Antonino aveva solo 4 anni, e portava le scarpe al contrario. Quale bambino ho amato più di Antonino? Passavo ore a guardarlo dormire, perdendomi nei suoi capelli biondi sottili come fili di seta, un tempo che mi ha visto bambina, ho corso in un campo di spighe di grano, bionde come quei fili di seta, così come raccontava il mio libro di fiabe, …un campo dorato inondato di luce. Un libro pieno di immagini, che penso di aver guardato milioni di volte, sognando così mondi diversi.

Antonino era bello, aveva 10 tra fratelli e sorelle, e lui undicesimo come nella fiaba di Andersen “I cigni selvatici”. Sua madre aveva una gamba di legno. “No di legno no!” mi ero detta, pensando alle mille fantastiche bugie che puoi dire a quell’età. Ma nella povertà non si mente quasi mai, i bambini poveri non mentono, la gamba era davvero di legno, una sorta di protesi per sventurati e miseri.  Una madre che parlava di solitudine se all’appello mancava uno solo degli undici bimbi, che abbottonava i cappottini stinti di tutti, affinché il freddo non penetrasse e con lui anche la vita di fuori.

La vita cattiva, quella che aveva portato via da quella donna l’unico uomo della sua vita, “No non è stata la droga” una volta mi ha gridato, è stata la vita, la vita cattiva.

Antonino amava la sua famiglia, Antonino rubava il pane dalla mensa,  Antonino non parlava quasi mai, ma quante cose ci ha detto con gli occhi. Poi ci fu la morte di quel pulcino comprato al mercato, gli aveva dato un pezzo di pane troppo grande. Antonino non piangeva quella morte,  perché il pane che gli aveva dato era tanto e lo aveva spinto fin giù alla gola, sarebbe bastato per tutta una vita pensò.

Oggi Antonino si chiama Toni, non ha più i capelli come le spighe di grano al sole, non c’è più la madre con la gamba di legno che gli abbottona il cappotto, ma ci sono i coltelli e le pistole, c’è ancora la vita cattiva, anche lui è cattivo e gioca alla guerra con il suo branco, a scuola ha vissuto all’ultimo banco.  Qualcuno voleva recuperarlo, forse si era ancora in tempo, forse no. Oggi Antonino si chiama Toni e per ogni anno di galera si tatua una stellina.

Antonino camminava con gli occhi all’insù, e contava contava contava tutte le stelle del cielo.

Rosalba Moccia, nasce a Napoli, ma vive ormai da anni in provincia di Caserta. Docente di Scuola Secondaria Superiore ed Educatore extrascolastico, dedica la propria vita alla scrittura. Si occupa da anni di progettazione sociale dove conta numerosi primati per i suoi scritti.   Scrive e pubblica con altri colleghi, dopo una ricerca effettuata sul territorio di Scampia della durata di due anni, “Il Diritto all’AlfabetoUn’esperienza pedagogica per i ragazzi di Napoli” Editore Giannini, e alcune interviste di taglio biografico per la Testata Giornalistica www.sopralerighe.it, autorizzata numero 270 del 22 novembre 2013 presso il Tribunale di Roma.  Altresì, contribuisce mediante testi scritti a numerosi eventi e seminari in-formativi. Ha esperienze di lavoro presso la Casa Circondariale di Secondigliano e presso l’Ospedale Psichiatrico di Aversa e su altri territori definiti a rischio. Organizza eventi contribuendo con testi scritti e spesso ha rivestito il profilo di relatore.  

Farepoesia” è uno spazio interamente dedicato ai versi scritti da Voi. Chiunque voglia far conoscere le proprie poesie, aforismi, racconti e chi lo desidera una breve biografia, può inviare tutto in formato Word a info@napoliflash24.it.  Durante la settimana, saranno selezionate e pubblicate alcune poesie sulla nostra testata online, sulla pagina Facebook di Napoliflash24  e sulla pagina Twitter del nostro sito. Lo scopo di questo spazio poetico, è quello di far conoscere i poeti e gli scrittori tra i nostri lettori. Tutti possono “Farepoesia“, attendiamo solo di leggere i vostri versi e pubblicarli. A fine anno 2019, sarà possibile inoltre partecipare ad un concorso: i testi più cliccati, saranno premiati con una targa premio. “Farepoesia” sarà uno spazio che permetterà a chiunque, di esprimersi attraverso l’arte poetica. Chi non ha mai provato un’emozione davanti ad un tramonto, o pianto per la nascita di un figlio, o amato tanto fino a soffrirne? Tutti hanno la poesia dentro, dovete solo portarla alla luce.  Trasmettere significa portare alla luce.