Il vulcano Campi Flegrei potrebbe essere più vicino ad un’eruzione di quanto si pensava in precedenza, secondo una nuova ricerca dell’universita’ UCL di Londra dell’Osservatorio vesuviano.

Il vulcano è stato attivo per 67 anni, con periodi di due anni di movimento negli anni Cinquanta, settanta e ottanta, causando piccoli terremoti locali e sollevamento di terra. Una simile attività si è verificata oltre 500 anni fa, con l’eruzione che diede origine al Monte Nuovo. Gli autori dello studio, pubblicati in Nature Communications, hanno utilizzato un nuovo modello di fratturazione del vulcano sviluppato alla UCL per indagare se Campi Flegrei possano dare origine ad un’eruzione. La ricerca Italo-britannica spiega che gli sconvolgimenti che ci sono stati fin dagli anni ’50 hanno avuto un effetto cumulativo, causando una massa di energia nella crosta rendendo il vulcano più suscettibile ad un eruzione. In precedenza, si era generalmente pensato che l’energia necessaria per allungare la crosta si disperdesse dopo ogni periodo di movimento. Il raggiungimento del magma a tre chilometri al di sotto del vulcano ha causato dei movimenti, rendendo così un’eruzione  più probabile porche’ il terreno si estende fino a raggiungere suo punto di rottura, perché la roccia fusa può arrivare in superficie quando la terra si spacca. È difficile prevedere quando un’eruzione può verificarsi perché, anche se il terreno si rompe, è possibile che il magma si blocchi prima di raggiungere la superficie.

“Gli sconvolgimenti nel 1970 e nel 1983 hanno causato l’evacuazione di decine di migliaia di persone da Pozzuoli”, ha detto il dottor Stefano Carlino dell’Osservatorio vesuviano. L’intera superficie dei Campi Flegrei copre più di 100 chilometri quadrati. È una grande caldera, il che significa che appare come una depressione gigante piuttosto che una montagna conica. Le autorità dovrebbero essere pronte per un’emergenza, poiché oggi un’eruzione colpirebbe le circa 400.000 persone che vivono intorno alla caldera e la popolazione di Napoli di più di un milione. “La maggior parte dei danni nelle crisi precedenti è stata causata dalla scosse sismiche. I nostri risultati mostrano che dobbiamo essere pronti per una maggiore quantità di sismicità locale durante un altro sollevamento e che dobbiamo adattare i nostri preparativi ad un’altra emergenza, un’eruzione “, ha spiegato il co-autore della ricerca professor Giuseppe De Natale, ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, che appartiene all’Istituto Nazionale di Ricerca  (INGV) per lo studio di terremoti e vulcani.

tratto da siencedaily.com

 Del 15 maggio 2017

traduzione

simona caruso