Ha parlato di «sede sociale del clan Contini», riferendosi all’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli il procuratore di Napoli Giovanni Melillo durante la conferenza stampa di oggi, nel corso della quale sono stati resi noti i dettagli dell’operazione “Cartagena“, che oggi all’alba ha portato a 120 arresti. In particolare «gli uomini del clan Contini controllano ogni aspetto anche minuto del funzionamento dell’ospedale, dalle forniture alle assunzioni nelle ditte appaltatrici o fornitrici, persino le relazioni sindacali passano per l’organizzazione camorristica».
Più in generale, ha proseguito il procuratore, «l’ospedale sembra essere stato la base logistica indispensabile per tessere le trame delittuose che hanno consentito la moltiplicazione delle truffe assicurative, la predisposizione di certificati medici falsi. Il controllo mafioso del funzionamento dell’ospedale San Giovanni Bosco si realizzava attraverso la partecipazione anche di sanitari, a volte indotta dalla paura e a volte dalla coincidenza di interessi»
A capo dell’Alleanza di Secondigliano, apicale era il ruolo delle tre sorelle Aieta, sposate con Edoardo Contini, Francesco Mallardo e Patrizio Bosti e di Maria Licciardi, sorella del defunto boss Gennaro Licciardi e l’unica facente parte dei vertici ad essere sfuggita al blitz. Il loro ruolo all’interno dell’organizzazione era quello di tenere i contatti con i boss al 41bis e la scelta di decisioni importanti per la sopravvivenza del potente cartello criminale che controllava le attività illecite in alcuni quartieri di Napoli.