il re riesce così ad attrarre alla sua corte quanti più intellettuali possibili tra cui, Antonio Beccadelli detto il Panormita, poi Bartolomeo Facio, Giovanni Gioviano Pontano, solo per citarne alcuni. A tutti da compensi più alti di quelli che loro stessi chiedono. La cultura e l’arte erano sempre stati di grande interesse per il re. Infatti  fin dal suo insediamento a Gaeta, Alfonso aveva creato per la corte di una grossa biblioteca. Al termine del saccheggio delle città conquistate, Alfonzo offre sempre dei forti compensi a qualsiasi soldato gli porti un libro, facendo sapere anche agli altri sovrani di gradire il dono di testi preziosi. Cosimo de’ Medici gli regala un manoscritto di Seneca che si diceva fosse appartenuto a Petrarca e lui lo riceve con grande entusiasmo nonostante i suoi consiglieri, siano contro il dono perché  sospettano che il signore fiorentino abbia avvelenato i fogli.

Ad Alfonso si deve la fondazione dell’Accademia promossa dal Panormita e che poi prende il nome da Pontano. Ma non è tutto oro quello che luccica. la sua prodigalità, per esempio: per far fronte agli ingenti debiti che non può pagare,  licenzia gli agenti fiscali, spogliandoli dei loro beni con l’ingiusta accusa di non aver saputo fare il loro lavoro. Una condotta arbitraria — secondo Pontano — tipica dei sovrani il cui governo degenera in tirannide. Comunque grazie alla presenza e alle iniziative dei numerosi intellettuali e tecnici, la corte napoletana di Alfonso costituisce uno dei principali centri del Rinascimento.

Così Alfonso ha il merito di aver notevolmente contribuito alla promozione della cultura in una parte dell’Italia fino ad allora non ancora toccata dal movimento culturale del Rinascimento, aiutando a diffonderlo sia in Sicilia che nella penisola iberica. Il re stesso cerca di migliorarsi di mettersi al passo con i tempi, quanto aveva in comune con i suoi connazionali, si è ridotto al contatto della civiltà italiana, assai più colta, sofisticata e moderna. Quello del re aragonese è stato a suo modo un salto epocale. In effetti, il re ha mostrato  una lungimiranza atipica per la tradizione medievale che lo ha proiettato verso la modernità.

Riflessi positivi di carattere culturale si sono avuti anche nei regni iberici del Magnanimo, dati gli stretti contatti mantenuti con Napoli, dove sono del resto affluiti numerosi sudditi di quegli Stati. Attraverso la corte di Alfonso, le prime correnti significative del Rinascimento italiano riescono a penetrare in Spagna. Così Napoli è diventata,  per merito del re aragonese, da quel momento, una grande capitale europea.

Bibliografia: 

G. Caridi, Alfonso il Magnanimo, 2019 Salerno editore; G. Galasso, Storia del Regno di Napoli, Utet. volume Il Mezzogiorno angioino e aragonese, 1266-1494.; Ferdinando Muto, ALFONSO D’ARAGONA E LA CONQUISTA DEL REGNO DI NAPOLI, Luogo editore;  Ernesto Pontieri,  Alfonso il Magnanimo re di Napoli (1435-1458) (Edizioni Scientifiche Italiane)