ANTICHI MESTIERI DI NAPOLI: O’ PISCATORE

IL PESCATORE

In memoria di MASANIELLO, che nel luglio del 1647 guido’ la rivolta del popolo napoletano contro il malgoverno spagnolo, dedico questa puntata sugli Antichi Mestieri Napoletani alla figura del Pescatore.

PESCATORE

Napoli ha tante facce e “mille colori”, come cantava Pino Daniele, in un’infinità varietà di sfumature. Secondo la prospettiva in cui la si guarda, questa città rivela ogni volta “una personalità , un carattere e una filosofia diversa” . Come dice il giornalista – scrittore Erri De Luca e’ ” eclettica, versatile, ambigua” …
Ma Napoli e’ soprattutto MARE , e’ la città dei PESCATORI .

PESCATORE

Detto anche ‘O PISCIAVINNOLO, il Pescatore e’ colui che vende pesce per le strade e al mercato . Alcuni possiedono un proprio banco dove esporre il loro pescato che ogni tanto bagnano con dell’acqua di mare contenuta in un secchio o in un orcio dal collo stretto, chiamato MUMMARA.
Nel sito “Fresco Pesce magazine”si dice che la figura del Pescatore , nonostante il progresso tecnologico, ” e’ ancora in grado di suscitare rispetto e curiosità “, rivelando “sapori e gesti antichi che si tramandano di padre in figlio, da vecchio a giovane. da centinaia a centinaia di anni lungo il ciclo del tempo”.

PESCATORE
In Italia il mestiere del Pescatore risale all’epoca romana , ma le prime conoscenze tecniche e scientifiche “vengono desunte dai nostri antenati dalla cultura Greca, Fenicia ed Etrusca”.
Le tecniche di pesca si sono andate affinando attraverso i secoli fino a giungere, ai giorni nostri, all’uso di pescherecci accessoriati di radar e sonar , che permettono di allontanarsi sempre più dal porto .
Non è un mestiere che si impara sui libri e richiede una dura gavetta per giungere ad avere le nozioni indispensabili che consistono nel “saper governare una barca, avere dimestichezza con il mare e i venti, conoscere gli attrezzi del mestiere, le specie marine e le normative”.

PESCATORE
Diventare bravo pescatore richiede “tempo, pazienza e impegno”.
Cent’anni fa era normale salire la prima volta sulla barca a 10 anni e rimanere fino oltre i 60. Dai “volti segnati dal sole e dalla salsedine ” si legge tutta la fatica e l’asprezza di questo lavoro , ma anche la fierezza e l’amore per il mare e la vita libera all’aria aperta.
Ma questi uomini, induriti da un mestiere logorante e , in passato, pericoloso, chiamano le loro barche per nome, come fossero delle fedeli compagne e “in quei nomi spesso si celano storie, segreti, aneddoti che hanno segnato una vita”.

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Questo mestiere e’ ancora praticato con passione. a Napoli e in quasi tutta l’Italia, da migliaia di persone che “all’alba lasciano i nostri numerosi porti e porticcioli per prendere il largo”.
In un articolo di Daniela Lombardi, pubblicato in “Grande Napoli. It “,
i Pescatori sono descritti come “una delle immagini più poetiche , continuamente riprodotti in quadri, foto, poesie, canzoni”; sono quelli
che ” vivono lontano dal caos della modernità … che lavorano di notte o alle prime luci dell’alba e poi sotto ad un sole cocente si mettono a vendere quello che sono riusciti a pescare durante la notte.
Il loro detto ” devi mangiare quando non hai fame , devi dormire quando non hai sonno” fa capire quanto sia intenso questo lavoro.
Ci sono anche quelli che fanno i pescatori “per sport”, per far passare la giornata, per tradizione o semplicemente per rilassarsi.
Si vedono, in genere , sugli scogli con il loro secchiello e lo sguardo fisso sul mare , spesso circondati da una folla di “scugnizzi” che li bersagliano di domande e il giorno dopo tornano con un bastone e un filo di nylon per provare anche loro a pescare.

PESCATORE
Sul lungomare di Mergellina i turisti si soffermano davanti al “quadro vivente” offerto dalle numerose figure di Pescatori- Venditori e Pescatori per Sport , in fila sugli scogli, che sembrano quasi mettersi in posa per permettere di scattare una bella foto con “la vista di uno spicchio di mare, il Vesuvio, qualche isola in lontananza e, di spalle, la figura di un pescatore.
Numerose sono poi le leggende nate intorno alla misteriosa vita del pescatore . Una delle più conosciute è quella che riguarda l’antica statua lignea di una “Madonna con Bambino”, custodita ora nel
Santuario di PIEDIGROTTA . Secondo la leggenda, la Madonna , camminando lungo la spiaggia di MERGELLINA, si sarebbe fermata per togliersi la sabbia dalle scarpe e, nella fretta, avrebbe perso una scarpa, ritrovata il giorno dopo da alcuni pescatori, che individuarono anche la grotta in cui la Madonna si riparava.
Ha origine di qui la tradizione de “‘o scarpuncello d’ ‘a Madonna”, per la quale le partorienti e le giovani spose ricevono una scarpetta e poi vanno a pregare alla Chiesa della Madonna di Piedigrotta.

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La tradizione, col tempo, si è andata perdendo , ma i pescatori sono rimasti devoti a questa Statua . Si narra infatti che la Chiesa della Madonna di Piedigrotta sia stata edificata su una preesistente Cappella costruita da pescatori .
Legata a questa leggenda e’ anche la Processione con la Statua che si tiene ai primi di settembre con accompagnamento di balli, eseguiti a piedi nudi dai pescatori e fuochi d’artificio, in una festa che mette insieme credenti e laici.
Vorrei concludere con una riflessione di Erri De Luca che ben definisce il mestiere del Pescatore napoletano inserendolo tra quei “Mestieri antichi e sempre nuovi, rinvigoriti dalle stagioni dell’uomo e modificati dallo sviluppo tecnologico, ma utili a delineare un dialogo millenario tra
Terra e Cielo, fra la precarietà dei destini e l’ambizione all’eternità”.

Fernanda Zuppini