di Susa. Il verso della scrittura sacra prescrive : ”Apri la tua bocca per il muto”. Ecco il compito di uno scrittore, uno che si guadagna da vivere con le parole.

Emergenza del secolo: i migranti. Cosa si può fare per migliorare un mondo dove i volontari di Medici senza frontiere vengono accusati di essere collusi con i trafficanti, la solidarietà viene criminalizzata e i migranti tacciati d’essere invasori?

Secolo secondo delle grandi migrazioni umane, dopo il grandioso 1900: esperienza evidente è che questi flussi non possono essere fermati da nessuno sbarramento, frontiera, respingimento. Possono essere decimati nelle maniere che conosciamo, con naufragi procurati, omissioni di soccorso, penalizzazioni di soccorritori, ma queste misure avvelenano il clima della nostra  comunità senza avere alcun effetto di deterrenza. Si dice che non possiamo accoglierli tutti: ma è esattamente quello che è successo, abbiamo accolto tutti quelli che sono arrivati da noi e attraverso il nostro territorio sono poi andati a sciamare altrove. I tutti sono già qui, si sono installati, prosperano e fanno prosperare l’economia che regolarmente ne registra gli utili. Aiutarli a casa loro: lo fanno gli emigranti, con le loro rimesse a casa, come hanno fatto i nostri emigranti nel 1900.

Moltissimi i premi letterari vinti all’estero. Perché la scelta di non partecipare a concorsi italiani?

Sull’estero non ho giurisdizione, non posso impedire a un editore o a una giuria di decidere che un mio libro è il migliore in lingua straniera. In Italia escludo di partecipare sia da candidato che da membro di giuria, perché non desidero quei riconoscimenti. Ricevo premio letterario ogni volta che una persona per strada mi ferma per congratularsi con una mia scrittura. Ricevo premio letterario da insegnanti che fanno leggere una mia storia, da un detenuto che ha provato sollievo, da una coppia che si è innamorata col pretesto di una mia scrittura.

Vicino al lago di Bracciano da una vecchia stalla, costruisce la dimora che lo porterà definitivamente lontano dalla sua città. Cosa tiene con se Erri della sua Napoli?

Il dialetto, il sistema nervoso addestrato a prontezza di riflessi, il fondamento dei sentimenti di compassione, collera, vergogna, tutti i miei centimetri cresciuti lì: mi dichiaro uno che viene da Napoli, estratto esattamente da quel posto e da quell’ora di nascita  piantata in mezzo al 1900.

Grazie Erri per la sua generosità, che i ricordi l’aiutino a scrivere per noi ancora tanta bellezza.

Lucia Montanaro