per i Pezzulli di Luciana Pennino: Quando si dice crescere a “pane e vocabolario”

All’epoca, internet non stava nemmeno “in mente Dei” e quindi le ricerche attraverso google non esistevano. Era tutto più laborioso, e non sto qui a discettare se più affascinante e proficuo oppure solo più lungo e tedioso.

È un fatto, però, che quando un termine della lingua italiana risultava di identità ignota o quanto meno incerta, ciò che rimaneva da fare era, in prima battuta, chiedere aiuto a qualcuno più grande, in cui si riponevano fondate speranze. Ci si poteva evitare, così, la noia di andare a prendere il vocabolario dalla libreria, sfogliare, trovare e leggere i vari significati con relativi esempi.

Quando questo primo tentativo andava a vuoto, vuoi perché l’adulto che ci poteva sembrare quello giusto non era presente, vuoi perché l’adulto che ci poteva sembrare quello giusto ci deludeva in quanto impreparato, non rimaneva altro da fare che crogiolarsi nell’ignoranza oppure, vincendo la pigrizia, puntare le aspettative sul dizionario. A volte non si poteva proprio optare per la prima ipotesi, quella della beata ignoranza, perché senza il significato di quel preciso lemma, non si capiva un accipicchia dell’intero periodo, e quindi non si poteva procedere. E dunque la seconda opzione prendeva giocoforza il sopravvento, e diventava l’unica via di salvezza.

A casa mia, però, la succitata beata ignoranza, chissà perché, faceva capolino quasi sistematicamente all’ora di pranzo.

Vi dico: sempre all’epoca, quella senza internet, riunire quotidianamente la famiglia per il pranzo, alle due circa del pomeriggio – per Napoli orario normale – era un rituale imprescindibile. Noi eravamo in sette intorno alla tavola, la tv per molti anni rigorosamente spenta a favore della filodiffusione e poi, mentre si mangiava, si parlava. Raramente lo squillo del telefono ci interrompeva perché, sempre in quella stessa epoca, circolava il riguardo di non disturbare con telefonate all’ora dei pasti…

Ebbene, volgendo il pranzo verso il momento della frutta – non chiedetemi perché ma davvero succedeva immancabilmente proprio in quel frangente, divenuto così il fatidico momento della frutta – ci imbattevamo nel confronto sul significato di un termine. Io, la più piccola, meno esperta, tacevo perché in realtà aspettavo la soluzione dell’enigma per imparare qualcosa in più. I grandi, invece, si scontravano su un’accezione o su un’altra. Senza dubbio i punti di riferimento erano papà e mamma, però non sempre noi figli, gli altri perché io, come detto, tacevo, almeno fino a una certa età, non sempre accettavamo supinamente la loro definizione, oppure capitava che essi stessi avessero dei dubbi.

Insomma, assai di frequente succedeva che l’unico rimedio fosse la consultazione del vocabolario, che però non si trovava nella stessa stanza in cui si mangiava, bensì nella stanza più lontana della casa, in fondo al luuuuungo corridoio.

E chi, secondo voi, ogni volta era gentilmente invitata ad alzarsi da tavola e ad andare a prendere il volume capace di por fine ai dubbi? Chi, secondo voi, ogni volta?

La mia pigrizia la considerava un’ingiustizia e dunque mi avviavo con la stessa immancabile frase, farfugliata con stizza: «Perché sempre io??»

Luciana Pennino

Non c’è giocattolo più utile e nobile di un dizionario. Sia per i bambini dai cinque anni in su che – con un po’ di fortuna – per gli scrittori fino al compimento del centesimo anno.” (Gabriel García Márquez)

A proposito dell'autore

Il mondo e la gente mi incuriosiscono assai. Sono "leggera" nella scrittura e mi diverto nel fare ciò che mi appassiona. Penso che nulla sia più disarmante della gentilezza. Il mio esordio, nel 2017, è stato con "Primule fuori stagione" (Iuppiter Edizioni). Per Napoliflash24 pubblico settimanalmente i "Pezzulli" e curo le rubriche di interviste "La Bellezza salverà Napoli" e "Tips for Startuppers".

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