Il primo ciclo della rassegna ideata in occasione del ventennale della scomparsa di Robert Bresson, uno dei grandi maestri del cinema del Novecento, si configura come una sorta di rito d’iniziazione a quel “dover essere” del cinema che è proprio il carattere fondativo della materia filmica bressoniana. I primi sei film selezionati tra le tredici gemme (quattordici, se si conta il corto Affaires publiques) che costituiscono la filmografia di Bresson, e che si intende esplorare per intero nel prosieguo della rassegna, rappresentano altrettante declinazioni della medesima interrogazione: Cosa è stato il cinema di Robert Bresson?
La risposta sgorga dalle sue parole: “Che cos’è il cinema? Ritmi e, al tempo stesso, rapporti, incrociarsi di rapporti, di opposizioni, di colpi, di scambi tra un’immagine e tutte le immagini, tra un’immagine e il suono… Film cinematografici dove le immagini, come le parole del dizionario, non hanno potere e valore che per la loro posizione e relazione…”.
Un cinema “puro” che procede secondo un processo di purificazione degli elementi compositivi propri del cinema, dove la riduzione a segno degli oggetti, dei gesti, dei suoni, dei volti mira a una sacralizzazione del particolare che diventa la cifra interpretativa, estetica e ideologica, primaria, e sancisce una dichiarazione d’amore verso il cinema inteso come ricerca. Ma è anche un linguaggio che scruta, analizza e rende visibile il canto dell’uomo in una messa in scena che punta all’astrazione e allo stesso tempo conserva intatto il senso del reale. L’invenzione del silenzio è un umanesimo.

Giovedì 18 aprile ore 20.00
LA CONVERSA DI BELFORT
(Les anges du péché)
Francia, 1943, v.o. sott. it., 90’

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