ANTICHI MESTIERI di NAPOLI

‘O GALLETTARO
Quello del Gallettaro era un tipico mestiere della zona di Napoli e dintorni, praticato anticamente soprattutto nello stabiese, come documentano gli storici delle Tradizioni Popolari.
‘O Gallettaro si aggirava specialmente nelle zone in cui si trovavano dei Cantieri navali, dove vendeva il suo prodotto a tutti gli operai che, non potendosi permettere cibi più costosi, si rifornivano da questo ambulante.
Nel sito “Napoligrafia”, la GALLETTA viene definita come un “biscotto“che veniva preparato “infornando l’impasto di farina e acqua, senza lievito e sale, per un tempo doppio rispetto a quello necessario per il pane”, in modo da eliminare ogni traccia di umidità’ ed evitare che ammuffisca. Questo procedimento, oltre ad allungare i tempi di conservazione, rendeva anche la galletta molto dura. Per questo motivo, prima di essere consumata, veniva ammollata in acqua di mare (una volta sicuramente meno inquinata) che riusciva anche ad aggiungere quella quantità di sale di cui era priva.
La Galletta, chiamata anche “biscotto di mare”, perché apprezzata e consumata già in epoca remota dai marinai, fu senz’altro prodotta
con lo scopo di approvvigionare i velieri ed i mercantili per le lunghe traversate marittime. Un documento angioino, risalente al 1283, relativo a una commissione di gallette per l’armata attesta “l’antico nobile utilizzo di tal biscotto “.
Le “gallette del marinaio” fanno “anche parte della tradizione genovese
( con la variante dell’aggiunta di lievito di birra all’impasto ). Sono
“Il pane che i marinai si portavano sulle barche quando si assentavano più giorni per andare a pesca” (come si legge in un blog sulle antiche tradizioni liguri). La loro principale caratteristica era infatti quella di mantenersi a lungo inalterate.
Il termine “Gallettaro” può anche venire usato in senso metaforico.
Secondo la linguista Lucia Verticelli questo vocabolo deriva da
“accacciare la galletta ” e “Ingallettarsi ” metaforicamente significa
“prendersi troppo sul serio, avere sempre bisogno di approvazione, mancare di ironia e di spirito di autocritica, avere scarsa fiducia in se stessi, risentirsi delle critiche …”

Fernanda Zuppini

A proposito dell'autore

Post correlati