Il 66,1% dei separati che si rivolgono all’associazione dichiara di non riuscire a provvedere all’acquisto dei beni di prima necessità, secondo quanto evidenzia un Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale in Italia, dal titolo ‘False partenze’, che apre una finestra sul fenomeno della povertà in Italia secondo l’esperienza di ascolto, osservazione e animazione svolta dalla 220 Caritas diocesane presenti sul territorio nazionale.
Nel Rapporto della Caritas è riportata una sintesi dei risultati della prima indagine nazionale sulla condizione di vita dei coniugi separati, finalizzata a far emergere soprattutto il legame tra rottura del rapporto coniugale e alcune forme di povertà o disagio socio-relazionale.
In particolare la separazione incide negativamente nel rapporto padri-figli: il 68 per cento dei padri (46,3 per cento delle donne) intervistati riconosce un cambiamento importante a seguito della separazione; tra i padri che riconoscono un cambiamento il 58,2 per cento denuncia un peggioramento nella qualita’ dei rapporti (le madri al contrario riconoscono per lo piu’ un miglioramento).
Tra i separati/divorziati che si sono rivolti ai centri di ascolto della Caritas la gran parte e’ di nazionalita’ italiana (85,3 per cento); in termini di genere c’e’ una leggera prevalenza delle donne (53,5 per cento), rispetto agli uomini (46,5 per cento) anche se si puo’ parlare quasi di un’equa divisione. Il 42,9 per cento e’ coinvolto in separazioni legali, il 28,1 per cento in separazioni di fatto e il 22,8 per cento in procedimenti di divorzio.
Per quanto riguarda l’eta’ si tratta in particolare di persone nella fascia d’eta’ centrale (45-54 anni) e di giovani adulti (35-44 anni). Per quanto riguarda il livello di istruzione, prevale la licenza media inferiore (34,9 per cento) seguita dal diploma di scuola media superiore (28,6 per cento), dalla licenza elementare (14,5 per cento) e dall’attestato professionale (10,0 per cento).