…Così a Napoli scoppia una rivolta,  contro i  catalani e gli aragonesi che devono cercar rifugio  un po’ dappertutto.  Il re guarisce all’improvviso, ma la ribellione lo preoccupa non poco, anche perché ha toccato con mano la scarsa affidabilità dei sudditi locali.  Per rinforzare la sua posizione  decide di far sposare al figlio (illegittimo) Ferrante (da lui designato a proprio erede sul trono di Napoli) con la figlia del principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini, che ha molto potere sull’intera aristocrazia dell’Italia meridionale.

In realtà a questo punto, Alfonso intende far ritorno in Spagna permanentemente entro il 1446,  dopo aver risolto le ultime faccende militari e politiche. Invece le cose cambiano quando si innamora di Lucrezia d’Alagno, figlia di un nobile napoletano. Non si sa se tra i due ci fosse solo in’amicizia Platonica, il fatto è che il re non se ne vuole separare.  Comunque sia la situazione influisce certamente sul mancato rientro in Spagna di Alfonso, che, rende così  Napoli l’effettiva capitale della corona d’Aragona, avendola scelta come sua sede di residenza ufficiale.

Il sovrano aveva comunque  già iniziato un’opera di riqualificazione della città  a livello urbanistico, con lavori di livellamento e ampliamento di strade, di costruzione, restauro e abbellimento di edifici pubblici, di sistemazione di acquedotti e reti fognarie,  di ristrutturazione del porto, della città muraria e degli stessi castelli, danneggiati dalle numerose battaglie. In particolare Castel Nuovo viene in quell’occasione ricostruito pressoché interamente e diventa la dimora principale del re.

Nel 1452 la visita in città di Federico III d’Asburgo, subito dopo la sua incoronazione, riconosce ufficialmente il ruolo di primo piano acquisito da Napoli tra le potenze cristiane. La permanenza dell’imperatore nella città partenopea si protrae per dieci giorni, due giorni in più del viaggio stabilito.  Tra le disposizioni del re c’è quella in cui Alfonso ordina ai negozianti della città di dare alle persone al seguito dell’imperatore qualsiasi cosa vogliano. Al pagamento avrebbe poi provveduto la corona, senza alcun peso fiscale per i sudditi. Venuto a conoscenza di questa disposizione, Federico d’Asburgo da ordine di evitare che si abusasse della generosità  del sovrano aragonese così che chi aveva già ricevuto un dono non può averne un secondo.

Esiste un divertente aneddoto a proposito di questa incredibile generosità: l’imperatore Federico, come Alfonso,  beve pochissimo vino, mai fuori dai pasti e mescolato all’acqua. A sua moglie Eleonora, però, che è completamente astemia, i medici avevano ordinato di berne per poter avere dei figli. Venuta a conoscenza di tale prescrizione, la corte napoletana cerca di dare all’imperatrice quanto più vino possibile. La situazione forse stava sfuggendo di mano, perché  l’imperatore interviene per ordinare alla consorte di smettere di bere, dicendo che preferirebbe avere una moglie «sterile anziché ubriaca». Comunque sia, grazie all’opulenza e all’abbondanza di risorse finanziarie manifestata con la sontuosità dell’accoglenza offerta all’imperatore, Alfonso ottiene ciò che vuole e cioè di destare grande ammirazione nella suprema autorità politica della cristianità. L’impresa, un geniale campagna di marketing, si direbbe oggi, è un indiscutibile successo. L’eco di quest’evento grandioso si diffonde rapidamente in tutta Europa con riflessi estremamente positivi per il prestigio del re e del suo regno. E questo  è esattamente l’obbiettivo del monarca aragonese. Da ora in poi ad Alfonzo verrà dato il soprannome di “Magnanimo”.

Bibliografia: G. Caridi, Alfonso il Magnanimo, 2019 Salerno editore; G. Galasso, Storia del Regno di Napoli, Utet. volume Il Mezzogiorno angioino e aragonese, 1266-1494.; Ferdinando Muto, ALFONSO D’ARAGONA E LA CONQUISTA DEL REGNO DI NAPOLI, Luogo editore;  Ernesto Pontieri,  Alfonso il Magnanimo re di Napoli (1435-1458) (Edizioni Scientifiche Italiane)

La terza ed ultima parte domani sera