Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità quella dei super batteri è una minaccia globale. Ogni anno infatti nel mondo si contano tra i 500.000 e i 700.000 decessi, le cui cause sono diverse: in generale si registra un utilizzo eccessivo di antibiotici negli allevamenti animali e spesso il mancato rispetto dell’igiene delle mani nelle strutture assistenziali. Ma in Italia, più che in altri paesi del Nord Europa c’è anche un inadeguato utilizzo di antibiotici ad ampio spettro, molto facili da reperire e da assumere per via orale, ma quasi sempre prescritti senza prima effettuare una ricerca microbiologica per sapere se siano realmente necessari. A questo si aggiunge il fatto che spesso i pazienti non seguono le prescrizioni terapeutiche con attenzione, per cui a volte interrompono la cura, altre volte non rispettano i dosaggi. Questo fa sì che il farmaco uccida i batteri più deboli mentre sopravvivono e si selezionano quelli più resistenti.

Superbatterio “New Delhi” in Toscana ha già causato 32 morti e colpito almeno 75 pazienti; Maria Triassi, Dipartimento di Sanità Pubblica della Federico II di Napoli: «Un caso che seguiamo con attenzione, fondamentale muoversi con grande cautela». Poi l’amara considerazione: «La Campania è stata messa in evidenza nazionale per molto meno. E’ triste però constatare che ciò che da noi fa notizia, probabilmente non desta
scandalo altrove».

«Ciò che sta accadendo in Toscana dovrebbe farci riflettere sull’uso, ma
soprattutto sull’abuso, degli antibiotici. Questo superbatterio è anche la
conseguenza dell’impiego non sempre motivato e razionale di strumenti
preziosi per la salute, che però adoperiamo con eccessiva leggerezza. Il
problema è che in questo momento nessuno è al sicuro, basta che un
portatore inconsapevole si sposti in Campania (o in qualsiasi altra
Regione) per iniziare a contare nuove vittime. Se questo superbatterio è
resistente agli antibiotici probabilmente è resistente anche ai
disinfettanti, quindi le misure di contenimento devono basarsi sulla
prevenzione della contaminazione rinforzando le misure di barriera e la
ricerca dei portatori». Maria Triassi commenta così l’epidemia del superbatterio
resistente agli antibiotici che sta dilagando nell’area nord-ovest della
Toscana. “New Delhi”, un ceppo nuovo del batterio Klebsiella.
Oltre ad ammonire sull’impiego eccessivo e non razionale degli
antibiotici, che sta portando alla nascita di questi ceppi resistenti,
Triassi sottolinea anche la necessità di potenziare la ricerca di nuovi
antibiotici e di rafforzare il Sistema della prevenzione nazionale e
regionale potenziando il ruolo dei Dipartimenti di Prevenzione : non
dimentichiamo che la Toscana ha subito per anni una epidemia di meningite e arginata con molte difficoltà». Triassi suggerisce quindi massima
attenzione sul monitoraggio della situazione. «Il superbatterio in meno di
un anno ha già causato 32 morti e colpito almeno 75 pazienti, non possiamo
permetterci leggerezze. L’Ndm, New Delhi Metallo beta-lactamase, un
enzima prodotto da batteri normalmente presenti nell’intestino, in grado
di distruggere molti tipi di antibiotici compresi i carbapenemi,
utilizzati per le infezioni gravi. Nessun allarmismo, ma è determinante
che ci si muova con grande cautela».