Dopo il recente riconoscimento dell’arte del pizzaiuolo, napoletano come patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, da parte dell’Unesco, poiché unicamente arte napoletana, si sta cercando di tutelare la lingua napoletana, in questo caso anche a livello legislativo, con la speranza che possa essere presa, un giorno, sotto la protezione dell’Unesco. In Italia la lingua napoletana non è sottoposta a tutela, e l’Unesco stessa, aveva riconosciuto che il patrimonio linguistico di Napoli è fortemente a rischio, poiché non protetto né giuridicamente né didatticamente. La perdita della lingua napoletana comporterebbe anche una perdita di tutta una serie di tradizioni, e beni culturali: dal teatro, al cinema, alla canzone, alla tradizione enogastronomica. Tradizioni che sono parte della cultura mondiale e che sono trasmesse attraverso questa lingua.

Così, legata a questa e ad altre considerazioni, la Commissione consiliare regionale ha deciso di approvare all’unanimità, concludendo l’iter legislativo della proposta di legge – Salvaguardia e valorizzazione del patrimonio linguistico napoletano – per iniziativa dei consiglieri Passariello e Borrelli. In un comunicato il consigliere regionale Luciano Passariello e Luigi Rispoli Presidente dell’Associazione Informazione Giovani Europa, hanno dichiarato: “Al compimento – della definitiva approvazione da parte del Consiglio regionale, sicuramente la Campania si doterà di uno strumento capace di valorizzare un importantissimo bene immateriale della nostra Regione legato, soprattutto, alla grande produzione letteraria e musicale del nostro territorio”. “Un elemento identitario – conclude la nota – che contribuirà a costruire anche una memoria storica tenendo vivo soprattutto tra i giovani, quella che è a ragione, una vera e propria lingua dotata di una propria grammatica e di una propria musicalità”.

Ma la questione della tutela della lingua napoletana, come patrimonio da proteggere, era cominciata già l’anno scorso con una proposta per il suo riconoscimento come patrimonio immateriale dell’Unesco. Idea era stata lanciata da Massimiliano Verde che, attraverso la sua Accademia Napoletana, aveva indirizzato una richiesta formale all’Unesco, lo scorso 21 febbraio in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Materna, data fissata dalle Nazioni Unite. In questa, Verde aveva chiesto la tutela della lingua napoletana verso i rischi, posti dal progressivo esaurirsi della tradizione orale, alla conservazione del patrimonio artistico e culturale, sottolineando l’importanza di perpetuarne la conservazione e la diffusione attraverso corsi di formazione, insegnamento nelle scuole e collaborazioni con altre realta’.

La proposta era stata anche discussa nel corso di una riunione presieduta da Elena Coccia sulla possibilità di far dichiarare la lingua napoletana patrimonio immateriale dell’Unesco. La seduta aveva visto la partecipazione di docenti e artisti, durante una riunione della commissione Cultura del Comune di Napoli. Nicola De Blasi, docente di linguistica italiana e dialettologia dell’universita’ di Napoli Federico II, aveva dichiarato che era necessario chiarire che il napoletano, come molti altri dialetti italiani ha origini derivanti dal latino. La sua unicità’ non giace nella sua diversita’, ma nella ricchezza e nella vasta produzione artistica che è nata in questa lingua nel corso dei secoli. Anche Francesco Caruso, consigliere del presidente della Regione Campania con delega ai rapporti internazionali e all’Unesco, aveva espresso un concetto simile, e cioè che il dialetto napoletano non era un fenomeno unico per se, ma che avrebbe potuto diventarlo se viene visto come la lingua originale delle produzioni artistiche che si sono avute nel corso dei secoli: dalla canzone alla letteratura, al teatro, e questo potrebbe essere motivo di un possibile riconoscimento da parte dell’Unesco. Avevano partecipato alla riunione anche il poeta Nazario Bruno, l’attore Ciro Ridolfini e il professor Ermete Ferraro.

Per questo la legge sulla Salvaguardia e valorizzazione del patrimonio linguistico napoletano approvata dalla regione, costituisce una validazione ed un primo ed importante passo forse, anche verso un riconoscimento internazionale della lingua e della cultura napoletana, e cosa più importante verso una sua maggiore tutela.