Vostro figlio ciondola da una stanza all’altra con sguardo assente, occhi iniettati di sangue e mani incrociate sopra la testa? 

Aspettate a trarre conclusioni affrettate. Non pensate sia vittima di un caso di tele-ipnosi collettiva, né del disastroso incipit di una sindrome da allergia primaverile.

Vostro figlio si è semplicemente reso conto che l’Esame  di Stato è, ormai, terribilmente vicino. Ed anche terribilmente diverso da tutti quelli che l’hanno preceduto. 
Di chi, quindi, la colpa di quest’ansia improvvisa ed ingestibile? 

Delle simulazioni delle prove d’esame dei nuovi test che caratterizzeranno la “nuova maturità” senza ombra di dubbio, l’ultima delle quali è in corso proprio adesso.


Partiamo proprio dalle prove scritte, per capirci qualcosa in più. Da quest’anno, per la prima volta, niente terza prova. Il ben noto test multidisciplinare, spauracchio di intere generazioni di maturandi, è stato già rimpiazzato dalle prove INVALSI di italiano, inglese e matematica, il cui svolgimento, a partire dall’anno prossimo, costituirà un requisito necessario per l’ammissione all’Esame di Stato. La prima prova, invece, resterà quella di italiano e, la seconda, sarà caratterizzata da materie di indirizzo, già indicate dal MIUR.


E per il colloquio? Anche per la prova orale sono previste non poche novità. Alla tradizionale mappa concettuale, creata dall’alunno e avente lo scopo di collegare tutte le materie oggetto d’esame, subentrerà un colloquio totalmente diverso, in cui verrà dato spazio ad uno scambio, tra maturando e commissione, sulle competenze chiave di Cittadinanza e Costituzione e sul percorso di Alternanza Scuola-Lavoro, e su documenti consultati in fase di colloquio ed estratti a partire da apposite buste sigillate.


Tutto chiaro, quindi, relativamente alle novità del nuovo Esame di Stato. Ma siamo sicuri di poter arrivare a cogliere, con la stessa immediatezza, le conseguenze didattiche e psico-pedagogiche di tale cambiamento di rotta? 
Dal punto di vista psicologico, ci troviamo dinanzi ad un cambiamento di rotta che ha visto una trasformazione radicale delle aspettative e dei timori degli studenti nel corso di un anno scolastico già iniziato, mentre ancora si ragionava nei termini del vecchio esame di maturità. 
In più, e qui arriviamo al punto cruciale, questo nuovo Esame di Stato sta già segnando un passaggio repentino a cui l’intera scuola italiana, e non solo il singolo alunno, non sono risultati sufficientemente preparati. 
E mi riferisco soprattutto all’impostazione che il Ministero ha dato al colloquio finale. Esso, infatti, ponendo in primo piano le esperienze di Alternanza Scuola-Lavoro e le competenze di Cittadinanza e Costituzione, e non riferendosi esplicitamente ai contenuti relativi alle discipline oggetto d’esame, opera un taglio drastico tra l’esame (e, quindi, la scuola) delle conoscenze e competenze disciplinari, ed un sistema di istruzione basato essenzialmente sulle competenze trasversali, sulle soft skills, sempre più vicine ad un mondo lavorativo, spesso solo immaginato, e sempre meno coerenti con i percorsi di studio realizzati dai ragazzi.

Ecco, quindi, che il nostro Paese continua a tenersi in bilico tra normative che incontrano sempre più ciò che ci chiede il mondo, restando, però, tradizionale negli iter formativi, nonostante una burocrazia che, già da un po’, parla la lingua delle skill e delle competenze trasversali, mandando in pensione i saperi e le conoscenze.


Pare proprio che, per quest’anno, la vera prova che i ragazzi dovranno dare della propria maturità consisterà nel dimostrare di aver appreso a gestire davvero il mondo degli adulti, fatto di contraddizioni, di identità ancora da cercare, in se stessi, così come nelle istituzioni, tanto lontano da quella realtà disciplinata da righi e quadretti con cui pensavano di essere riusciti a domare e ad incasellare la realtà.