Il rapporto con la donna rappresenta il nodo gordiano nel mondo di Allah. La donna è negata, uccisa, velata, rinchiusa o posseduta. È l’incarnazione di un desiderio necessario, e per questo ritenuta colpevole di un crimine orribile: la vita. Una convinzione condivisa, che negli islamisti appare palese. Poiché la donna è donatrice di vita e la vita è una perdita di tempo, la donna è assimilabile alla perdita dell’anima.

Domenica 26 novembre alle ore 11 presso il Pan (via dei Mille, 60), incontro con il giornalista e scrittore algerino Kamel Daoud, che per il suo impegno civile, i suoi interventi sull’Islam e il radicalismo religioso, è stato colpito da una fatwa e costretto all’esilio. Intervengono anche Titta Fiore, Enzo d’Errico, Ottavio Ragone.

Nell’occasione, oltre che del suo impegno, Daoud parlerà anche del suo ultimo libro, appena uscito per la Nave di Teseo, “Le mie indipendenze”, una raccolta dei suoi articoli più importanti. La sua è una penna originale, visionaria, impegnata e penetrante. Daoud è riuscito nell’impresa di fare della cronaca un vero e proprio genere letterario, offrendo ai suoi contemporanei uno specchio per interrogarsi, giorno dopo giorno – grazie o malgrado l’attualità – sugli uomini, sulla religione, sulla libertà.

L’evento è organizzato dal Comitato promotore del festival del libro di Napoli, «Liber@arte», creato da Guida Editori, Rogiosi editore e Alessandro Polidoro editore, oltre a numerosi altri operatori del settore.  Il Salone del libro, il cui direttore artistico è Francesco Durante, è previsto a maggio al comprensorio di San Domenico Maggiore, e il tema scelto è «Back Home», «Bentornati a casa», con un doppio significato. Da una parte il ritorno di un grande salone del libro a Napoli, dall’altra il ritorno di una serie di energie culturali meridionali sparse in giro per l’Italia e di scrittori italiani o di origini italiane che vivono all’estero, a cominciare dagli Stati Uniti.

Kamel Daoud, nato nel 1970 a Mostaganem (300 km da Algeri), ha studiato Letteratura francese dopo una laurea in Matematica. È giornalista per “Le Quotidien d’Oran” dove scrive da oltre quindici anni. I suoi articoli sono regolarmente ripresi dalla stampa francese e europea (“Libération”, “Le Monde”, “Courrier international”, “La Repubblica”, “Il Fatto Quotidiano”). Vive a Orano. Il suo primo romanzo, Il caso Meursault (2015), ha vinto il Prix Goncourt ed è stato tradotto in oltre 30 lingue con enorme successo.