Egregio Sig. Schwazer,

mi auguro che possa dimostrare la sua totale estraneità al nuovo caso di doping in cui è incappato.

Quando ho letto la notizia sono stata colta da sgomento, al pari, credo di tanti suoi tifosi, di ogni latitudine: dal Trentino a Lampedusa. Passando,ovviamente, dalla nostra amata Napoli.

I napoletani non dimenticano quanto dichiarò nel 2013 quando lei finì nella rete dei controlli antidoping, rimettendoci la faccia e soprattutto facendola perdere allo sport italiano alla vigilia delle Olimpiadi. Cercò di difendersi, nonostante le lacrime, con una fase offensiva per noi napoletani: “Sono altoatesino, non sono napoletano”. Tentò di scusarsi, ma la toppa fu peggio del buco. Brutte parole, figlie dei più gretti pregiudizi, che continuano a serpeggiare nella parte più “malata” del nostro Paese. È vero lei è altoatesino, e non napoletano. Ma noi napoletani non ci permetteremmo mai di sparlare della sua terra, a causa delle sue disgrazie sportive. Ma in qualche modo la capisco. Lei non ha mai respirato l’aria che tira da noi, non conosce il sapore della nostra terra, la luce che la pervade e gli odori di cui è impregnata, tutte cose che rendono unica la nostra città. Ma ancora di più non conosce la napoletanità, quella capacità di amare la vita, di sognare, di essere creativi ed al tempo stesso di esorcizzare la paura del futuro.

E anche la capacità di perdonare. Ma non di dimenticare.

Patrizia Sgambati